Rimborsi sulle pensioni: la rivalutazione degli assegni dei contribuenti dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla riforma Fornero

Quanto potrebbero recuperare i pensionati italiani dalla rivalutazione delle pensioni che il Governo dovrà effettuare per rimborsa i contribuenti, dopo la sentenza sull’incostituzionalità di una parte della riforma Fornero?

All’indomani del pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della rivalutazione delle pensioni, imposto dalla Riforma Fornero, le reazioni a questa sentenza sono sostanzialmente di due ordini.

Le parti sociali, sindacati in testa, ma anche molti esponenti politici chiedono al Governo di rimborsare in tempi brevi i contribuenti penalizzati mentre quegli stessi contribuenti si pongono un’unica domanda: quanto si potrebbe incassare con un eventuale rimborso?

Gli effetti sui conti pubblici
Al momento dell’approvazione della riforma Fornero, la relazione tecnica che accompagnava l’emendamento al testo di legge originario (che prevedeva il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a due volte il minimo e non a tre volte, come venne poi deciso) prevedeva risparmi netti sulle uscite dello Stato, tra i 3,1 e i 3 miliardi ogni anno, fino al 2018.
Ora che si dovrà, molto probabilmente, provvedere al rimborso delle quote di pensione non erogate, stante il blocco delle rivalutazioni, per il bilancio dello Stato si prevedono degni esborsi di entià certamente preoccupante: circa 5 mld di euro per rimborsare le pensioni che non hanno subito alcuna rivalutazione nei soli anni 2012-2013 mentre, se si dovessero considerare anche gli anni successivi, le prime stime parlano di 10-12 mld di euro che, al netto dell’Irpef (ovvero dell’imposizione fiscale prevista su tali importi), si ridurrebbero a 8-9 mld di euro.

Quanto potrebbero recuperare i pensionati?
Gli effetti delle decisioni della Corte Costituzionale sono stati evidenziati da un’indagine avviata dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili di Napoli che hanno proceduto a effettuare le prime stime sulle possibili somme che i pensionati italiani potrebbero recuperare in seguito alla sentenza n. 70/2015 della Consulta che ha dichiarato incostituzionale una parte della riforma Fornero del 2011, ossia la misura che blocca la rivalutazione delle pensioni per il biennio 2012-2013.
I rimborsi potrebbero complessivamente interessare circa 6 milioni di pensionati italiani che percepiscono un assegno pensionistico annuo di importo compreso tra i 19000 e i 30000 euro. I rimborsi saranno di entità proporzionale all’assegno pensionistico: più contenuti per chi percepisce pensioni minori e maggiori per chi percepisce trattamenti pensionistici più elevati o le cosiddette pensioni d’oro. Ecco i differenti casi:

  • non sarà corrisposto nulla a chi ha prestazioni inferiori a circa 18.500 euro lordi annui, dal momento che, in questo caso, si tratta dei contribuenti che non sono stati interessati dal blocco della rivalutazione;
  • Chi percepisce un’assegno pensionistico inferiore ai 20000 euro annui potrebbe vedersi restituiti circa 1134 euro lordi, di cui 536,64 euro per il 2012 e 597,97 euro per il 2013, dai quali andranno sottratti complessivi 306 euro (scaglione Irpef al 27%) per la tassazione ordinaria;
  • I titolari di una pensione di 50000 euro annui, potrebbero percepire un rimborso di 1190,70 euro per il 2012 e di 1327,90 euro per il 2013, per un totale di circa 2518 euro lordi, da cui dovranno essere stornati 956,84 euro (tassazione Irpef al 38%);
  • Infine, chi beneficia di un assegno pensionistico annuo di 100000 euro, potrebbe recuperare 2205,70 euro per il mancato adeguamento al costo della vita dell’assegno nel 2012 e 2452,90 euro per il blocco del 2013; in questo caso si tratta di un totale di 4658 euro da cui andranno sottratti circa 2000 euro di tasse (scaglione Irpef al 43%);

In definitiva si tratterebbe di un incremento medio di circa 30-40 euro lordi al mese per recuperare quanto perso nel biennio 2012-2013.

