AI in Europa, quali sono i Paesi leader? Dove si posiziona l’Italia, sorpresa Spagna

Laura Naka Antonelli

22 Luglio 2026 - 16:43

Money.it ha intervistato Ludovico Rossi, CRO and Co-Founder of Brickken e Bruno Bertucci, CEO di RELM Insurance MENA.

AI in Europa, quali sono i Paesi leader? Dove si posiziona l’Italia, sorpresa Spagna

Fino a che punto l’Italia sta investendo nell’AI, intelligenza artificiale, e fino a che punto sta facendo progressi? Una risposta a questo interrogativo è arrivata dal rapporto ServiceNow Enterprise AI Maturity Index 2026, realizzato in collaborazione con ThoughtLab.

Dall’analisi si è appreso che l’indice di maturità di adozione dell’AI in Italia è salito a 54 punti su 100.

Il miglioramento è evidente, considerando che lo scorso anno il punteggio si era attestato a 33 punti.

L’Italia accelera sull’AI, ma restano i nodi strutturali

Lo studio ha evidenziato però anche che in Italia permangano diverse criticità nell’adozione dell’intelligenza artificiale.

Per la precisione, se da un lato le aziende prevedono di destinare entro il 2027 il 21,4% del budget IT a iniziative legate all’AI, l’aumento degli investimenti non sembra essere accompagnato da un analogo livello di modernizzazione delle infrastrutture digitali.

Alcuni dati fotografano chiaramente queste criticità: solo il 16% delle organizzazioni ha sostituito i sistemi legacy frammentati con una piattaforma integrata, mentre il 73% continua a riscontrare problemi nella qualità, nell’accessibilità o nella gestione dei dati. Inoltre, appena il 14% dichiara di aver integrato e semplificato i workflow tra le diverse funzioni aziendali attraverso l’intelligenza artificiale.

Per capire quanto l’Italia possa colmare il divario con i principali hub europei dell’AI, Money.it ha interpellato Ludovico Rossi, CRO and Co-Founder of Brickken, piattaforma software e infrastruttura blockchain aziendale fondata a Barcellona, e Bruno Bertucci, CEO di RELM Insurance MENA, divisione per il Medio Oriente e Nord Africa di Relm Insurance, compagnia assicurativa specializzata nella copertura di rischi legati a settori innovativi ed emergenti.

I leader europei dell’intelligenza artificiale: Regno Unito, Francia e Paesi nordici

Così Ludovico Rossi, co-fondatore di Brickken:

“Se si guarda a dove si concentra la vera crescita, metterei il Regno Unito, la Francia e i Paesi nordici in prima linea, sebbene ciascuno di essi vi sia giunto per ragioni diverse. La Spagna sta colmando il divario più rapidamente di quanto quasi chiunque si aspettasse: nei recenti benchmark sulla preparazione delle aziende all’AI, il suo punteggio è aumentato di circa 4,6 punti quest’anno, eguagliando quasi il ritmo di Francia e Regno Unito nonostante partisse da una base più bassa”.

Perché la Francia e il Regno Unito guidano la corsa all’AI

Rossi ha fatto riferimento anche ai progressi compiuti dalla Francia: “La Francia ha svolto un lavoro eccezionale nel sostenere campioni locali come Mistral AI, continuando al contempo a investire in infrastrutture sovrane per l’AI, il che ha conferito al Paese una credibilità autentica sulla scena globale”.

È comunque il Regno Unito a rimanere “uno dei centri più forti d’Europa per la ricerca sull’AI, i talenti e il capitale di rischio” e a continuare ad “attrarre ingenti investimenti pubblici e privati nell’AI d’avanguardia” mentre, per quanto riguarda i Paesi nordici, “gli elevati livelli di digitalizzazione fanno sì che le imprese e i governi stiano adottando l’AI su larga scala, anziché limitarsi a parlarne”.

La Spagna sorprende: perché sta recuperando terreno più rapidamente

Riguardo alla Spagna, Rossi l’ha definita “probabilmente la storia di successo silenziosa dell’Europa perché, oltre a una chiara strategia nazionale in materia di AI, Barcellona e Madrid sono diventate destinazioni sempre più attraenti per le startup nel campo dell’AI e per i talenti internazionali”.

È la sua stessa esperienza a testimoniare quanto sta accadendo in Spagna: “Vivendo io stesso a Barcellona, posso constatarlo di persona: la città pullula di talenti nel campo dell’intelligenza artificiale, e se ne parla praticamente in ogni conversazione di lavoro seria che ho qui”.

