La grande minaccia che assilla le banche italiane e banche europee in generale. Chi pagherebbe di più questo pericolo?
Tra tutte le minacce che le banche temono di più, spicca indubbiamente quella riassunta nell’acronimo NPL, ovvero Non Performing Loans: in italiano crediti deteriorati, ovvero crediti che gli istituti vantano nei confronti di cittadini e aziende e che rischiano di non essere più rimborsati, a danno dei loro bilanci, dunque dei loro utili.
Con la guerra USA-Iran, lo spettro degli NPL è tornato ad aleggiare sul sistema bancario globale, per un motivo ben preciso: il rallentamento della crescita del PIL e del mercato del lavoro, conseguenza più che probabile del conflitto, potrebbe mettere in difficoltà famiglie e imprese, aumentando il rischio di insolvenze.
Le banche hanno fiutato il pericolo già da un po’, mettendosi al lavoro per fare un po’ di conti e calcolare quante riserve accantonare per far fronte al rischio di soffrire perdite sui prestiti erogati. Ma è ovvio che più aumentano gli accantonamenti (cosiddetti loan loss provisions), più le conseguenze sugli utili e sui dividendi si faranno sentire. A tal proposito, è stato appena pubblicato un report che ha fatto i nomi delle banche italiane ed europee più esposte al rischio che questa dinamica finisca per zavorrare i risultati, in uno scenario reso incerto dal contesto di guerra. [...]
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