Le reali decisioni del Governo
E’ opportuno chiarire che si tratta comunque di soli calcoli teorici e che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, le decisioni del Governo potrebbero essere finalizzate a ristabilire il dettato della riforma Fornero con nuovi provvedimenti o, quanto meno, a emanare provvedimenti ad hoc per arginare gli effetti della sentenza:

  • potrebbe essere reintrodotto il blocco delle rivalutazioni, almeno per i redditi più elevati, ovvero per i trattamenti pensionistici che superano i 40000 euro lordi;
  • tra le proposte, recentemente avanzate dal presidente dell’INPS Tito Boeri potrebbe riprendere quota quella di un prelievo forzoso sugli assegni pensionistici più elevati;
  • a seguito del ricalcolo delle pensioni che l’INPS sta mettendo in atto, potrebbe essere previsto, in termini di legge l’erogazione dell’importo pensionistico più basso (in base al calcolo con sistema retributivo o contributivo);
  • L’Esecutivo potrebbe, infine, decidere attuare un rimborso parziale delle somme indebitamente congelate, in modo tale da dilazionare e «rateizzare» gli effetti della sentenza costituzionale sul bilancio dello Stato.

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3 commenti

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Carlo • Maggio 2015

Dopo la sentenza della corte sul blocco delle rivalutazioni si apre una fase in cui, come già è accaduto in passato, il diritto si rispetta e si riconosce a patto che non incida sui conti pubblici. Intanto «lorsignori» menano il can per l’aia sui vitalizi dei condannati, si guardano bene dal mettere mano a trattamenti pensionistici scandalosi (c’è gente che percepisce pensioni oltre i 30.000 € mensili e addirittura chi ne percepisce, al mese, oltre 90.000). Il vero problema sta nel fatto che non si incide mai sulle cause del disastro perché una politica di riequilibrio della ricchezza deve andare a pestare i piedi ai padroni del vapore. Eppure, se si vuol portare questo Paese fuori dalla crisi occorre adottare forti politiche redistributive e perequative, che consentano maggiori capacità di spesa a coloro che non ne hanno a sufficienza. Io sono in pensionato definibile, secondo gli standard correnti coniati da coloro che non hanno problemi di bilancio familiare, come «d’oro». Durante la mia vita lavorativa ho pagato decine di migliaia di euro di contributi che, se avessi versato in un’assicurazione privata, mi consentirebbero oggi di vivere da nababbo. Intendiamoci: non mi lamento della mia sudata fortuna ma si tenga presente che con la mia pensione mantengo quasi interamente tre (dico tre) figli, uno dei quali sposato con prole, che hanno 37, 31 e 25 anni. In realtà decurtare la mia pensione significherebbe togliere soldi dalle tasche di questi figlioli per i quali il diritto al lavoro e ad una futura pensione sta diventando sempre più un miraggio. Vorrei sapere che cosa aspetta questo popolo rincretinito a prendere che di dovere a calci nelle terga, democraticamente, s’intende.

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Francesco • Maggio 2015

ora che la cassazione ha deciso questo rimborso per «il blocco della rivalutazione» si spera che i nostri parlamentari non escogitino percorsi fantascientifici magari passando attraverso enti o OOSS i quali ti chiedano ulteriore cifra da sommare alle già onerose trattenute.
Spero in una soluzione veloce in quanto già dei professionisti di Napoli ( l’ordine dei professionisti ), hanno stabilito quanto spettante per categoria e a ciascuno.

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Anonimo • Maggio 2015

Perchè il governo e quant’altri devono studiare trucchi ed escamotage per imbrogliare i pensionati? Perchè il danaro pubblico viene ancora sperperato e non si cerca di far pagare tutti i contribuenti,ma solo quelli il cui reddito può essere facilmente controllato e le imposizioni fiscali vengono prelevate alla fonte? Sono domande forse oziose ma spiegano perchè ci troviamo spesso di fronte a queste «voragini finanziarie».

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