Venezuela: sanzioni all’industria petrolifera in arrivo dagli Stati Uniti?

Sanzioni imposte dagli Stati Uniti al Venezuela potrebbero rappresentare un colpo durissimo per l’industria petrolifera della nazione dell’America Meridionale, che si affida quasi interamente alle vendite del greggio per fermare la crisi. Ma sono veramente possibili?

Venezuela: sanzioni all'industria petrolifera in arrivo dagli Stati Uniti?

L’industria petrolifera venezuelana potrebbe essere vittima di sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Sanzioni che potrebbero arrivare subito dopo le imminenti elezioni presidenziali di scena domenica 20 maggio nella nazione dell’America Meridionale, che si trova nel bel mezzo di una profonda crisi economica. A prefigurare la circostanza sono stati gli esperti del petrolio, proprio mentre i mercati energetici di tutto il mondo si preparavano a un’ulteriore impennata dei futures sul greggio.

I problemi di esportazione del Venezuela si sono intensificati proprio in vista delle elezioni presidenziali; questo perché Nicolas Maduro, presidente in carica, sta facendo di tutto per ottenere un secondo mandato, malgrado la crisi economica e sociale senza precedenti che ha colpito - e sta colpendo - il Venezuela durante il suo governo.

Gli Stati Uniti, insieme a molti altri Paesi americani, hanno descritto le prossime elezioni in Venezuela come una finzione.
Ne è convinto anche Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, il quale sostiene che “Maduro vincerà perché le elezioni saranno truccate e questo non è giusto; ma la domanda più importante è: come reagiranno gli Stati Uniti dopo i risultati ufficiali? Se alle raffinerie statunitensi è vietato comprare greggio venezuelano, allora si dovrebbe pensare che il paese è nei guai”.

Sanzioni Usa: un colpo diretto all’industria petrolifera del Venezuela?

In merito al rischio per i trader sul petrolio di trovarsi di fronte a sanzioni imposte al Venezuela dopo il voto, Vargas crede sia più di una semplice prospettiva perché “a Trump piace il gioco duro, non ha paura di punire i Paesi”.

Una mossa per colpire direttamente l’industria petrolifera venezuelana costituirebbe probabilmente un enorme colpo all’amministrazione socialista di Maduro, che si affida quasi interamente alle vendite del greggio per tentare di rallentare una crisi economica sempre più profonda.

A febbraio, il segretario di stato americano Rex Tillerson ha dichiarato che imporre sanzioni sul petrolio del Venezuela o vietare che il greggio sia venduto negli Stati Uniti è qualcosa su cui la Casa Bianca continuerà a riflettere.

E malgrado l’amministrazione Trump abbia già imposto dure sanzioni economiche contro Caracas, il rischio rappresentato da sanzioni dirette ai danni del settore petrolifero del Paese resta.

Il crollo della produzione del Venezuela ha visto la quantità del suo greggio scendere a circa 1,4 milioni di barili al giorno negli ultimi mesi - un calo notevole, di quasi il 40% dal 2015. E con i creditori che monitorano il patrimonio del paese e gli Stati Uniti che valutano ulteriori sanzioni, il mercato energetico mondiale si sta preparando per un ulteriore aumento del prezzo del petrolio.

Sanzioni Usa al Venezuela: la PDVSA teme il peggio

La compagnia petrolifera di stato, PDVSA, sta affrontando i problemi derivanti dalla recente perdita del controllo delle sue attività di raffinazione e stoccaggio nei Caraibi, passate alla società di produzione statunitense ConocoPhillips.

La produzione di PDVSA è diminuita di quasi 1 milione di barili al giorno rispetto ai massimi di dicembre 2015.
Mercoledì l’Agenzia internazionale dell’energia ha dichiarato nel suo atteso report mensile che esiste la possibilità che vengano inflitte sanzioni mirate alla PDVSA subito dopo le imminenti elezioni .

Secondo l’agenzia, con il settore petrolifero sempre più in crisi “è possibile che la capacità di produzione possa scendere di alcune centinaia di migliaia di barili al giorno entro la fine dell’anno”.

A metà sessione di venerdì il Brent viene scambiato poco sotto gli 80 dollari al barile. Questo potrebbe spingere l’OPEC e la Russia a terminare il loro accordo sulla produzione, attualmente in corso, per frenare un eccesso di offerta globale.

Secondo Vargas di PVM Oil Associates il mercato si sta preparando a una possibile mancanza di produzione da parte dell’Iran, e se anche il Venezuela dovesse ridurre la produzione reale “allora sarebbe lecito aspettarsi un prezzo del petrolio ancora più alto”.

Venezuela, un paese in ginocchio

Intanto i venezuelani stanno lottando per far fronte alla diffusa carenza di cibo, al crollo della moneta e ad un’incessante iperinflazione - che secondo le previsioni dell’FMI raggiungerà il 13.000% nel 2018.

Quasi il 75% dei venezuelani sta soffrendo di perdita di peso, mentre la disoccupazione, secondo le previsioni, raggiungerà il 32% entro il 2022.

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