Crollo dei mercati se la guerra in Iran durerà ancora qualche settimana. Lo dice l’esperto

Alessandro Nuzzo

14 Marzo 2026 - 11:50

Secondo l’ex ministro ancora due-tre settimane di guerra e potrebbe esserci la più grande crisi economica globale della storia.

Crollo dei mercati se la guerra in Iran durerà ancora qualche settimana. Lo dice l’esperto

Sono passate due settimane da quando Stati Uniti e Israele hanno sferrato un duro scontro all’Iran. Ufficialmente l’obiettivo dell’operazione era fermare le ambizioni nucleari di Teheran, considerate una possibile minaccia per l’equilibrio internazionale. Da quel momento sia Washington sia Tel Aviv hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi strategici iraniani.

L’Iran, che ricordiamo rientra tra le venti maggiori potenze militari al mondo, ha però reagito rapidamente avviando una controffensiva. Teheran ha colpito basi militari e obiettivi sensibili nei Paesi del Golfo, dagli Emirati Arabi Uniti all’Arabia Saudita, passando per Oman e Kuwait. Gli attacchi hanno generato forte preoccupazione tra i residenti e tra le migliaia di turisti stranieri presenti in queste località, da sempre mete molto frequentate per vacanze di alto livello.

Ciò che probabilmente gli Stati Uniti non avevano pienamente previsto è stata la mossa strategica dell’Iran sullo stretto di Hormuz. Teheran, infatti, controlla uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo, da cui transita circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio provenienti dai Paesi del Golfo. Il blocco dello stretto ha immediatamente creato tensioni sui mercati energetici internazionali.

Secondo alcune indiscrezioni diffuse negli Stati Uniti, Donald Trump era stato informato della possibilità che l’Iran potesse bloccare il traffico nello stretto di Hormuz, impedendo alle petroliere di raggiungere i mercati occidentali. L’ex presidente avrebbe però ritenuto improbabile uno scenario di questo tipo, convinto che Teheran si sarebbe arresa prima di arrivare a una simile escalation. In realtà le cose sono andate diversamente e oggi lo stretto resta di fatto sotto il controllo iraniano.

Il risultato è che molte petroliere sono ferme nei porti e gli armatori preferiscono non salpare per il timore di attacchi. Anche i costi delle assicurazioni marittime sono saliti alle stelle, rendendo il trasporto ancora più rischioso e costoso. Trump ha cercato di rassicurare gli operatori annunciando che le navi commerciali avrebbero potuto essere scortate dalla marina statunitense, ma per ora molte compagnie restano prudenti. Nel frattempo Washington ha annunciato l’invio di circa 5.000 marines e di ulteriori navi militari nella regione.

Forse lo stesso Trump non si aspettava una resistenza così lunga da parte dell’Iran. È ormai chiaro che se il blocco dello stretto dovesse continuare ancora per diverse settimane, le conseguenze sull’economia globale potrebbero essere molto pesanti.

Per l’ex ministro ancora qualche settimana di guerra e sarà crisi globale

A ipotizzare uno scenario di questo tipo è stato anche António Costa Silva, ex ministro dell’Economia del Mare portoghese. Intervistato in un programma televisivo, ha affermato che se la guerra dovesse protrarsi per ancora due o tre settimane senza una soluzione diplomatica, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a una crisi economica globale di proporzioni storiche.

Il motivo principale sarebbe proprio il blocco dello stretto di Hormuz, che ha già fatto impennare il prezzo del petrolio fino a circa 130 dollari al barile. Un valore che non si vedeva dai periodi più turbolenti del mercato energetico negli ultimi anni. Se il blocco dovesse continuare a lungo, secondo alcune stime il petrolio potrebbe addirittura superare i 200 dollari al barile, con conseguenze devastanti per l’economia mondiale.

Lo stesso Costa Silva ha sottolineato che il Portogallo è particolarmente vulnerabile a questo scenario e potrebbe essere costretto ad adottare misure straordinarie per sostenere imprese e sistema produttivo. Tra le possibili soluzioni si parla della creazione di un fondo di emergenza per aiutare i settori più esposti, come quello del vetro e della ceramica, fortemente dipendenti dai costi energetici.

Si tratta di misure che molti governi potrebbero essere costretti a prendere per attenuare gli effetti economici della guerra in Medio Oriente. Trump, tuttavia, non sembra particolarmente preoccupato. In alcune dichiarazioni recenti ha lasciato intendere che il blocco dello stretto di Hormuz potrebbe avere anche effetti favorevoli per gli Stati Uniti, perché ridurrebbe la presenza sul mercato di alcuni concorrenti energetici.

In questo scenario, infatti, molti Paesi occidentali potrebbero rivolgersi maggiormente al petrolio statunitense. Con prezzi globali più elevati, le compagnie energetiche americane potrebbero registrare profitti ancora più alti, rafforzando il ruolo degli Stati Uniti nel mercato energetico internazionale.

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