Venezuela, il governo Maduro paga ed evita il crack. Ma per i mercati il default è vicino

Il governo di Caracas è riuscito a pagare i bond scaduti ieri: attesi nuovi pagamenti per la fine del mese. Eppure per i mercati il paese sudamericano non ce la farà.

ll Venezuela evita il default, almeno per il momento. Il governo di Caracas ha annunciato di aver pagato il miliardo e mezzo di dollari americani relativi a diversi bond scaduti ieri.

Per la fine dell’anno, inoltre, il Venezuela dovrà rimborsare entro il 28 ottobre un obbligo finanziario da 3 miliardi di dollari. Nel 2014, in totale, il debito pubblico da ripagare ha raggiunto quota 5 miliardi di dollari, che saliranno a 5,3 nel 2016 e a 5,5 miliardi nel 2017.

Le reazioni
Sul sito dell’ambasciata venezuelana negli Stati Uniti è comparso questo comunicato:

«Il Venezuela ha ancora una volta dimostrato il suo impegno nei confronti del Paese e l’assoluta aderenza ai principi di trasparenza e la determinazione politica per la crescita economica della nostra nazione, lascito imperituro del nostro eterno Comandante Hugo Chavez».

Duro, inoltre, l’attacco dei politici e della stampa venezuelana contro i media e le classi dirigenti occidentali, accusati di avere messo in piedi una campagna di promozione delle paure per il possibile crack del Paese.

L’opposizione interna
L’attenzione dei mercati su Caracas era salita negli ultimi tempi a seguito di un articolo pubblicato dagli oppositori del governo di Nicolas Maduro nei mesi scorsi. Nell’articolo si avanzava la possibilità per Caracas di non ripagare il debito e utilizzare la valuta estera per acquistare i beni di prima necessità, che devono essere necessariamente importanti.

Nei fatti, almeno per il momento, il governo Maduro ha smentito gli oppositori ed ha pagato i suoi impegni.

Tuttavia la situazione economica del paese continua a peggiorare, specialmente per quanto riguarda le riserve di valuta estera e oro, che continuano a diminuire: il 3 ottobre scorso il governo ha deciso di ritirare 1,8 miliardi dalle riserve spingendole al minimo da 11 anni, a quota 20 miliardi di dollari.

La reazione dei mercati
Il pagamento della prima scadenza ha avuto immediate ripercussioni sul mercato obbligazionario e sui cds, i contratti derivati di assicurazione che si stipulano per proteggersi dal default di uno Stato.

L’andamento dei cds, in rialzo da mesi, ha registrato dopo la notizia del pagamento un improvvisa virata al ribasso e i rendimenti sono scesi di 100 punti base in una sola mattinata.

Rimane indicativa la direzione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato, che indica come le scadenze a breve termine offrano rendite più alte di quelle a lungo termine.

Questo, al di là degli annunci di Caracas, significa che il mercato si aspetta presto un default del paese sudamericano, e per finanziare il suo debito pubblico, pretende interessi più alti sul breve termine.

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