Altro che BTP Valore. Il segreto per fare soldi è un altro

Stefano Vozza

23 Ottobre 2025 - 11:32

Struttura dei rendimenti è importante ma non cruciale per chi vuole costituire un dato capitale importante a scadenza con il minimo sforzo

Altro che BTP Valore. Il segreto per fare soldi è un altro

Proseguono a gonfie vele le sottoscrizioni del bond Valore ’32. Le ragioni del “successo” sono di facile individuazione e riguardano la garanzia sovrana, i tassi fissi e crescenti, la facilità di comprensione del prodotto. Tuttavia, c’è un punto chiave che spesso sfugge alla generalità degli investitori che adesso vedremo e diremo perché è così importante.

Sul reddito fisso le strutture dei rendimenti sono, bene o male, sempre le stesse, mentre variano le condizioni, le durate, gli importi nominali, le valute e le spese. L’intelaiatura più seguita è quella dei tassi fissi e costanti dal principio alla fine, cioè per tutti gli anni in cui si sviluppa la vita utile del titolo. Avviene così, per esempio, sulla stragrane maggioranza dei bond sovrani, obbligazioni MEF incluse.

La prima variante è costituita dai tassi variabili, dove il payout lo si aggancia, e quindi lo si fa dipendere, dall’andamento di un dato parametro benchmark. Ad esempio il BTP Italia lega il ritorno semestrale a una componente fissa (il tasso minimo garantito) più una variabile data dall’inflazione del periodo di riferimento. I corporate bond, invece, spesso prevedono range min/max (floor/cap) entro cui fanno ricomprendere la cedola dei loro prestiti obbligazionari.

Più “affascinanti”, infine, le strutture del tipo fisso e crescente (step up) o fisso e decrescente (step down). Quest’ultime abbondano tra gli emittenti corporate che partono da tassi altissimi e poi si sgonfiano, a volte pure troppo e/o troppo presto. Qui l’intento primo del tasso ricco è di fungere da richiamo all’acquisto. Di contro le strutture step up partono modeste e chiudono forti, con l’intento emittente di tenere l’investitore “incollato” al prodotto fino a naturale scadenza.

Altro che BTP Valore e cedole fisse e crescenti! Il segreto per fare soldi è un altro

Aldilà della struttura dei payout c’è che risultano decisivi anche altri parametri. Pensiamo all’importo dei tassi nominali annui. Il BTP Futura 2028 e il BTP Più 2033 hanno stessa struttura e durata complessiva, ma il secondo ha cedole annue molto più ricche del primo. Un altro elemento chiave è la volatilità, dato che un bond ad elevata duration può consentire un disinvestimento anticipato e lucrare su cedole e prezzi in tempi più ristretti. Tuttavia, il discorso vale anche al contrario in caso di trend sfavorevole.

Anche il regime delle spese fiscali e di gestione pesa tantissimo sull’economia del risultato del proprio investimento. Qui la regola madre da seguire è semplice: optare per prodotti a costi contenuti, dato che ogni euro risparmiato è già un primo guadagno certo.

Sempre tra i prodotti ad elevato rischio rientrano quelli in valuta estera, fosse dollaro USA o sterlina inglese o altra moneta estera ancora. Qui le competenze in tema di cross valutari valgono quasi tutto sulla scelta se investire o meno in un bond, sul quando e il perché.

L’interesse composto

Il vero asso nella manica è tuttavia dato dal regime di capitalizzazione degli interessi: è semplice o composto? Solo quest’ultimo consente di capitalizzare e far fruttare a loro volta gli interessi maturati. È un meccanismo che consente di allargare nel tempo la base, cioè il capitale iniziale, da far fruttare a sua volta altri interessi che una volta maturati saranno poi capitalizzati. In principio la crescita del capitale passa quasi inosservata, ma è sul lungo periodo che la strategia rivela tutto il suo potenziale. Per accelerare i tempi e/o potenziare il risultato finale si possono anche effettuare versamenti periodici aggiuntivi, a beneficio del capitale di partenza.

Facciamo alcuni esempi numerici sfruttando il simulatore di Banca d’Italia. Partiamo da un ipotetico deposito iniziale di 5mila € a cui aggiungiamo 1.000 €/annui in qualità di versamenti aggiuntivi. Inoltre immaginiamo un tasso annuo modesto del 3,00% e una durata di 10 anni. Al termine del decennio, il capitale finale in regime di interesse semplice sarebbe di 17.850 €, di cui solo 2.850 € frutto di interessi maturati. Essi salirebbero a 3.183,40 € in regime di interesse composto, per un capitale finale di soli 333 € in più rispetto alla cifra di prima.

Ora immaginiamo di variare la durata complessiva portandola a 25 anni, lasciando tutto il resto invariato. Qui il totale interessi e il capitale finale sarebbero pari, nell’ordine, a 12.750 e a 42.750 € se gestiti in regime di capitalizzazione semplice, e di 16.928,19 e 46.928,19 nell’altro.

Ripetendo gli stessi calcoli a 10 e 25 anni ma a un tasso di interesse annuo del 4% si ottengono capitali finali di 18.800 € e di 19.407 € a 10 anni, e di 47mila e quasi 55mila € a 25.

Dunque, altro che BTP Valore e cedole fisse e crescenti! Il segreto per fare soldi è un altro e passa per l’interesse composto più che dal payout staccato e distribuito a cadenza prefissata.

Montanti finali da capogiro all’aumentare dei tassi e del tempo disponibile

Partendo da capitali iniziali più consistenti e/o durate più lunghe e/o versamenti periodici più sostanziosi, i numeri finali decollano. Facciamo alcuni esempi.

Immaginiamo ora un deposito iniziale di 25mila € e un versamento aggiuntivo annuo di 1.500 €. A un tasso annuo del 3% e una distanza a 10 anni le differenze sono minime: 49.525 € di capitale finale nel semplice e 50.793 nel composto. Sul 25 anni di durata, invece, lo scarto tra i due tipi di capitalizzazione (semplice e composto) si amplia a 12.280 €. I montanti finali lordi salgono infatti a 107.033 € nel composto e a 94.750 € nel regime di capitalizzazione semplice.
Se invece a variare è solo il tasso, ad esempio al 4%, i montanti finali diventano 52.700 e 55.015 € sulla distanza a 10 anni, e 105.500 e 129.114 € su quella a 25.

Infine facciamo un ultimo esempio in cui “forziamo” il tasso e lo portiamo al 5%, mentre lasciamo a 25mila il versamento iniziale e a 1.500 €/mese quelli aggiuntivi. Sul timeframe a 10 anni i montanti sarebbero di 55.875 € nel caso dell’interesse semplice e di 59.589 nel composto, e a 94.250 e 115.931 € sul 20 anni.

Il divario tuttavia si amplia a dismisura su orizzonti a 3 o a 4 decadi. Detta a numeri, dopo 30 anni il capitale finale vola a 140.125 nel 1° e a 207.706 nel 2° caso, e addirittura a 193.500 e a 357.199 € su un orizzonte di 40 anni. In quest’ultimo caso ci sarebbero i 25mila € di capitale iniziale e i 60mila di versamenti periodici annui, poi tutto il resto sarebbe la componente interessi.