Sostegni fiscali anti-Covid, l’Italia tra i paesi che hanno speso di più

Pierandrea Ferrari

19/04/2021

19/04/2021 - 18:06

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Fino a gennaio 2021, secondo il report OCSE, il volume degli aiuti fiscali implementati per fronteggiare la crisi pandemica è stato pari a 14.000 miliardi di dollari. Spicca l’Italia ai primi posti.

Sostegni fiscali anti-Covid, l'Italia tra i paesi che hanno speso di più

I sostegni fiscali approvati nel mondo per fronteggiare le congiunture negative della pandemia, fino a gennaio 2021, hanno toccato quota 14.000 miliardi di dollari. A spiccare, per numero di misure implementate in favore di famiglie e imprese, anche l’Italia, di fatto tra i paesi che hanno speso di più nell’arco di tempo sotto esame.

A rivelarlo il report OCSE presentato durante il G20 di aprile, che basa i suoi risultati su un questionario relativo alle imposte sul reddito delle società e delle persone fisiche, sui contributi previdenziali, sull’Iva, le accise e le imposte ambientali e sulla proprietà.

Sostegni fiscali, l’Italia tra i paesi che hanno speso di più

Nel dettaglio, aldilà di alcune tendenze comuni, si presentano delle differenze tra i vari paesi e regioni in termini di portata e tipologia dei pacchetti fiscali approvati. Differenze, queste, legate soprattutto all’esposizione alla pandemia: secondo il report, infatti, i paesi che si sono ritrovati a dover implementare misure più restrittive per contenere l’avanzata del virus hanno generalmente introdotto delle politiche di sostegno fiscale più ampie, mentre - al contrario - nei paesi colpiti in misura minore dalla crisi sanitaria ci sono stati interventi di sgravio fiscale più limitati.

Due le direttrici sulle quali si sono mosse le misure adottate, e in entrambe passa a pieni voti l’Italia, che pure in termini di ristori elargiti era già finita in fondo alla classifica europea: ampliamento dell’ammissibilità agli aiuti per i beneficiari (Italia e Regno Unito tra gli esempi virtuosi) e aumento del volume del sostegno fiscale (anche qui spicca l’Italia, con la Germania).

Sul fronte societario, invece, il report rileva come la maggior parte dei paesi abbia tentato, nei primi dieci mesi di pandemia, di alleviare le difficoltà di cash flow ricorrendo perlopiù al rinvio del pagamento delle imposte, a rimborsi fiscali accelerati, alla riduzione degli acconti e a disposizioni più larghe per la compensazione delle perdite.

OCSE: no a un ritiro prematuro degli aiuti

Il report OCSE, in virtù dei progressi della campagna vaccinale, evidenzia come ora sia fondamentale adattare le politiche secondo le circostanze sanitarie ed economiche, destinate inevitabilmente a mutare. Nel breve termine, sottolinea l’organizzazione parigina, i paesi dovranno migliorare soprattutto il targeting degli sgravi fiscali per assicurarsi che gli aiuti vengano incanalati in modo efficiente, ed evitare anche un ritiro prematuro delle misure di supporto.

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