Usa verso una guerra civile? Suprematisti bianchi e Black Lives Matter si armano

Stati Uniti sempre più nel caos: per le strade suprematisti bianchi pro Trump si scontrano con gli attivisti del Black Lives Matter anche a colpi di arma da fuoco. A due mesi dalle elezioni gli Usa appaiono come una polveriera.

Usa verso una guerra civile? Suprematisti bianchi e Black Lives Matter si armano

Gli Stati Uniti stanno pericolosamente scivolando verso una sorta di guerra civile. A poche settimane dalle elezioni presidenziali del 3 novembre, Oltreoceano sembrerebbe ormai regnare il caos nonostante il “law and order” promesso da Donald Trump.

Ancora una volta la miccia è stato il comportamento eccessivo della polizia, con il ferimento dell’afroamericano Jacob Blake da parte di un agente: tre colpi di pistola sparati alla schiena mentre il ragazzo, ora paralizzato, stava rientrando in auto dove c’erano i figli.

Dopo il caso di Geroge Floyd sono di conseguenza riesplose le tensioni razziali negli Usa, con il popolo dei Black Lives Matter sceso di nuovo in strada per protestare. Oltre ai poliziotti, a fronteggiarli questa volta ci sono anche dei gruppi di suprematisti bianchi.

Il primo fatto di sangue è avvenuto in Wisconsin, dove un ragazzo bianco di diciassette anni con un’arma automatica ha ucciso due manifestanti di colore. Pochi giorni dopo, a Portland è stato invece un sostenitore di Trump a essere colpito a morte con dei colpi di pistola durante degli scontri con i Black Lives Matter, anche se la dinamica in questo caso è ancora tutta da chiarire.

Negli Usa venti di guerra civile

Suprematisti bianchi sostenitori di Donald Trump contro i Black Lives Matter, il movimento afroamericano di protesta nato dopo l’uccisione di George Floyd da parte della polizia. Uno scontro questo che adesso sta avvenendo anche a colpi di arma da fuoco.

Se la campagna elettorale del 2016 è stata tra le più dure della storia americana e segnata dalla vicenda degli hacker russi, questa volta il livello di tensione è molto più alto tanto che diversi analisti hanno sottolineato i rischi per una sorta di guerra civile negli Usa.

Del resto Donald Trump, dato in grande difficoltà nei sondaggi tutto a vantaggio del dem Joe Biden, dopo aver annunciato il pugno di ferro contro le proteste durante la convention dei Repubblicani non starebbe facendo nulla per gettare acqua sul fuoco.

Milizie armate di bianchi sono schierate in diverse città a difesa di attività ed esercizi commerciali che potrebbero essere oggetto della rabbia dei manifestanti afroamericani, uno scenario da cui sono scaturiti i due morti nel Wisconsin uccisi da un minorenne.

Quando poi come a Portland sono stati i sostenitori di Trump a scendere in strada, gli scontri con i Black Lives Matter sono stati durissimi e questa volta a perdere la vita è stato un ragazzo bianco ucciso a colpi di pistola.

Tutto questo mentre negli Usa si è arrivati ormai a 6 milioni di casi di coronavirus con 183.000 morti, mentre la crisi economica generata dalla pandemia ha fatto schiantare il livello occupazionale.

In questo scenario le elezioni presidenziali di inizio novembre potrebbero infiammare ancora di più la situazione negli Stati Uniti, ora piombati di nuovo nel caos a causa delle tensioni razziali mai veramente sopite: se non sarà la politica per prima ad abbassare i toni, i rischi di una escalation incontrollata di violenza sono molto alti, specie in un Paesi dove al momento è più facile avere un’arma in tasca che trovare lavoro.

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