Smart working dopo il Covid: come sarà?

Teresa Maddonni

7 Maggio 2021 - 15:18

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Lo smart working dopo il Covid è destinato a rimanere. Molte aziende hanno già firmato accordi aziendali per il lavoro agile dopo l’emergenza. Vediamo come sarà.

Smart working dopo il Covid: come sarà?

Smart working: come sarà dopo il Covid? A questa domanda possiamo rispondere dal momento che molte aziende già si stanno muovendo, anche con accordi aziendali, per uno smart working strutturale anche post Covid e post emergenza, al di là delle indicazioni fornite dal governo.

Parliamo del settore privato perché per lo smart working dei dipendenti pubblici esistono regole specifiche.

Lo smart working resta con la modalità semplificata senza accordo fino al 31 luglio per i dipendenti privati anche se si parlerebbe di una proroga fino al 30 settembre da inserire nel prossimo decreto Sostegni bis.

Ora lo smart working potrebbe cambiare dopo quella data tornando a essere applicata l’ordinaria disciplina del lavoro agile. Ci sono delle aziende che da tempo applicano lo smart working o che avendone fatto ricorso durante la pandemia lo manterranno anche dopo il Covid, magari implementandolo. Intanto per lo smart working dopo il Covid si pensa a un protocollo nazionale.

Smart working: dopo il Covid come sarà in alcune aziende

Lo smart working potrebbe rimanere anche dopo il Covid per alcune aziende, che lo hanno già sperimentato prima dell’emergenza, un elemento utile anche da implementare.

Sono diverse le esperienze in Italia e nel mondo di aziende che senza aspettare il post Covid hanno già provveduto a stipulare accordi aziendali definendone la proroga anche oltre l’anno in corso.

Per esempio il mondo delle telecomunicazioni è quello più propenso a lasciare lo smart working dopo il Covid in modo massiccio. Ericsson per esempio, anche per i suoi centri in Italia, ha stabilito che lo smart working anche dopo l’emergenza Covid prosegua al 100 per cento per tutti i dipendenti fino a ottobre 2023. Ovviamente non tutti i giorni, in azienda infatti tutti i dipendenti avranno a disposizione fino a quella data 12 giorni al mese di smart working, il che significa 3 giorni a settimana, una bella media d’altronde.

Accordi per lo smart working anche dopo il Covid sono stati stipulati, nello stesso settore, da altre aziende come Vodafone, Tim, Windtre, Fastweb, Open Fiber.

Lo smart working oggi in modo massiccio è utilizzato anche dalle banche anche se il contratto di categoria stabilisce che solo il 10 per cento del lavoro può avvenire in modalità agile pertanto dopo il Covid le cose dovrebbero tornare com’erano prima o cambiare. Si dovrebbero pertanto introdurre nuove regole, ma il processo è complesso. Altri esempi di come potrebbe essere lo smart working post Covid anche in Italia ce lo dà Sanofi che ha portato il lavoro agile in azienda ancora prima della pandemia.

Nel 2020 Sanofi prevedeva lo smart working 5 giorni a settimana; a inizio 2021 ha definito un nuovo accordo aziendale per una modalità di lavoro mista che prevede quindi anche il ricorso allo smart working destinato a restare anche dopo l’emergenza.

Una recente indagine realizzata da Fondirigenti, il Fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti promosso da Confindustria e Federmanager, ha rilevato che il 54% delle aziende italiane coinvolte - 14.000 presenti nel database del Fondo cui è stato sottoposto un questionario online ottenendo 1.500 risposte - si dice pronto a mantenere lo smart working anche dopo il Covid.

Smart working: verso un protocollo nazionale?

Al momento non è ancora ufficiale che lo smart working senza accordo venga portato fino al 30 settembre per i privati nella modalità semplificata, tuttavia si parlerebbe già di un protocollo nazionale per il post Covid.

I sindacati, che hanno incontrato anche per discutere della questione il ministro del Lavoro Andrea Orlando giorni fa, ritengono che sebbene non sia necessario rivedere la disciplina dello smart working, debba tuttavia essere incentivata la contrattazione aziendale e di categoria, motivo per il quale si parlerebbe dell’ipotesi di un protocollo nazionale per lo smart working dopo il Covid anche se un tavolo sulla questione non è ancora previsto.

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