Anticipo Tfs e Tfr Inps: come funziona, requisiti, tassi, costi e quanto si risparmia rispetto alle banche

Simone Micocci

10/01/2023

16/01/2023 - 16:28

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Tfr e Tfs anticipato dall’Inps dall’1 febbraio 2023, ecco come funzionerà e perché potrebbe essere più conveniente rispetto alla banca.

Anticipo Tfs e Tfr Inps: come funziona, requisiti, tassi, costi e quanto si risparmia rispetto alle banche

Dal 1° febbraio 2023 i dipendenti pubblici cessati dal servizio che ancora devono ricevere il relativo trattamento di fine servizio (Tfs), o rapporto (Tfr), potranno fare richiesta affinché sia l’Inps ad anticiparne l’intero importo.

Un po’ come succede oggi con alcune banche, con la differenza però che i costi previsti dall’Inps sono molto più bassi in quanto si può contare su un tasso d’interesse agevolato.

A darne la conferma è stato l’Istituto con la delibera n. 219 approvata dal Consiglio in data 9 novembre 2022, con la quale - dopo anni di pressioni da parte degli interessati - l’Inps si è finalmente attivato in merito all’anticipo della buonuscita.

D’altronde, ricordiamo che a differenza dei dipendenti del settore privato gli statali ricevono Tfs e Tfr con molto ritardo: solitamente tra i 12 e i 15 mesi, che possono però salire a 24 mesi nel caso dei pensionamenti anticipati. E non è tutto, perché il primo pagamento è di soli 50.000 euro, mentre le quote eccedenti vengono pagate in successive tranche.

Ecco quindi che quanto succederà dal 1° febbraio 2023 sarà una valida alternativa per chi non intende aspettare molto tempo prima di ricevere la cosiddetta liquidazione: a tal proposito, nell’attesa che l’apposito servizio di richiesta sia finalmente online, ecco tutto quello che c’è da sapere sull’anticipo del Tfs e Tfr riconosciuto dall’Inps, a partire dalle differenze con lo stesso servizio riconosciuto dalle banche.

Anticipo Tfs e Tfr banche

Per ovviare ai tempi lunghi di liquidazione del Tfr e Tfs per i dipendenti pubblici, il decreto legge n. 4 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 26/2019, ha introdotto l’anticipazione dell’indennità di fine servizio.

Con il successivo Accordo quadro del 7 agosto 2020, sottoscritto dai ministeri dell’Economia, del Lavoro e della Pubblica amministrazione, e dall’Abi, è stato previsto che sulla base delle apposite certificazioni rilasciate dall’Inps, o comunque da altri enti erogatori, i dipendenti pubblici possono presentare richiesta alle banche per ottenere un finanziamento, a condizioni agevolate, di una somma non superiore a 45.000 euro dell’indennità di fine servizio maturata.

Il tasso agevolato, che al momento si attesta intorno al 3%, riguarda quindi solamente i primi 45.000 euro, ma va detto che nel frattempo ci sono banche che hanno previsto condizioni favorevoli anche sul 100% del Tfs e Tfr.

Le differenze con l’anticipo Inps del Tfs e Tfr

L’Inps, invece, dal 1° febbraio 2023 potrà anticipare a condizioni favorevoli l’intero importo della buonuscita.

E questa non è l’unica differenza in favore dell’Inps, in quanto bisogna considerare anche che la richiesta all’Istituto per l’anticipo del Tfs e Tfr avrà un costo generalmente più basso rispetto a quello previsto dagli istituti di credito. Come deciso in sede di Consiglio d’amministrazione, infatti, le spese da affrontare sono le seguenti:

  • tasso d’interesse annuo dell’1%;
  • una tantum 0,50% per far fronte alle spese amministrative.

Quanto si risparmia?

Il risparmio è considerevole. Pensiamo ad esempio a un dipendente pubblico che attende un Tfs di 45.000 euro tra 15 mesi. Richiedendone l’anticipo alla banca e considerando un tasso agevolato del 3,02%, questo subirebbe una trattenuta pari a:

(45.000 * 3,02%) * 17/12

Con un risultato quindi di 1.925 euro (all’incirca) trattenuti dalla banca, con un incasso finale di 43.075 euro.

Meglio andrebbe con la richiesta all’Inps, in quanto bisogna considerare i seguenti costi:

  • interessi, che calcolati con la seguente formula (45.000 * 1%) * 17/12 danno come risultato 637,50 euro;
  • spese fisse, ossia lo 0,5% di 45.000 euro pari a 225 euro.

In totale, l’Inps trattiene 862,50 euro, mentre il pensionato incassa 44.137,50 euro del proprio Tfs, poco più di 1.060 euro rispetto a quanto avrebbe ricevuto in caso di richiesta di anticipo presentata alla banca.

Va detto comunque che si tratta di calcoli indicativi, anche perché potrebbero esserci banche convenzionate che prevedono tassi d’interesse inferiori.

Chi può richiedere l’anticipo del Tfs e Tfr all’Inps

Va detto però che tale opportunità non vale per tutti. Nessuna distinzione viene effettuata in base all’opzione che ha portato al pensionamento, visto che possono fare richiesta di anticipo Tfs e Tfr all’Inps anche coloro che accedono alla pensione in anticipo, compreso chi ha aderito a Quota 100 e 102.

Tuttavia, requisito essenziale è quello per cui il dipendente pubblico deve aver aderito al Fondo credito Inps, a fronte di un costo pari allo 0,15% della pensione. La richiesta deve essere effettuata nella domanda di pagamento della pensione, quindi prima della cessazione, oppure telematicamente entro il 31 agosto dell’anno di cessazione del servizio.

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