A dispetto della guerra e delle tregue che ogni volta lasciano il tempo che trovano il toro, soprattutto a Wall Street, continua a scalpitare sui mercati azionari. Basta guardare ai trend dei principali indici azionari USA che, parentesi ribassiste a parte, continuano a viaggiare indisturbati su una traiettoria rialzista.
Questi trend non convincono tutti, tutt’altro. Tra gli addetti ai lavori, c’è per esempio il grande nome della finanza globale che non perde l’occasione di lanciare l’allarme su una bolla AI destinata a scoppiare. Il grande esperto non è però l’unico a consigliare agli investitori di non farsi prendere troppo dall’euforia del momento e, dunque, di non correre il rischio di scottarsi troppo.
Qualche spia di allarme che lampeggia arriva anche da alcuni indicatori e parametri di Borsa, utilizzati spesso come fari per le scelte di investimento e per capire se sia il caso di posizionarsi o meno sulle azioni. Tra questi, merita attenzione un ratio che sta inviando un avvertimento sulla minaccia di un crollo dei mercati. E la cosa che preoccupa è che questo rapporto ha lanciato l’SOS soltanto in altre due occasioni. D’altronde, la verità è che nessun mercato toro può durare per sempre.
S&P 500 Shiller CAPE Ratio: ai livelli del 2026 solo altre 2 volte nella storia
L’indicatore in questione è lo S&P 500 Shiller CAPE Ratio: nome non nuovo per gli esperti di mercato, che prende il nome dall’economista e premio Nobel Robert Shiller.
Si tratta di un parametro che mette a confronto il prezzo corrente dell’indice S&P 500 con gli utili degli ultimi 10 anni su base inflation-adjusted, ovvero con gli utili aggiustati dell’ultimo decennio tenendo conto delle fluttuazioni dell’inflazione.
Più questo rapporto è elevato, più il segnale è quello di un mercato sopravvalutato.
In media, lo S&P 500 Shiller CAPE Ratio ha oscillato attorno a un valore a quota 17.
Nel 2026, è successo tuttavia qualcosa che può essere definito straordinario, in quanto accaduto soltanto altre due volte: il parametro è balzato fino a quota 40.
Fermo restando che anche gli indicatori di Borsa elaborati da Premi Nobel del calibro di Robert Shiller non sono infallibili, e che non riescono certo a prevedere con certezza il futuro, il valore di questo parametro non è passato inosservato, proprio per rarità con cui si manifesta.
Basta guardare il grafico qui sotto per rendersi conto che il ratio è salito a livelli vicini a quello attuale solo alla metà degli anni ’30, prima che l’economia USA scivolasse nella Grande Depressione e, successivamente, durante l’esplosione della bolla speculativa che avvenne nel 2000, quando scattò al massimo di sempre, pari a 44 punti.
Il trend del parametro S&P 500 Shiller CAPE Ratio nel corso decenni
Per tutto il 2026, il parametro S&P 500 Shiller CAPE Ratio ha oscillato attorno a quota 40. Un balzo del genere è accaduto solo altre due volte nella storia dei mercati (Fonte: YCharts)
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S&P 500 Shiller CAPE Ratio, non una verità scritta sulla pietra. Ma attenti
Occhio: il boom del parametro non implica che un crollo dei mercati o che una recessione siano alle porte.
Ma il suo valore suggerisce che il mercato, in questa fase, è decisamente caro, e che gli investitori si trovano a operare in un contesto in cui sono molte le azioni sopravvalutate.
Vero che le occasioni, anche quando i mercati diventano fin troppo cari, non mancano mai.
Non per niente gli stessi analisti che avvertono che prima o poi la fase bullish dell’azionario si scontrerà con la realtà, sostengono che ci sono ancora titoli sottovalutati.
Oltre al parametro S&P 500 Shiller CAPE Ratio, ce n’è però un altro che invita alla prudenza, e che è stato fatto notare da Sam Stovall di CFRA Research, esperto di mercati.
Stovall ha ricordato che, in particolare il mercato azionario USA, ha corso molto velocemente nelle ultime settimane, motivo per cui dovrebbe prendere per lo meno un po’ di respiro prima di ricominciare a salire.
L’indicatore tecnico citato, che indicherebbe che la Borsa USA versa in condizione di “overbought” (ipercomprato) è l’RSI (Relative Strength Index), ovvero il parametro che oscilla tra i valori compresi nell’intervallo 0-100 e che di norma indica una fase di ipercomprato quando oscilla sopra quota 70, e di ipervenduto quando viaggia al di sotto della soglia di 30 punti.
Oggi l’RSI dello S&P 500 segnala una condizione di ipercomprato, oscillando in un range compreso tra 70 e 74.
I segnali di attenti, insomma, non mancano, anche se è indubbiamente lo S&P 500 Shiller CAPE Ratio quello che fa paura più di tutti.
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