Sanzioni per i lavoratori non vaccinati: così le grandi aziende puniscono i no vax

Giorgia Bonamoneta

12 Gennaio 2022 - 18:31

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Il 2022 inizia con nuove regole nel tentativo di arginare il diffondersi del Covid-19. Quali sono le sanzioni previste per i lavoratori non vaccinati? Ecco come hanno reagito le grandi aziende.

Sanzioni per i lavoratori non vaccinati: così le grandi aziende puniscono i no vax

Nuove regole, nuove sanzioni. Con il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 gennaio 2022, sono state chiarite le sanzioni a cui andranno incontro i lavoratori non vaccinati. Oltre alle categorie alle quali era stato già richiesto l’obbligo di vaccinazione, dal 1° febbraio 2022 i cittadini over 50 dovranno dimostrare di essere vaccinati.

Lo stesso discorso vale per i lavoratori over 50 che, a partire dal prossimo 15 febbraio, potranno andare a lavoro solo se vaccinati. Il tempo per recuperare la vaccinazione c’è, ma a “incoraggiare” la vaccinazione sono le sanzioni e le conseguenze previste per tutti i lavoratori.

In Italia chi non si sarà vaccinato entro il 15 febbraio - compresi quelli in ambito giudiziario e i magistrati - andrà incontro a sospensione dello stipendio, poiché considerato “assente ingiustificato”, ma con la possibilità di conservare il proprio rapporto di lavoro. In altri Paesi le grandi aziende hanno deciso di intraprendere un approccio più duro. Ecco quali sono le aziende e come hanno deciso di comportarsi con i dipendenti non vaccinati.

In che modo saranno sanzionati, e da quando, i dipendenti over 50 non vaccinati

L’ultimo decreto del Governo per gestire la pandemia ha fatto storcere il naso a molti. Da una parte la riapertura delle scuole in presenza, entrando in contrasto con alcune regioni, come la Campania; dall’altra la questione dell’estensione dell’obbligo vaccinale per gli over 50. Entrambe le decisioni sono state chiarite durante la conferenza stampa che si è tenuta il 10 gennaio.

In Italia per tutti i lavoratori pubblici e privati over 50 l’obbligo di vaccinazione scatterà a partire dal 1° febbraio 2022, ma solo dal 15 febbraio non si potrà più accedere al lavoro senza essere vaccinati. Dal prossimo mese, gli over 50 non vaccinati non potranno accedere ai luoghi di lavoro e saranno considerati “assenti non giustificati”. Una classificazione che determina il blocco dello stipendio per ogni giorno di assenza.

Per tutto il periodo di assenza non giustificata il lavoro del dipendente sarà conservato. Si legge nel decreto che dopo il quinto giorno di assenza il datore di lavoro può sospendere il lavoratore. Nei confronti del dipendente non ci sarà però nessuna conseguenza disciplinare. Entrare nei luoghi di lavoro senza vaccino comporterà invece una sanzione amministrativa, dal valore pari o superiore a 600 euro.

Come funziona negli altri Paesi: la decisione delle grandi banche contro i no vax

Fuori dall’Italia non cambia molto, non in positivo per i no vax almeno. Infatti le regole per la vaccinazione dei lavoratori sono ancora più stringenti. Chi più e chi meno, le multinazionali hanno risposto alla ripresa della pandemia con forza. Tra le decisioni più radicali si trova la notizia relativa alla banca Citigroup. La società è infatti pronta a licenziare i dipendenti non vaccinati. A partire dal 14 gennaio i no vax non saranno ammessi a lavoro e non riceveranno lo stipendio; mentre alla fine del mese, se dovesse persistere la condizione di “non vaccinati”, i dipendenti saranno licenziati.

Anche altre banche di Wall Street hanno deciso di introdurre la politica “no jab, no job” (cioè “niente puntura (intesa come vaccinazione), niente lavoro”), come per esempio Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan, ma al momento si sono limitati a relegare i dipendenti non vaccinati allo smartworking.

Anche la compagnia aerea United Airlines, a fine settembre, aveva già deciso di licenziare i propri dipendenti non vaccinati (593 persone) e che si erano rifiutati di immunizzarsi.

La decisione di Google e Ikea per contrastare la pandemia

Nella stessa direzione, secondo alcune indiscrezioni riportate dalla CNCB, andrebbero anche altre due enormi realtà: Google e Ikea. Google, per esempio, aveva dato tempo fino al 3 dicembre per dichiarare il proprio status vaccinale. Al momento l’azienda starebbe contattando i dipendenti non vaccinati per metterli in aspettativa pagata per 30 giorni. Se non dovessero procedere con la vaccinazione, dopo sei mesi di congedo non retribuito, molto probabilmente i lavoratori andrebbero incontro allo stesso destino dei dipendenti di Citigroup.

Spostandoci nel Regno Unito, il gruppo svedese Ikea ha deciso di pagare l’indennità minima di malattia a tutti i lavoratori che sono costretti, perché non immunizzati, a restare a casa se sono entrati in contatto con un positivo. Il valore di questa indennità è pari a 115 euro a settimana (96,35 sterline). Solo chi avrà delle attenuanti, cioè presenterà un valido motivo per non vaccinarsi, sarà pienamente pagato, così il portavoce di Ikea ha confermato alla BBC.

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