Cos’è il PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza

Pierandrea Ferrari

26/04/2021

26/04/2021 - 10:16

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Che cos’è il PNRR? Ecco tutto quello che c’è da sapere sul piano che l’Italia e gli altri partner UE dovranno consegnare a Bruxelles per accedere alle risorse del Recovery Fund.

Cos'è il PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza

Cos’è il PNRR?

Dopo la prima ondata, i Governi europei si sono accordati sul volume degli stanziamenti del Recovery Fund, lo strumento messo a punto da Bruxelles per affrontare le sfide economiche e sociali della pandemia.

Da lì, si è parlato sempre più spesso del PNRR, un capitolo spinoso intorno al quale, in Italia, è maturata persino una crisi di Governo. Ma di cosa si tratta esattamente? Di seguito una definizione di massima, unitamente ad una analisi degli obiettivi e della struttura del piano italiano.

Cos’è il PNRR?

Acronimo di piano nazionale di ripresa e resilienza, il PNRR è il programma di investimenti che l’Italia e gli altri partner UE devono consegnare obbligatoriamente alla Commissione europea per accedere alla risorse del Recovery Fund.

Nel caso dell’Italia, prima beneficiaria degli aiuti europei, si tratterà di 191,5 miliardi di euro, divisi tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto, a cui si andranno ad aggiungere i 30 miliardi di un fondo complementare, per una dotazione complessiva di 221,5 miliardi.

L’obiettivo è condiviso da tutti gli Stati membri: rilanciare le economie nazionali e dare respiro al tessuto sociale dopo un anno di rigide restrizioni e perdite macroscopiche dei volumi del PIL.

Per l’Italia, nello specifico, l’ambizione è di affrontare le debolezze strutturali dell’economia, come i perduranti divari territoriali, il basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, la debole crescita della produttività e i ritardi nell’adeguamento delle competenze tecniche, nell’istruzione e nella ricerca.

Secondo le stime, un PNRR coerente e ambizioso, che sappia disegnare una mappa degli investimenti e delle riforme efficiente, potrebbe portare ad una crescita media del PIL nel 2022-2026 dell’1,4% più alta rispetto al 2015-2019, con il PIL 2026 al +3% rispetto allo scenario di base.

Il testo del PNRR

Di seguito il testo in pdf del testo del PNRR:

Il testo del PNRR
La versione di testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il premier Draghi presenterà oggi pomeriggio alla Camera.

PNRR: la struttura degli investimenti in Italia

I 221,5 miliardi di euro sui quali potrà contare il Governo italiano saranno destinati a finanziare degli investimenti in diversi rami dell’economia nazionale, così come previsto dalla bozza del Mef. Sei le direttrici:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: l’obiettivo, in quest’area, è di promuovere e sostenere la trasformazione digitale del paese e l’innovazione del sistema produttivo. I 43,5 miliardi stanziati verranno utilizzati principalmente per digitalizzare la pubblica amministrazione, incentivare la transizione digitale, rafforzare la banda ultralarga e le connessioni veloci, sostenere le filiere, l’internazionalizzazione e gli investimenti in tecnologie satellitari e rilanciare il turismo e il settore della cultura.
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica: obiettivo dichiarato, migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico tramite una transizione equa e inclusiva. I 57,5 miliardi stanziati serviranno a finanziare investimenti per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti, puntare sulle fonti rinnovabili, potenziare le reti elettriche, incrementare l’efficienza energetica degli edifici, ridurre i rischi di dissesto idrogeologico e rafforzare le infrastrutture idriche.
  • Infrastrutture per la mobilità sostenibile: l’Italia intende sviluppare anche una infrastruttura di trasporto moderna e sostenibile. 25,3 miliardi saranno utilizzati per i trasporti ferroviari ad alta velocità, per introdurre lo European Rail Transport Management System e per modernizzare le linee ferroviarie regionali e creare uno sportello unico doganale.
  • Istruzione e ricerca: 31,6 miliardi, poi, verranno investiti per rafforzare il sistema educativo e la ricerca. Previste nuove risorse per gli asili nido e le materne, una scuola 4.0 moderna, cablata e orientata all’innovazione, un risanamento strutturale degli edifici scolastici e un rafforzamento della formazione professionalizzante e della filiera della ricerca e del trasferimento tecnologico, oltre ad una riforma dei programmi di dottorato e dei corsi di laurea.
  • Inclusione e coesione: altri 17,8 miliardi saranno invece impiegati per facilitare la partecipazione al mercato del lavoro e favorire l’inclusione sociale. Si prevedono politiche attive del lavoro, uno sviluppo dei centri per l’impiego, ulteriore sostegno all’imprenditorialità femminile, il rafforzamento dei servizi sociali e la rigenerazione urbana dei comuni sopra ai 15.000 abitanti.
  • Salute: infine, stanziati 15,6 miliardi per rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, che dovranno essere anche modernizzati e digitalizzati. Nello specifico, alcune delle azioni previste riguardano il rafforzamento dell’assistenza di prossimità, quella domiciliare e della telemedicina, un aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzature per diagnosi e cure e un miglioramento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati.

PNRR: le riforme strutturali in Italia

Agli investimenti citati, inoltre, andranno a combinarsi anche delle riforme strutturali, relative soprattutto alla Pubblica amministrazione e alla Giustizia:

  • Riforma della Pubblica amministrazione: le sfide che deve affrontare il Governo, in quest’area, riguardano perlopiù l’assenza di ricambio generazionale e di competenze, gli scarsi investimenti sul capitale umano, la stratificazione normativa e la bassa digitalizzazione. Per questo, si prevedono riforme relative all’accesso ai concorsi, semplificazioni della macchina amministrativa e corsi di formazione per incrementare le competenze dei dipendenti.
  • Riforma della Giustizia: in questo ambito, invece, la sfida dell’esecutivo riguarda soprattutto la durata dei processi e il peso degli arretrati giudiziari. Le riforma seguirà due direttrici: quella della digitalizzazione e della riorganizzazione, e quella della revisione del quadro normativo e procedurale.

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