Book Calling #35: “Whatever it takes. Mario Draghi in parole sue” con Alessandro Speciale

Antonella Coppotelli

16 Novembre 2021 - 17:00

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Il Presidente del Consiglio è da anni protagonista della scena pubblica. Quanti conoscono realmente il suo pensiero? Ce lo raccontano Jana Randow e Alessandro Speciale.

Il 3 febbraio 2021 Mario Draghi è chiamato al cospetto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che gli conferisce il mandato di costituire un nuovo governo e di assumerne la presidenza. In virtù del suo spirito da civl servant accetta e presta giuramento dieci giorni dopo. A 74 anni Mario Draghi acconsente di diventare il 67° Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e con questo nuovo mandato aggiunge ufficialmente la carriera di politico, sebbene a capo di un governo tecnico, al suo già nutrito e ampio curriculum vitae professionale.

Benché Mario Draghi calchi la scena internazionale da ben due lustri e che sia noto per il suo celebre “Whatever it takes”, ben pochi conoscono le idee che stanno dietro alle azioni, essendo una persona che non ha mai amato discorsi pubblici se non quelli dettati da occasioni istituzionali o che abbia fatto mai uso di una comunicazione ipertrofica per farsi conoscere ai più. A far emergere non solo l’economista ma anche l’uomo e lo statista ci hanno pensato Jana Randow e Alessandro Speciale con il loro ultimo libro “Whatever it takes. Mario Draghi in parole sue” edito da Rizzoli.

I due giornalisti autori di “Mario Draghi. L’Artefice. La vera storia dell’uomo che ha salvato l’euro”, edito da Bur, si sono letteralmente affidati alle parole del premier per ricostruire e tessere in continuum narrativo la personalità dell’attuale Presidente attraverso i discorsi, le interviste e dichiarazioni ufficiali che Mario Draghi ha tenuto nel corso della sua lunga vita professionale.

Ne è emerso un ritratto inconsueto e a tratti sorprendente di un uomo che ha mantenuto sempre coerenza nel proprio operato, tratto che gli ha fatto guadagnare credibilità nel tempo e che per legge di transizione sta restituendo all’Italia agli occhi dell’Europa in un momento storico ed economico così importante e delicato. Non dimentichiamo che arriveranno molti soldi dal PNRR che dovranno essere tradotti in progetti concreti entro il 2026 e soprattutto dovranno essere rendicontati all’Europa. Dalla nostra abbiamo poco tempo e molto lavoro da fare.

Whatever it takes. Mario Draghi in parole sue di Jane Randow e Alessandro Speciale, edito da Rizzoli

Cavour, guida spirituale di Draghi

Nel 2012, anno cruciale per la tenuta dell’euro e dell’Europa, Maro Draghi si rese protagonista non solo per il suo celebre “Whatever it takes”, frase che ha anche ispirato il titolo del libro ma anche per la sua dichiarazione, meno nota ai più, di disinteresse nei confronti della politica. La motivazione era molto semplice, “Si fa ciò che piace”, ma cosa è cambiato nel frattempo? Perché ha accettato di assumere una carica così importante in un momento storico talmente delicato dal punto di vista sanitario ed economico? La risposta è nel suo spirito di “servitore dello Stato” chiamato a operare per il bene del suo Paese.

Una guida spirituale in tal senso è per Presidente è Camillo Benso conte di Cavour, “mente dell’Unità di Italia” nel diciannovesimo secolo e uomo di azione e concreto. Le similitudini tra i due sono molteplici: entrambi ambiziosi, nell’accezione positiva del termine, senza perdere di vista la concretezza e la realizzabilità dei loro progetti. Un esempio su tutti? Il salvataggio dell’euro nove anni che molti non credevano possibile e che ha destato non pochi momenti di sfiducia. Accanto a questo, però, c’è anche la convinzione che la crescita economica di un paese dipenda anche dalle istituzioni e dalla fiducia dei cittadini verso la cosa pubblica. Il 31 maggio 2011 Mario Draghi ribadiva questo concetto a Roma nella relazione all’Assemblea ordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia, affidandosi egli stesso alle parole di Cavour:

“Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico (...) Le virtù cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, soo pure le cause precipue dei suoi progressi economici”.

Solo il cielo sa quanto abbiamo bisogno di reale concretezza e serietà per risorgere come Paese, da ogni punto di vista.

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