Ripresa post-Covid, gli USA battono l’UE: i 4 indicatori che lo dimostrano

Pierandrea Ferrari

9 Aprile 2021 - 18:00

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Gli Stati Uniti torneranno sui livelli pre-Covid prima dell’Unione europea: ecco i 4 indicatori sotto osservazione.

Ripresa post-Covid, gli USA battono l'UE: i 4 indicatori che lo dimostrano

La ripresa post-Covid sarà più rapida negli Stati Uniti che nell’Unione europea. Non una sorpresa, visti gli stimoli fiscali messi a punto dalle amministrazioni Trump e Biden nel corso degli ultimi dodici mesi, con i 27 Stati membri dell’UE che invece rimangono ancora in attesa delle prime tranche del Recovery Fund, la cui erogazione è vincolata alla consegna dei Pnrr nazionali e non partirà prima di luglio.

Una evidenza che viene ora messa ulteriormente in risalto da 4 indicatori, ovvero i tassi di crescita, di vaccinazione, di risparmio e di disoccupazione.

1. Tasso di crescita

In primis il tasso di crescita per gli Stati Uniti prospettato dal Fondo monetario internazionale (FMI), +6,4% nel 2021. Di fatto, questo rimbalzo - qualora rispettato – consentirebbe all’economia USA non solo di tornare sui livelli del 2019, ma persino di eccederli. Lo scorso anno, infatti, la contrazione del Pil statunitense si era attestata al 3,5%, sensibilmente inferiore al setback dell’Area euro.

Del 6,6%, appunto, la flessione dei paesi che adottano la moneta unica, e che secondo l’FMI fermeranno il rimbalzo al +4,4%, ancora indietro del 2,2% sul Pil pre-crisi.

2. Tasso di vaccinazione

Poi, il tasso di vaccinazione, di fatto anche una concausa del ritardo di Bruxelles. Gli Stati Uniti, che possono contare sulle forniture delle Big Pharma nazionali come Pfizer e Moderna, hanno già inoculato una dose al 50% della popolazione adulta, e sin dall’inizio della campagna vaccinale la curva delle immunizzazioni ha mostrato un irripidimento ben più marcato rispetto a quella dell’UE.

Nel vecchio continente, infatti, solo 1 adulto su 5 ha ricevuto il primo siero. Una partita giocata male dalla Commissione europea, che continua a rincorrere le case farmaceutiche per far rispettare i contratti e sconta la telenovela AstraZeneca, tra blocco dei lotti e limitazioni all’uso. Insomma, l’immunità di gregge non sembra a portata di mano, e per capirlo non occorre andare poi così lontano: l’ultima media mobile a 7 giorni disponibile mostra come il passo delle vaccinazioni consentirà all’Italia di immunizzare il 70% della popolazione solo il 2 febbraio 2022, tra dieci mesi. Un’eternità.

3. Tasso di risparmio

Sotto la lente anche il tasso di risparmio, esploso nel 2020 tra stimoli fiscali e blocco alle attività economiche. Un boom, quello dei depositi bancari, che è stato pressoché uniforme su scala globale, e che misura di fatto il grado di incertezza percepito dai risparmiatori in piena pandemia. Per questo, il graduale deflusso dei risparmi dai conti correnti è da leggere come una prima vibrazione dell’economia dopo il grande sonno dello scorso anno.

Sia gli USA che l’UE sono ancora lontani dai livelli pre-pandemia, ma l’ago della bilancia pende ancora una volta verso Washington: alla fine del terzo trimestre del 2020 il tasso è sceso al 15,7% dal 25,8% del picco, mentre nello stesso periodo Bruxelles si è attestata al 17,3%.

4. Tasso di disoccupazione

Infine, a rilevare le migliori prospettive di ripresa degli USA rispetto all’UE c’è anche il tasso di disoccupazione, ovvero la percentuale della popolazione non impiegata. Entrambi i player, tra sussidi e misure di supporto, sono riusciti a tenere il tasso sotto controllo, rimasto largamente inferiore al picco del 2008.

Ma anche qui il registro non cambia. Secondo le ultime stime la percentuale di persone disoccupate scenderà negli Stati Uniti dall’8,1% del 2020 al 5,8%, mentre per una inversione di tendenza in Europa si dovrà ancora attendere: il tasso, del 7,9% lo scorso anno, salirà nel 2021 all’8,7%, per poi scivolare nei dodici mesi seguenti all’8,5%, comunque ancora superiore ai livelli pre-crisi.

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