Straordinari, si possono rifiutare? Quando e in che modo

Fare gli straordinari è sempre obbligatorio o esistono delle ipotesi in cui il dipendente può rifiutare? Cosa dicono legge e orientamenti della Cassazione.

Straordinari, si possono rifiutare? Quando e in che modo

Ecco cosa c’è da sapere sugli straordinari: in alcune ipotesi - espressamente previste dalla legge - il dipendente non può rifiutare e non serve nemmeno un accordo preventivo con il datore di lavoro; in altre, invece, fare gli straordinari non è obbligatorio ma una scelta discrezionale del lavoratore il quale dovrà accettare e concordare le ore di lavoro in più.

Chi rifiuta gli straordinari nei casi in cui sono obbligatori rischia pesanti sanzioni, che nel peggiore dei casi possono arrivare fino al licenziamento. Per fortuna la legge e il Ministero del Lavoro fissano il tetto massimo di ore di straordinario che è possibile maturare in una settimana e in un anno.

Cos’è il lavoro straordinario?

Per lavoro straordinario si intendono tutte le prestazioni svolte oltre il normale orario settimanale, che di norma è di 40 ore. In genere gli straordinari danno diritto ad una retribuzione maggiorata in busta paga (il cui importo è stabilito dai vari CCNL) oppure il datore di lavoro - in alternativa alla maggiorazione - può prevedere riposi compensativi extra.

Quando il dipendente non può rifiutare gli straordinari

Talvolta il dipendente non può rifiutarsi di restare al lavoro oltre l’orario normale:

  • nei casi previsti dal CCNL, che fissa anche giorni e limiti di ore settimanali e annuali;
  • per esigenze eccezionali di carattere tecnico e produttivo, sempre che non possano essere risolte tramite l’assunzione di nuovo personale;
  • durante eventi, manifestazioni e fiere collegate all’attività produttiva e che richiedono l’allestimento di spazi, il montaggio di determinate apparecchiature ed altre esigenze che non possono essere rimandate.

La Corte di cassazione (sentenza 1484/1989) riguardo al lavoro straordinario ha stabilito il principio seguente:

“Ove la contrattazione collettiva preveda la prestazione di lavoro straordinario, la relativa esecuzione è espressione non della esistenza di un patto individuale fra prestatore e datore di lavoro ma dell’Esercizio dei poteri discrezionali dell’imprenditore e della corrispondente subordinazione del lavoratore.”

In altre parole, se il CCNL prevede l’ipotesi di lavoro straordinario, nei casi sopra elencati il dipendente non può rifiutarsi e non serve nessun accordo specifico scritto o orale tra azienda e dipendente (ma le cose non stanno sempre così, come vedremo più avanti). Dunque gli straordinari dovranno essere eseguiti con o senza consenso.

Lavoro straordinario, le ipotesi in cui si può rifiutare

Vi sono poi delle ipotesi disciplinate per legge in cui è legittimo rifiutare di trattenersi al lavoro oltre l’orario da contratto, senza rischiare alcuna sanzione o ritorsione. Queste ipotesi sono tre:

  • se il dipendente è uno studente (articolo 10 della legge 300/1970);
  • per motivi comprovati e giustificati di rilevante gravità (come prevede la circolare n. 8/2005 del Ministero del Lavoro);
  • se il datore di lavoro impone gli straordinari in mala fede (quindi se non ve ne è la necessità), così ha stabilito la Corte di cassazione nella sentenza n. 2073/1992.

In questi casi gli straordinari devono essere esplicitamente concordati tra datore e dipendente tramite un accordo preventivo che comunque non può superare i limiti orari imposti per legge, quindi le 48 ore settimanali e le 250 annue. Dunque serve l’esplicito consenso del dipendente.

Che succede se il lavoratore rifiuta di fare gli straordinari

Se il dipendente rifiuta di fare gli straordinari nelle ipotesi in cui questi non sono obbligatori non rischia alcunché, al contrario negli altri casi ci possono essere delle sanzioni disciplinari più o meno gravi, a seconda del CCNL e del regolamento aziendale. Il più delle volte si tratta di un richiamo verbale o di una ammonizione, solo nei casi più gravi può scattare la sospensione della busta paga o, addirittura, il licenziamento per giusta causa (ad esempio se il rifiuto comporta dei rischi in capo agli altri dipendenti).

Quante ore di straordinario sono permesse dalla legge

Il D.Lgs. n. 66/2003 stabilisce il tetto massimo di straordinari che è possibile maturare in un anno e nell’arco di ogni settimana:

  • 250 ore all’anno;
  • 8 ore a settimana.

Tuttavia i singoli CCNL possono prevedere delle regole parzialmente diverse con straordinari superiori alle 40 ore settimanali; in ogni caso non si possono superare le 48 ore. Per calcolare le ore di straordinario ammesse per legge bisogna prendere come riferimento un periodo non superiore a 4 mesi (per alcuni CCNL 6 mesi) e calcolare la media delle ore settimanali maturate. Solo in caso di evidenti esigenze tecniche ed organizzative aziendali tale periodo può essere elevato a 12 mesi. Si tratta, però, di una circostanza eccezionale.

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