In generale, comunque, guardando all’intero Continente, ha sottolineato co-fondatore di Brickken, “gli investimenti della Commissione europea nelle «AI Factories», nella capacità di supercalcolo e nell’adozione dell’AI industriale dimostrano che l’Europa sta concentrando sempre più i propri sforzi sulla creazione delle infrastrutture necessarie per competere nel lungo termine, piuttosto che affidarsi esclusivamente alla regolamentazione”.

L’Italia ha il talento, ma deve accelerare nell’adozione dell’AI

Ma qual è il ruolo che gioca l’Italia nel campo dell’AI? Ludovico Rossi sottolinea di avere remore “a stilare una semplice classifica, perché i progressi nell’intelligenza artificiale vengono misurati in modi molto diversi a seconda che si considerino la ricerca, gli investimenti, le infrastrutture o l’adozione all’interno delle imprese”.

Detto questo, in linea di massima, il manager conferma che il Regno Unito, la Francia e i Paesi nordici sono “in testa alla classifiche perché ottengono risultati costanti in tutti questi ambiti, mentre Spagna, Germania e Paesi Bassi formano un secondo gruppo molto forte che sta avanzando rapidamente”.

Per quanto riguarda l’Italia, il Paese “ha tutte le carte in regola per far parte di questo gruppo, poiché il talento di base non è mai stato un problema e ospita già una delle «AI Factory» dell’UE nell’ambito del programma EuroHPC” e “ciò dimostra che le capacità ci sono”.

Il fattore su cui l’Italia deve fare leva è “l’attuazione a livello aziendale” che, secondo Rossi, “deve recuperare terreno”.

In ogni caso, andando “all’altra estremità dello spettro, anche i Paesi che procedono più lentamente non sono necessariamente a corto di talenti; lo stesso divario di attuazione che si osserva in Italia tende semplicemente ad essere più ampio in quei Paesi, in combinazione con ecosistemi tecnologici più piccoli e una minore disponibilità di capitali privati a sostenere l’adozione precoce”.

Il cofondatore di Brickken segnala che, “per quanto riguarda l’adozione da parte delle imprese, i dati di Eurostat collocano Romania, Polonia e Bulgaria in fondo alla classifica dell’UE-27, con percentuali ancora a una cifra, mentre la media dell’Unione si attesta già al 20%, un divario che sta già iniziando a ridursi”.

Il confronto con la Spagna: cosa manca ancora alle imprese italiane

Riguardo al motivo per cui la Spagna batte l’Italia sul terreno dell’AI, Ludovico Rossi ha dato la seguente spiegazione:

“Avendo vissuto e lavorato in entrambi gli ecosistemi, ritengo che la Spagna sia riuscita a creare uno slancio maggiore nel campo dell’AI perché le aziende si sono dimostrate più pronte a sperimentare, gli investimenti sono diventati più accessibili e c’è stato un impegno concreto nel tradurre la strategia in azioni concrete. All’Italia non mancano certo il talento né le competenze tecniche; anzi, alcuni dei migliori ingegneri, ricercatori e imprenditori d’Europa provengono proprio dall’Italia. La differenza, a mio avviso, sta nel fatto che la Spagna ha creato un ambiente in cui le aziende sono più disposte ad adottare tempestivamente le tecnologie emergenti e, una volta che questa cultura si è radicata, diventa molto più facile che l’innovazione si rafforzi nel tempo”.

Bertucci: «La sfida è trasformare la sperimentazione in applicazioni commerciali»

Un commento sull’adozione dell’AI in Europa in generale e in particolare dell’Italia è arrivato anche da Bruno Bertucci, CEO, RELM Insurance MENA, che ha confermato la leadership dei Paesi nordici e di UK, Francia e Germania per quanto riguarda alcuni campi specifici, constatando la maggiore adozione dell’intelligenza artificiale da parte del tessuto imprenditoriale della Spagna, rispetto a quello dell’Italia:

“La leadership europea nell’AI dipende dal parametro utilizzato. Regno Unito, Francia e Germania guidano per investimenti, ricerca e talenti, mentre Danimarca, Finlandia e Svezia sono avanti nell’adozione aziendale. La Spagna sta attualmente superando l’Italia: nel 2025 utilizzava l’AI il 20,3% delle imprese spagnole, contro il 16,4% di quelle italiane”.

Anche Bertucci ha dato una spiegazione precisa alla ragione per cui la Spagna batte l’Italia:

“L’Italia dispone di solide competenze scientifiche e imprenditoriali, ma un’economia composta prevalentemente da PMI rende più difficile un’adozione su larga scala. La prossima sfida sarà trasformare la sperimentazione in applicazioni commerciali affidabili, investendo non solo nella tecnologia, ma anche in competenze, governance, cybersecurity e coperture assicurative contro rischi come errori algoritmici, violazioni della privacy e responsabilità professionale”.