L’ETF UKRN (Ukraine Reconstruction UCITS ETF) è uno strumento molto particolare nel panorama degli investimenti, perché nasce con un’idea precisa: offrire esposizione alla futura ricostruzione economica dell’Ucraina. Il fondo replica il VettaFi Ukraine Reconstruction Index, cioè un indice costruito per includere aziende che, oggi o in futuro, potrebbero beneficiare direttamente della ricostruzione del Paese.
È un ETF con struttura UCITS, quindi regolamentato in Europa, con un TER dello 0,65%. Questo significa che ogni anno viene trattenuta una piccola percentuale del capitale investito per coprire i costi di gestione. La replica è fisica, ovvero il fondo acquista realmente le azioni delle aziende presenti nell’indice, invece di utilizzare strumenti derivati.
Un aspetto importante riguarda i dividendi: in questo caso vengono reinvestiti automaticamente all’interno del fondo, contribuendo alla crescita del capitale nel tempo. Questa scelta è tipica degli ETF orientati al lungo periodo.
Ma ciò che rende davvero interessante questo ETF non è tanto la struttura tecnica, quanto la sua logica. A prima vista si potrebbe pensare che investa in aziende ucraine. In realtà, oggi non è così. Il fondo è costruito per investire principalmente in aziende globali, soprattutto europee, che sono coinvolte nei processi di infrastrutture, energia e difesa. Solo in futuro, quando il mercato azionario ucraino sarà più sviluppato, inizierà a includere anche aziende locali.
Questo lo rende diverso da molti altri ETF tematici. Non fotografa una situazione attuale, ma cerca di anticipare un possibile scenario futuro.
Qualche considerazione in più
Guardando dentro il portafoglio, emerge una struttura molto chiara. Circa il 44% del fondo è concentrato nelle prime 10 aziende. Questo dato è importante perché indica una certa concentrazione: non estrema, ma comunque significativa.
Le principali società presenti includono nomi come Siemens Energy, BAE Systems, Caterpillar, ABB, Schneider Electric e Rheinmetall. Anche se possono sembrare aziende molto diverse tra loro, in realtà condividono un punto in comune: operano nei settori che saranno fondamentali per ricostruire un Paese.
Se osserviamo la distribuzione settoriale, troviamo un forte peso degli industrials, cioè aziende che producono macchinari, componenti e soluzioni per l’industria. Questo segmento rappresenta circa un terzo del fondo. Subito dopo troviamo l’energia e le infrastrutture elettriche, che pesano oltre il 20%. Questo ha molto senso: senza energia, nessuna economia può funzionare.
Seguono le costruzioni e i materiali, con circa il 16%, e il settore della difesa, intorno al 14%. Quest’ultimo è particolarmente interessante, perché suggerisce che la ricostruzione non sarà solo civile, ma anche legata alla sicurezza e alla stabilità geopolitica.
C’è poi una componente legata all’automazione industriale e alla tecnologia, che riflette un altro aspetto importante: la ricostruzione non sarà solo una copia del passato, ma probabilmente porterà a un’economia più moderna e digitalizzata.
Dal punto di vista della valutazione, il portafoglio presenta un EV/EBITDA medio forward di circa 16,6x. Questo multiplo può sembrare tecnico, ma in realtà è semplicemente un modo per capire quanto il mercato sta pagando oggi per i profitti futuri delle aziende. Un valore intorno a 16-17 indica una valutazione medio-alta, tipica di aziende solide e ben posizionate nei loro settori.
Esempi pratici educativi
Per capire meglio come funziona questo ETF, immaginiamo una situazione semplice. Se un Paese deve essere ricostruito, non si parte dalle aziende locali, soprattutto se il mercato è ancora fragile. Si parte da chi ha già le competenze, i capitali e le tecnologie per costruire infrastrutture, centrali energetiche e sistemi industriali.
È esattamente quello che fa questo ETF. Invece di investire direttamente nell’Ucraina, investe nelle aziende che potrebbero lavorare alla sua ricostruzione. È come investire nei fornitori di un grande progetto, piuttosto che nel progetto stesso.
Un altro concetto utile da capire è quello di EV/EBITDA. Senza entrare in formule complesse, possiamo immaginarlo come un indicatore che ci dice quante volte il valore di un’azienda è rispetto ai suoi guadagni operativi. Se il numero è alto, significa che il mercato si aspetta crescita futura. Se è basso, può indicare un’azienda più ciclica o meno “di moda”.
Nel caso di questo ETF, la presenza di multipli diversi (da circa 7x fino a oltre 22x) indica che il portafoglio è composto da aziende con caratteristiche diverse: alcune più stabili, altre più orientate alla crescita.
Rischi principali
Come ogni investimento, anche questo ETF presenta dei rischi. Uno dei principali è legato ai tassi di interesse. Quando i tassi salgono, il costo del capitale aumenta e questo può penalizzare soprattutto le aziende industriali e infrastrutturali, che spesso hanno bisogno di grandi investimenti per crescere.
Un altro rischio riguarda la direzione del mercato azionario globale. Questo ETF non è isolato: è fortemente legato all’andamento degli industrials europei e globali. Se il mercato entra in una fase negativa, è probabile che anche questo ETF ne risenta.
C’è poi un rischio più sottile, ma importante: il rischio geopolitico. L’intera idea del fondo si basa su uno scenario futuro, quello della ricostruzione dell’Ucraina. Se questo scenario dovesse cambiare o rallentare, l’interesse verso questo tema potrebbe diminuire.
Infine, bisogna considerare che oggi l’esposizione reale all’Ucraina è molto limitata. Questo significa che il comportamento del fondo dipende molto più da fattori globali che da eventi locali.
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