ETF: a settembre fuga dai titoli di Stato europei

Secondo l’analisi di Lyxor nel mese di settembre la raccolta dei fondi passivi sui titoli emergenti ha superato quella degli omologhi europei per la prima volta da maggio

ETF: a settembre fuga dai titoli di Stato europei

Il mese di settembre è stato molto favorevole per il mercato europeo degli ETF. L’azionario, ancora una volta, ha giocato un ruolo di primo piano, registrando la maggior parte degli afflussi (5,3 miliardi di euro).

Ottimo risultato per gli ETF azionari statunitensi che registrano afflussi per 2,5 miliardi, in linea con gli ottimi risultati messi a segno da inizio anno, parallelamente gli omologhi europei hanno confermato il recente rimbalzo con un altro mese positivo (+1,1 miliardi di euro).

Tuttavia, i dati non sono risultati positivi in tutte le aree, mercati periferici come Spagna e Italia hanno risentito di nuovi deflussi ed è possibile che le attuali tensioni sulle finanze pubbliche italiane faranno rimanere gli investitori in un atteggiamento titubante. Anche gli strumenti passivi sull’azionario giapponese hanno registrato deflussi per il settimo mese consecutivo.

I deflussi dai titoli di Stato europei sono stati talmente consistenti che, per la prima volta da maggio, a settembre le obbligazioni dei mercati emergenti hanno raccolto complessivamente più investimenti rispetto ai loro omologhi sviluppati.

Nonostante il rialzo dei tassi, sono ripresi i flussi verso gli ETF a reddito fisso (1,2 miliardi di euro), in primis verso i Treasury USA (759 milioni di euro), mentre gli ETF su materie prime hanno continuato a evidenziare ingenti deflussi (-635 milioni di euro) riflettendo le preoccupazioni legate alle questioni commerciali.

Infine, il sentiment nei confronti degli ETF Smart Beta potrebbe essere migliorato, vista la raccolta netta pari a 1,4 miliardi di euro a settembre (il dato migliore degli ultimi due anni).

In effetti, gli afflussi verso gli ETF azionari smart beta hanno costituito più della metà degli afflussi verso gli ETF azionari europei e mondiali. Tuttavia, tali investimenti hanno rappresentato una quota molto modesta rispetto ai flussi verso l’azionario statunitense, poiché attualmente investire al di fuori degli Stati Uniti richiede maggiore cautela.

I flussi verso gli ETF Minimum Volatility, in particolare mondiali ed europei, hanno messo a segno un deciso recupero (281 milioni di euro).

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