Variante Omicron: il grande errore di cui nessuno parla

Alessandro Cipolla

29 Novembre 2021 - 10:58

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C’è una schizofrenia di fondo sulla variante Omicron: sono più spaventati i Governi occidentali che l’OMS e gli scienziati, ma l’errore di fondo è l’aver destinato pochi vaccini all’Africa.

Variante Omicron: il grande errore di cui nessuno parla

La variante Omicron sta spaventando il mondo intero. L’Italia ha stoppato gli arrivi dal Sudafrica e dai Paesi dell’Africa australe, misura simile a quella decisa dal Regno Unito e da una parte dell’UE mentre Israele e Giappone hanno scelto di chiudere totalmente le loro frontiere a tutti gli stranieri.

La preoccupazione è palpabile soprattutto a Londra e Bruxelles, con il Regno Unito che ha convocato d’urgenza un G7 dei ministri della Salute proprio per discutere delle misure comuni da mettere in campo per fronteggiare questa nuova variante.

Il tutto mentre l’OMS predica cautela “non ci sono informazioni che suggeriscano che i sintomi associati a Omicron siano diversi da quelli di altre varianti”, esortando i Paesi a mantenere aperte le frontiere.

La comprensione del livello di gravità della variante Omicron richiederà da giorni a diverse settimane” ha poi aggiunto l’OMS, mentre tra gli scienziati c’è ottimismo sul fatto che queste mutazioni non possano eludere i vaccini anti-Covid attualmente in uso.

La possibilità che il ceppo buchi la protezione offerta dagli attuali vaccini è però ritenuta remota dagli esperti” ha spiegato il Corriere, con la protezione dalla malattia grave che dovrebbe restare comunque alta. In più le case farmaceutiche sono già a lavoro per “aggiornare” i propri preparati, anche se ci potrebbero volere dai tre ai sei mesi.

In Sudafrica finora tra i soggetti contagiati sono stati riscontrati solo sintomi lievi, con la trasmissibilità che però sarebbe maggiore anche rispetto alla Delta. Per la numero uno dell’associazione dei medici del Paese africano Angelique Coetzee si tratterebbe di una “tempesta in una tazza di tè”.

Questo vuol dire che non dobbiamo preoccuparci della variante Omicron? Assolutamente no, anche perché come ha spiegato l’OMS servono alcune settimane per capire bene come queste 32 mutazioni riscontrate possano aver cambiato il virus.

C’è però un problema di fondo che potrebbe essere affrontato fin da subito e che invece, forse perché in molti hanno la coscienza sporca, viene sapientemente messo in secondo piano nelle discussioni mainstream.

Variante Omicron: il vero problema di fondo

Arrivata la notizia di questa nuova variante notevolmente mutata rispetto al virus originale, l’Occidente si è subito come chiuso a riccio isolando i Paesi dell’Africa australe dove per primo è stato individuato il lignaggio B.1.1.529.

Da quanto è stato ricostruito finora dagli scienziati, il virus potrebbe essere entrato nel corpo di una persona con un sistema immunitario debole, magari a causa di una sieropositività non curata, rimanendo così all’interno dell’organismo a lungo e trovando il tempo per sviluppare tutte le 32 mutazioni.

Ora che la variante Omicron è già arrivata in Europa il G7 dei ministri della Salute è pronto a mettere in campo misure comuni per fronteggiare questo nuovo scenario. Difficilmente però da parte dei Paesi più industrializzati arriverà un mea culpa su come è stata gestita finora la pandemia.

Mentre l’Occidente ha fatto incetta di vaccini iniziando ora la campagna della terza dose, quella per i bambini e facendo scorte anche per una eventuale quarta somministrazione, in Africa finora sono arrivate soltanto le briciole.

Del resto le case farmaceutiche sono ben contente di vendere i loro vaccini ai Paesi ricchi che possono sborsare anche più di 15 dollari a dose. Ai Paesi a medio e basso reddito non resta così che aggrapparsi alla “beneficenza” da parte di chi ha acquistato la quasi totalità dei vari lotti.

Il progetto COVAX voluto dall’OMS per garantire l’accesso al vaccino anti-Covid anche ai Paesi meno ricchi è stato un autentico flop: entro il 2021 sono stati assegnati 1,3 miliardi di vaccini, ma finora materialmente ne sono stati distribuiti 555 milioni.

Negli scorsi mesi Stati Uniti ed Europa hanno più volte annunciato maxi-donazioni al programma COVAX, ma in un mese difficilmente potrà essere colmato questo gap di oltre 700 milioni di dosi.

Così al momento in Sudafrica è stato completamente vaccinato il 24% della popolazione, in Botswana il 20%, nello Zimbawe il 19% e in Namibia poco più dell’11%. Molto peggio va in altri Paesi dell’Africa: in Zambia poco meno del 4%, in Angola l’8%, in Nigeria l’1,7%, in Kenya il 5% e nell’immensa Repubblica Democratica del Congo meno dello 0,1% del totale della popolazione.

Non c’è così da meravigliarsi se la variante Omicron che presenta ben 32 mutazioni si sia sviluppata proprio nel continente africano, dimenticato dall’Occidente quando si tratta di distribuire in maniera equa i vaccini e ora subito ghettizzato senza però che prima venissero ammessi gli errori compiuti.

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