Russia e USA, escalation di minacce. Glazyev: “manderemo al collasso le finanze americane”

Dopo le minacce di John Kerry, che ieri aveva parlato di sanzioni contro le banche russe, arrivano quelle di Sergei Glazyev. La Russia potrebbe far collassare il sistema finanziario americano

Sembra che la tensione tra Russia e Stati Uniti non accenni a diminuire, anzi. Negli ultimi due giorni abbiamo assistito ad una vera e propria escalation di minacce, da un parte e dall’altra.

Le sanzioni americane
Il primo a fare la voce grossa è stato il Segretario di Stato americano John Kerry che ieri aveva paventato l’ipotesi di applicare delle sanzioni sugli istituti bancari russi nel caso in cui Putin non avesse deciso di bloccare l’intervento militare in Ucraina.

Se Washington decidesse di portare avanti questa iniziativa, le ripercussioni sulla Russia potrebbero essere pesantissime, dato che qualsiasi istituto internazionale che scegliesse di mettersi in affari con le banche inserite nella black list verrebbe de facto estromesso dal sistema finanziario americano.

La reazione di Mosca
Ma il Cremlino non si è lasciato intimorire e ha deciso di passare al contrattacco. Sergei Glazyev, consulente finanziario del Presidente Vladimir Putin ha infatti dichiarato che, nel caso in cui gli USA decidessero di adottare delle sanzioni, Mosca farebbe collassare il sistema finanziario americano. Come? Lo ha spiegato lui stesso:

«Siamo in possesso di un discreto ammontare di Treasuries, più di $200 miliardi e se gli Stati Uniti osassero congelare i conti di aziende e cittadini russi, non considereremmo più l’America un partner affidabile. Incoraggeremmo tutti a smobilizzare i bond americani, a sbarazzarsi di dollari e ad abbandonare il mercato Usa».

Sembra dunque che la guerra si sia spostata su un altro fronte, Russia e Stati Uniti sono passati dagli interventi armati all’alta finanza nel giro di pochi giorni.

Ciò che occorre sottolineare è che, nel remoto caso in cui queste minacce si tramutassero in realtà, a rimetterci non sarebbero solo loro, ma l’intero sistema finanziario globale. Due Paesi troppo grandi per non coinvolgere anche gli altri all’interno della loro diatriba.

Nel frattempo però ad arrabbiarsi, dopo le parole pronunciate da Glazyev, non sono stati gli statunitensi bensì i russi, anzi un russo: il vice ministro dell’Energia Vladimir Milov che ha evidenziato come l’intervento del consulente potrebbe avere forti conseguenze per il rublo e non per il dollaro. La moneta di Mosca infatti lunedì scorso ha toccato il minimo storico contro il quella americana, scendendo a quota 36,5 punti.

La guerra armata è diventata finanziaria? A ben guardare, dopo i toni utilizzati negli ultimi giorni da ambo le parti, sembra che la Crimea sia diventata l’agnello da sacrificare sull’altare di un conflitto ben diverso.

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