Una crisi futura dei mercati è inevitabile

Studi statistici illustrano la natura ciclica delle crisi finanziarie e mettono in guardia gli investitori più giovani.

Una crisi futura dei mercati è inevitabile

Ad un certo punto, nel corso del prossimo secolo, il mercato azionario crollerà del 20% in un solo giorno. È quanto emerge dagli studi statistici di Xavier Gabaix, professore di Economia dell’Università di Oxford.

Dal 2002 Gabaix ha predetto con lucidità l’andamento dei mercati finanziari. Ora i suoi studi mettono in guardia gli investitori, giovani e non, sulla frequenza dei crash finanziari.

La ciclicità delle crisi finanziarie

L’eterno ritorno delle crisi finanziarie è l’elemento più rilevante degli studi statistici di Gabaix e il suo team di ricercatori. Questi studi indicano la periodicità dei grosse variazioni giornaliere, ovvero gli shock improvvisi del mercato, nel lungo periodo.

Dal 2002, anno di pubblicazione della ricerca sulla rivista scientifica Nature, il team guidato da Gabaix ha dimostrato straordinarie capacità predittive. Gli studi infatti avrebbero indicato che in un arco di 17,8 anni ci sarebbero stati 3 giorni di salita o discesa dei mercati pari almeno al 10%, circostanza effettivamente avvenuta sull’indice S&P 500.

Pur non offrendo informazioni sul momento esatto in cui i mercati saranno colpiti da uno shock improvviso, la formula offre strumenti efficienti per la comprensione dell’andamento futuro dei mercati. Ma la versatilità degli studi di Gabaix permette alla formula di eccellere anche nell’analisi degli eventi passati, conferendo solidità alle sue ricerche.

Anche il recente andamento del mercato finanziario rientrano nella statistica. Sebbene il crash di marzo, con un crollo del 12% dell’indice S&P 500, sia ascrivibile a condizioni incontrollabili dettate dalla pandemia da coronavirus, esso rientra ampiamente nella ineludibile logica della ciclicità delle crisi finanziarie.

Un campanello d’allarme per i giovani investitori

Quando il lunedì nero del 1987 porto l’indice Dow Jones a un crollo del 22,6%, con i fantasmi del ’29 che impietrirono il mercato statunitense, molti dei giovani investitori di oggi non erano ancora nati. Le generazioni Y e Z che oggi dominano il mercato non hanno dunque memorie che possano tutelare i loro investimenti in tempi di crisi.

I recenti scossoni sul mercato azionario causati dalla pandemia hanno rappresentato un primo test per gli investitori più giovani, ma la natura peculiare del crollo di marzo ha portato i mercati a riprendersi velocemente, senza lasciare segni tangibili sulla mentalità dei giovani trader.

L’evidenza storica della ciclicità delle crisi finanziarie costituisce un solido riparo per gli investitori senior in grado di ricordare cause e conseguenze dei principali crash del passato. I più giovani rischiano invece di essere più esposti ad errate valutazioni del rischio, fattore che, considerato il ruolo sempre più predominante delle nuove generazioni, rischia di indebolire i mercati del futuro.

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