Sanzioni certificazione unica 2019

Sanzioni certificazione unica 2019 in caso di omesso, tardivo o invio di dati incompleti. Ecco importi, regole per il pagamento con modello F24 e quando si applica il ravvedimento operoso.

Sanzioni certificazione unica 2019

Sanzioni certificazione unica 2019: ecco quali sono gli importi dovuti in caso di invio tardivo, omesso o con errori del modello CU e quando si applica il ravvedimento operoso.

Trascorsa la scadenza per l’invio telematico, fissata al 7 marzo 2019, è tempo di capire quali sono le sanzioni previste.

Le sanzioni previste in caso di certificazione unica 2019 inviata in ritardo, errata oppure omessa sono davvero pesanti e dipendono dal tipo di violazione e/o dal ritardo con cui la certificazione unica viene inviata.

Il nuovo sistema delle sanzioni previste in ordine alla scadenza della certificazione unica 2019 del prossimo 7 marzo ha come riferimento normativo il Decreto Legislativo 158/2015.

Attenzione però: le sanzioni potrebbero scattare in tempi diversi a seconda che si tratti di certificazione unica lavoratori dipendenti ovvero certificazione unica lavoratori autonomi.

Infatti, anche per quest’anno, la scadenza delle certificazioni uniche del 7 marzo non è perentoria per i lavoratori autonomi, per i quali l’invio telematico può avvenire entro il termine di invio fissato per il modello 770.

La ratio è nel fatto che tale tipo di certificazione unica non impatta sul modello 730 precompilato.

Ecco la guida alle sanzioni previste in caso di ritardo, omissione o errore nell’invio telematico delle certificazioni uniche 2019.

Sanzioni Certificazione Unica 2019: importi e riferimenti normativi

La certificazione unica 2019 è quindi soggetta alle sanzioni previste dal nuovo sistema sanzionatorio previsto dal combinato disposto della Legge di Stabilità 2016, del Decreto Legislativo 158/2015 e del Decreto Legislativo 151/2015 (forse beffardamente ribattezzato «decreto semplificazioni»).

Ecco una tabella sinottica sulle sanzioni da applicare alla certificazione unica 2019:

Fattispecie Sanzioni previste
Certificazione Unica omessa, tardiva o errata 100 euro per singola certificazione con limite massimo di 50.000 euro per anno e sostituto d’imposta
Certificazione Unica errata trasmessa entro il 7 marzo 2018, poi corretta e nuovamente trasmessa entro 5 giorni nessuna sanzione
Certificazione Unica errata trasmessa entro il 7 marzo 2018, poi corretta e nuovamente trasmessa entro 60 giorni 33,33 euro per singola certificazione con limite massimo di 20.000 euro per anno e sostituto d’imposta

Per il pagamento delle sanzioni sarà necessario indicare nel modello F24 il codice tributo 8906 nella sezione Erario.

Come sopra evidenziato quindi il ravvedimento operoso sulle sanzioni della certificazione unica 2019 si applica soltanto nel caso di correzioni a modelli di CU già inviati, entro il termine di scadenza, e ritrasmessi entro un massimo di 60 giorni.

È evidente come la nuova normativa abbia complicato notevolmente il sistema.

Riepilogando: per ogni certificazione omessa, tardiva o errata è prevista l’applicazione di una sanzione pari a 100 euro per singolo adempimento con il limite massimo di 50.000 euro e sostituto d’imposta per il periodo d’imposta 2017.

Se, invece, viene trasmessa una certificazione unica errata, poi corretta e nuovamente trasmessa entro 5 giorni non si incorre in nessuna sanzione.

La data di decorrenza dei 5 giorni varia in base alla tipologia di invio sostitutivo:

  • nel caso di certificazione unica scartata, l’invio è ammesso entro il termine di cinque giorni a partire dalla data indicata nella comunicazione di scarto;
  • nel caso di certificazione unica errata, i 5 giorni partono dalla data di effettiva scadenza per l’invio del modello CU (7 marzo).

Nel caso in cui, infine, si trasmetta una certificazione unica errata, poi corretta e nuovamente trasmessa entro 60 giorni si incorrerà nelle sanzioni ridotte di 1/3 e quindi pari ad euro 33,33.

In quest’ultimo caso cambiano anche i limiti massimi di applicazione delle sanzioni, che scendono a 20.000 euro per periodo d’imposta e sostituto.

La Certificazione Unica 2019 tra sanzioni spropositate e troppi dubbi

Il sistema sanzionatorio relativo alla certificazione unica 2019 appare quindi eccessivamente gravoso, oltre che contorto.

Il confronto con il sistema normativo relativo al modello 770 preoccupa i commercialisti e addetti ai lavori in genere.

Con il modello 770 semplificato le correzioni potevano avvenire entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione in caso di dichiarazione integrativa; in caso di integrativa a favore, invece, era prevista la possibilità di presentare l’integrativa entro il termine di presentazione dell’anno successivo.

Alla Certificazione Unica 2019, invece, si applicano sanzioni più pesanti e si accorciano i tempi per effettuare le variazioni.

Si tratta davvero di una semplificazione del sistema?

Oggi l’adempimento sulla Certificazione Unica 2019 presenta ancora troppe criticità.

Nella nuova normativa non è stato ancora definito esplicitamente cosa si intenda per Certificazione Unica errata, in altre parole: quali sono esattamente gli errori che comportano automaticamente l’applicazione delle sanzioni pari a 100 euro per ciascun soggetto certificato?

Inoltre, si tratta di un adempimento che poi viene parzialmente duplicato nel modello 770/2019. Ormai da tre anni, infatti, nel modello 770 (dichiarazione dei sostituti d’imposta) non occorre più inserire i nomi dei percipienti, che sono già stati comunicati al Fisco tramite la Certificazione Unica - CU 2019, per cui il modello 770 medesimo si concretizza in un mero elenco di di versamenti, peraltro già a disposizione del fisco.

Si tratta di un adempimento inutile e duplicato di uno precedente, in aperto contrasto con le basilari norme previste dallo Statuto dei Diritti del Contribuente (Legge numero 212/2000).

Ciò a testimonianza della forte esigenza di semplificazione e ottimizzazione dell’attuale normativa fiscale.

Certificazione Unica 2019 anche per i contribuenti minimi e forfetari

Come già chiarito lo scorso anno, la Certificazione Unica 2019 deve essere presentata anche per i contribuenti titolari di partita IVA nel regime dei minimi e forfetario, percettori di provvigioni e compensi.

Per maggiori dettagli sul tema i lettori interessati possono fare riferimento al nostro approfondimento dedicato Certificazione Unica 2019 anche per i contribuenti minimi e forfetari

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