Abuso di ufficio: quando Forze Armate e di Polizia rischiano la denuncia

Simone Micocci

11 Maggio 2018 - 16:07

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Il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni provoca un vantaggio patrimoniale e sé o ai suoi conoscenti, oppure un danno ingiusto ad altre persone, è punito con la reclusione fino a 4 anni. Ecco come difendersi dall’abuso d’ufficio.

Rischia quattro anni di carcere il pubblico ufficiale - così come qualsiasi incaricato di pubblico servizio - che nello svolgimento delle sue funzioni procura intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, arrecando agli altri un danno ingiusto.

Lo prevede l’articolo 323 del Codice Penale sull’abuso di ufficio, quel reato che commette un pubblico ufficiale nello svolgimento di un servizio pubblico, quando provoca intenzionalmente:

  • un ingiusto vantaggio patrimoniale a sé o ad altri;
  • un danno ingiusto ad altri.

L’abuso di atti d’ufficio (che non va confuso con il rifiuto e l’omissione di atto d’ufficio) rientra tra i reati contro la Pubblica Amministrazione ed è disciplinato dall’articolo 323 del Codice Penale. Qui viene stabilito che il pubblico ufficiale - come ad esempio un dipendente delle Forze dell’Ordine - che commette un abuso d’ufficio è punito con la reclusione da uno a quattro anni, con la pena che può essere aumentata nel caso il danno o il vantaggio derivanti dall’abuso abbiano un “carattere di rilevante gravità”.

Questo reato è perseguibile d’ufficio, quindi è sufficiente una denuncia da parte di una persona venuta a conoscenza dell’abuso per dare il via alle indagini. Non si tratta di un reato poco frequente; anche il semplice poliziotto che fermando una persona senza casco decide di non comminargli le sanzioni previste dal Codice della Strada - ad esempio perché è un suo familiare - commette un abuso di atto d’ufficio e può essere denunciato per questo.

E dal momento che ignorantia legis non excusat è bene informarsi per bene su quali sono le fattispecie che costituiscono reato, così da mettersi al riparo da un’eventuale accusa - o peggio - denuncia per abuso d’atto d’ufficio.

Ecco una guida per le Forze dell’Ordine con le informazioni su quando ci sono i presupposti per la denuncia.

Chi sono i pubblici ufficiali?

L’articolo 323 del Codice Penale stabilisce che si tratta di abuso d’ufficio quando la violazione viene commessa da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Sono pubblici ufficiali tutti coloro che svolgono una funzione per la Pubblica Amministrazione e hanno poteri deliberativi: dai curatori fallimentari ai notai, fino ai magistrati. Ma anche un insegnante è un pubblico ufficiale, così come i dipendenti delle Forze Armate, di Polizia e dei Vigili del Fuoco.

Ed è proprio di questi che vi parleremo di seguito, facendo chiarezza su quando un dipendente delle Forze dell’Ordine può essere denunciato per abuso di atto d’ufficio. Quando la mancata comminazione di una pena costituisce reato? Vediamolo di seguito.

Forze dell’Ordine: quando si commette il reato di abuso d’ufficio

Come si deduce facilmente dal nome del reato, questo sussiste quando le Forze dell’Ordine abusano dei poteri assegnati loro per l’attività svolta per un proprio vantaggio, o per arrecare un danno ingiusto ad altri.

Ad esempio, viola la legge il poliziotto che favorisce un amico a danno di un altro cittadino comune. In tal caso infatti viene violato il principio dell’imparzialità, delineato dal combinato disposto tra gli articoli 3 e 97 della Costituzione.

Costituisce reato anche la violazione delle norme previste dai regolamenti - o da un altro atto equipollente - nella scala gerarchica delle fonti del diritto.

Attenzione a quando nello svolgimento del servizio vi trovate a dover decidere di un vostro interesse o per quello di un prossimo congiunto (ad esempio di un parente): in tal caso vige l’obbligo giuridico dell’astensione, altrimenti si commette un abuso d’ufficio.

Il pubblico ufficiale che mette in atto una di queste condotte arrecando un danno ingiusto a terzi - o comportando un vantaggio a sé stesso - può essere denunciato e se colpevole arrestato per il tempo massimo di 4 anni.

Facciamo qualche esempio pratico; se nel corso di un posto di blocco un poliziotto ferma un automobilista senza cintura di sicurezza e poi si rende conto che si tratta di un suo parente deve astenersi dalla decisione, lasciando il suo collega il compito di svolgere tutti i controlli del caso.

Lo stesso vale per il carabiniere che in cambio di un favore decide di non multare il figlio di un suo amico; anche in questo caso - se il favore può essere quantificato come un vantaggio patrimoniale - la condotta del pubblico ufficiale costituisce reato di abuso d’ufficio.

Non commette reato, invece, il pubblico ufficiale che decide di chiudere un occhio per una piccola violazione del Codice della Strada commessa da una persona a lui estranea; non essendoci né vantaggi per sé né danni per altri, il reato di abuso di atti d’ufficio non sussiste.

Chi può presentare la denuncia per abuso di atti d’ufficio?

Per denunciare un pubblico ufficiale colpevole - a vostro dire - di aver commesso un abuso di atto d’ufficio basta recarsi presso un organo competente ed esporre il fatto di cui si è testimoni.

La denuncia - da non confondere con la querela - può essere presentata presso un commissariato di polizia, una caserma dei Carabinieri o una procura, sia tramite atto scritto che a voce. È consigliato allegare alla denuncia tutte le prove a sostegno della vostra tesi, come ad esempio un filmato o una foto.

Essendo un reato perseguibile d’ufficio è possibile presentare la denuncia anche quando si è estranei ai fatti, ovvero quando la condotta del pubblico ufficiale non vi ha arrecato un danno ingiusto. Per lo stesso motivo non ci sono limiti di tempo per fare la denuncia.

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