Tutti i segreti dei PIGS: Ecco perché la loro ripresa rischia di essere un fuoco di paglia

Alessandro Iacopini

11/11/2014

11/11/2014 - 17:33

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Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia sembrano esser definitivamente usciti dalla crisi. Ma dietro la ripresa si nascondono piccole grandi crepe strutturali da nascondere ai mercati.

Vi ricordate i PIGS? Il non proprio simpatico acronimo che indica il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna, tutti i paesi che negli anni scorsi hanno chiesto aiuto alla Troika - BCE, FMI e Commissione europea - per uscire dalla recessione? Ebbene, stando alle statistiche del terzo trimestre del 2014, sembra che i paesi “maiali” ce l’abbiano fatta e abbiano superato la crisi.

La Spagna ha registrato una crescita del PIL dello 0,5% mentre la disoccupazione è scesa all’ancora altissimo 23,6%. Il Portogallo e la Grecia hanno messo a segno rispettivamente un +0,8 e un +0,6% di crescita del PIL. L’Irlanda, addirittura, ha fatto segnare un progresso del 7,7%.

Ma è tutto oro quel che luccica? Oppure la crescita del terzo trimestre dell’anno nasconde qualcosa? Secondo il capoeconomista della società di consulenza finanziaria Nomisma, Sergio De Nardis, dietro al recupero dei PIGS c’è qualcosa che non va:

“Se scendiamo in profondità, scopriamo che dietro il recupero dei Pigs si nascondono dei profondi squilibri esterni, in alcuni casi gli stessi che li avevano condotti qualche anno fa in crisi. Ci sono alcuni parametri che in questo momento non vengono considerati dai mercati ma che evidenziano nuovi potenziali segnali d’allarme. Parametri che indicano che alcuni Paesi non stanno crescendo in modo sano”.

La Spagna
Tra i Paesi europei, la Spagna è quello che ha compiuto gli sforzi maggiori per uscire dalla crisi, ma allo stesso tempo la disoccupazione iberica è schizzata negli ultimi due anni dall’8% al 24%. Il paese guidato da Mariano Rajoy ha di fatto compiuto una svalutazione interna, sul modello di quanto chiesto all’Italia dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn. Secondo de Nardis:

“Il Paese ha recuperato competitività rispetto al Nord Europa. Non a caso nel triennio 2011-2013 è stato quello che ha visto crescere di più in termini percentuali le esportazioni nell’area. Ciò ha contribuito a esibire una buona congiuntura, un miglioramento del costo di accesso al mercato e un leggero miglioramento del tasso di disoccupazione”.

Tuttavia, per de Nardis:

“Alcuni indici indicano che lo scatto dovuto alla svalutazione interna potrebbe essersi esaurito. Nel 2014 il Paese è tornato in passivo con l’estero come evidenziato dal saldo delle partite correnti in rapporto al Pil è tornata a crescere anche la posizione finanziaria netta sull’estero, molto lontana dal -30% massimo consentito dai parametri europei sugli squilibri. Ne consegue che se oggi la Spagna volesse riportarsi a -30% dovrebbe effettuare un’ulteriore forte svalutazione interna. E a quel punto chissà dove salirebbe il tasso di disoccupazione e dove scenderebbero i consumi in quanto penalizzati da una nuova scure sui salari. Questi altri parametri un po’ più nascosti del classico e un po’ abusato debito/Pil indicano che la ripresa spagnola non è così sana come possa sembrare in prima battuta”.

Grecia e Portogallo
Anche la Grecia e il Portogallo presentano diverse distorsioni nella loro crescita economica. Nel 2015 il Paese dovrebbe riuscire a cogliere il primo pareggio di bilancio dopo 40 anni mentre dopo 6 anni di recessione quest’anno la crescita sarà dello 0,6%. Nonostante questo però la Grecia è ufficialmente in deflazione (-1,8% a ottobre) e il rapporto tra debito e Pil è al 180%. Ma non solo, perché sui titoli di Stato a a 10 anni il tasso d’interesse supera di 10%. Con una produzione industriale in continua caduta, nei prossimi anni la Grecia – al di là della ripresa – rischia di contrarre debito solo per pagare i debiti precedenti.

Un po’ meglio va il Portogallo, che - fortemente dipendete dall’estero (-120% la posizione finanziaria netta) – rischia di cadere di nuovo se i venti della crisi finanziaria mondiale dovessero ricominciare a soffiare.

L’irlanda
Tra i 4 PIGS, l’Irlanda è quello messo meglio. L’export è ripartito, così come i consumi interni. Il PIl nel terzo trimestre ha registrano un ottimo +7,7% rispetto allo scorso anno. L’ottimo andamento dell’economia dovrebbe spingere il rapporto Deficit/PIL al 4%, ben sotto al 4,8% concordato da Dublino nel piano di rientro con la Troika.

Tuttavia il paese è ancora dipende dall’estero, da dove intercetta la maggior parte dei flussi finanziari. Per questo vale quanto detto per il Portogallo: il rischio è che al primo scossone della finanza internazionale tutto il castello di carte possa venire giù.

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