È polemica negli Stati Uniti (e non solo). Alcuni trader hanno guadagno un totale di $1,2 milioni con scommesse su Polymarket sugli attacchi in Iran.
Nel cuore di un’escalation militare che ha travolto il Medio Oriente, viene al pettine un nodo che lega finanza, tecnologia e geopolitica: i mercati predittivi basati su blockchain. Piattaforme come Polymarket, che permettono a chiunque di scommettere sull’esito di eventi futuri, dalle elezioni politiche ai conflitti armati, sono finite sotto i riflettori non solo per l’enorme volume di capitali movimentati, ma soprattutto per i sospetti di insider trading.
Sei trader, in particolare, avrebbero guadagnato un totale di 1,2 milioni di dollari scommettendo su quando gli Stati Uniti avrebbero attaccato l’Iran.
Il caso Iran: scommesse piazzate prima degli attacchi
Negli ultimi giorni, il mercato predittivo Polymarket ha registrato un picco senza precedenti di attività legato agli attacchi militari Stati Uniti-Israele contro l’Iran. Secondo dati raccolti da analisti blockchain, sei account anonimi hanno realizzato circa 1,2 milioni di dollari di profitti (1,03 milioni di euro) piazzando scommesse poche ore prima che l’attacco venisse ufficialmente confermato.
Si tratta di posizioni su contratti che indicavano se e quando gli Stati Uniti avrebbero intrapreso azioni belliche contro Teheran, con la maggior parte dei guadagni potenziali concentrati sui momenti immediatamente precedenti all’annuncio pubblico delle operazioni.
Parliamo di cifre sono consistenti. Secondo Bloomberg e i dati divulgati da Bubblemaps SA, nell’arco delle ultime settimane su Polymarket sono stati scambiati oltre 500 milioni di dollari in contratti legati all’attacco all’Iran, cifra che supera (e di molto) le soglie tipiche osservabili nella maggior parte degli eventi speculativi.
Un trader, noto con lo pseudonimo “Magamyman”, ha trasformato circa 60.000 dollari investiti in poco più di mezzo milione di profitto in pochissimi giorni grazie ad alcune scommesse sul verificarsi di un attacco entro date prestabilite.
Il sospetto di insider trading
Il fulcro della controversia che ha coinvolto il mondo intero nelle ultime ore non è tanto la possibilità di scommettere su eventi geopolitici, ma se e come certi partecipanti abbiano potuto utilizzare informazioni non pubbliche per capitalizzare.
L’uso di informazioni privilegiate nei mercati finanziari è vietato: negli Stati Uniti è punito severamente dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e dalla Securities and Exchange Commission (SEC). Anche in Italia è considerato reato, secondo quanto previsto Testo Unico della Finanza (TUF, D.Lgs. 58/1998) e dal Regolamento europeo sugli abusi di mercato (Market Abuse Regulation - MAR).
In poche parole, commette insider trading chi utilizza informazioni privilegiate, cioè notizie precise e non pubbliche che, se diffuse, potrebbero influenzare il prezzo di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati), per comprare o vendere titoli ottenendo un vantaggio personale. Ma nel contesto dei mercati predittivi decentralizzati e spesso offshore come Polymarket, le norme sono vaghe o difficilmente applicabili.
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Polymarket richiede solo un wallet crittografico per operare, il che consente livelli di anonimato che rendono quasi impossibile risalire all’identità reale dei trader. È una sorta di paradosso: la trasparenza metodologica dell’uso della blockchain si scontra con l’anonimato di chi vi opera.
Negli Stati Uniti, le accuse di insider trading e la facilità con cui sono stati generati certi profitti hanno attirato l’attenzione del Congresso. Alcuni legislatori, tra cui il senatore Chris Murphy, hanno definito “pazzesco” che queste attività siano legali, proponendo leggi più stringenti per limitare la capacità di scommettere su conflitti armati.
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