Rimborsi pensioni: contribuenti, tempi, modalità di attuazione e reazioni politiche della rivautazione degli assegni

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sui rimborsi delle pensioni che sono state sottoposte al blocco della rivalutazione, la politica inizia a fare le prime valutazioni di merito mentre l’INPS ha iniziato al conta dei contribuenti interessati.

All’indomani del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla incostituzionalità della riforma Fornero sulle pensioni, sono molte le reazioni che si sono scatenate intorno al delicato problema dei rimborsi delle pensioni.

Mentre il Ministero dell’Economia si è affrettato a calcolare l’entità del buco provocato dalle pensioni che dovranno essere oggetto di rivalutazione, l’INPS ha cercato di individuare quali e quanti sono i contribuenti interessati; i rappresentanti delle forze politiche, invece, hanno ipotizzato le più verosimili modalità di attuazione dei rimborso, accennando anche ai tempi in cui questi avverranno.

Chi sono i contribuenti che avranno diritto ai rimborsi sulle pensioni?
Secondo le prime stime dell’INPS sono circa 4 milioni i contribuenti che potrebbero avere diritto a un rimborso per il mancato adeguamento del proprio assegno pensionistico all’andamento dell’inflazione negli anni 2012 - 2013.
Dai dati provenienti dal Casellario centrale dei pensionati, aggiornati a fine 2012, si apprende che nel 2012:

  • sono state pagate 23.431.319 milioni di pensioni;
  • 19.385.820 tra le pensioni pagate non oltrepassavano l’importo di 1.443 euro, ossia l’importo pari a tre volte il minimo oltre il quale era previsto il blocco delle rivalutazioni, in base alle disposizioni introdotte dalla riforma Fornero;
  • Restano, dunque, circa 4 milioni di assegni pensionistici che dovranno beneficiare della rivalutazione, suddivisi nel modo seguente:
  • 2.959.354 assegni pensionistici, erano di un importo compreso tra 1443,01 e 2405,00 euro, ovvero erano compresi tra 3 volte e 5 volte il minimo;
  • 475.028 assegni, erano invece di un importo compreso tra 2.405,01 e 2.886,00 euro, oscillavano, quindi, tra 5 volte e 6 volte il minimo;
  • 213.989 assegni avevano un volre oscillante tra 2.886,01 euro e 3.367,00 euro (da 6 a 7 volte il minimo);
  • 116.656 assegni, variavano tra i 3.367,01 euro e gli 3.848,00 euro; (da 7 a 8 volte il minimo)
  • 43.813 assegni compresi tra 4.810,01 e 5.291,00 euro (da 10 a 11 volte il minimo)
  • 6.833 assegni superavano quota 10000 euro e, tra questi ultimi, 231 superavano quota 24.050,00 euro;

Si tratta, comunque, solo delle prime elaborazioni, i conteggi ufficiali dell’INPS richiederanno alcune settimane per essere completati e dovranno individuare anche gli importi che spetteranno ai contribuenti interessati. A mo’ di esempio, può essere considerato il caso di un contribuente che nel 2010 prendeva 4.609 euro al mese. Tale contribuente che quest’anno percepisce una pensione di 4.692 euro dovrebbe passare a un assegno pensionistico di 4.923 euro.

Tempi di attuazione dei rimborsi
Anche se, al momento attuale, non vi sono informazioni certe sui tempi di attuazione degli eventuali rimborsi è certo che, oltre ai calcoli dell’INPS occorrerà attendere una decisione unanime del Governo in merito. Per ora l’unico pronunciamento in proposito è arrivato dal responsabile economico del PD Filippo Taddei che ha dichiarato che i tempi di intervento del Governo dovranno comunque essere

«ragionevolmente rapidi (...) di certo sarebbe opportuno poter dare un’indicazione entro il versamento degli assegni il primo giugno»

Entro il primo Giugno dovrebbero, quindi, auspicabilmente arrivare le prime indicazioni in merito ai tempi e alle modalità di rimborso dei contribuenti interessati.

Le reazioni e le conseguenze politiche
E’ opportuno, infine, ricordare alcune tra le più importanti reazioni avvenute nello scenario politico nazionale e internazionale a seguito della Sentenza della Consulta:

  • La Commissione Europea ha affermato che intende conoscere le modalità di attuazione dei rimborsi e le modalità di applicazione della sentenza, soprattutto però è stato chiarito che qualsiasi elemento che influirà sugli obiettivi di bilancio del documento di programmazione finanziaria dell’Italia, dovrà essere compensato. Un avvertimento questo, che rende sempre più probabili i tagli alla spesa pubblica che il Governo si vedrà costretto ad attuare;
  • Il Ministro del Lavoro Poletti ha dichiarato che pur essendo ancora presto per valutare a pieno gli effetti finanziari della sentenza della Consulta, è da escludere una patrimoniale utile a racimolare le risorse necessarie a garantire le coperture per i rimborsi sulle pensioni;
  • Da Confcommercio è arrivata una richiesta esplicita: i rimborsi delle pensioni dovranno essere finanziati con tagli alla spesa pubblica improduttiva e non con l’aumento dell’IVA che bloccherebbe qualsiasi prospettiva di ripresa economica.

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