Vaccino contro variante Omicron: cosa stanno facendo le grandi industrie farmaceutiche

Giorgia Bonamoneta

27/11/2021

29/11/2021 - 09:45

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Il vaccino contro il Covid-19 è efficace sulla variante Omicron? Secondo le agenzie del farmaco è presto per dirlo, mentre le case farmaceutiche hanno già preso l’iniziativa.

Vaccino contro variante Omicron: cosa stanno facendo le grandi industrie farmaceutiche

È scattato l’allarme per la variante Omicron, definita “preoccupante”. Il primo motivo di preoccupazione è, ovviamente, l’efficacia dei vaccini attualmente in uso. Si fa riferimento ai vaccini anche per un’altra questione, ovvero la poca copertura presente in Africa. L’Africa rischia di essere un terreno fertile per le varianti e Joe Biden ha chiesto ancora una volta la rimozione dei brevetti sui vaccini per impedire la concretizzazione di questo scenario.

La quarta ondata ha investito l’Europa e la variante Omicron del Sars-CoV-2 potrebbe colpirci in un momento già molto fragile, nel quale tra restrizioni e strumenti di limitazione si cercano di proteggere i risultati fin’ora raggiunti.

Le case farmaceutiche che producono i vaccini utilizzati nella maggior parte d’Europa e del mondo hanno punti di vista differenti, che corrispondono a diversi approcci nel concreto. Vediamo cosa stanno facendo contro la variante Omicron.

I vaccini funzionano contro la variante Omicron?

La variante Omicron del virus Sars-CoV-2 sta spaventando l’intero globo, in risposta a quella che è stata definita una “variante preoccupante” da parte dell’OMS. Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) il livello del rischio, anche in Europa, è alto.

A creare l’allarme è la possibilità che i vaccini fin’ora inoculati possano non funzionare o avere una bassa capacità di difesa. Joe Phaahla, il Ministro della salute sudafricano - zona dell’Africa dove la variante sta ampiamente circolando - ha affermato che la maggior parte dei positivi alla variante Omicron è non vaccinata. Questo potrebbe voler dire che i vaccini attuali forniscono un’adeguata protezione.

Il Ministro della salute italiano, Roberto Speranza, ha risposto già ieri sulla preoccupazione in merito. In un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che “questa variante va presa con grandissima attenzione”. E sulla terza dose conferma:

è essenziale, protegge benissimo da tutte le varianti esistenti e va assolutamente fatta. Questa variante è ancora sotto investigazione. In ogni caso il vaccino è uno scudo. La variante può forse ridurne l’efficacia, ma non certo azzerarla.

Vaccini contro la variante Omicron: cosa dicono le case farmaceutiche?

Non sono completamente d’accorso gli enti del farmaco e le case farmaceutiche, che non guardano ai soli dati del Sudafrica, ma pensano già nella prospettiva concreta di una diffusione della variante Omicron in Europa e nel resto del mondo.

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha fatto sapere che serve più tempo per chiarire la necessità di un adattamento dei vaccini alla nuova variante B.1.1.529. Dichiarazione che conferma quanto detto dalla virologa Penny Moore, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, che ha sottolineato la necessità di attendere almeno due settimane per capire se le difese del vaccino sono o meno “bucate” dalla variante.

Le case farmaceutiche, in direzione opposta, cercano di anticipare tale possibilità e hanno iniziato a lavorare a una contromossa. Pfizer ha annunciato in una nota che potrebbe avere i primi risultati già tra due settimane. Sul vaccino su misura per la variante ha detto che, previa approvazione, servirebbe circa 100 giorni per svilupparlo e produrlo.

Dal lato di Moderna arrivano indicazioni simili. “Fin dall’inizio, abbiamo detto che mentre cerchiamo di sconfiggere la pandemia, è imperativo essere proattivi mentre il virus si evolve”, ha detto la Ceo di Moderna, Stéphane Bancel, condividendo la preoccupazione per le mutazioni presenti nella variante Omicron.

In entrambi i casi le risposte si avranno tra circa due settimane, tempo nel quale la variante Omicron potrebbe risultare in grado di bucare l’efficacia dei vaccini e tempo che serve alle case farmaceutiche per “aggiornare” la formula e iniziare la produzione.

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