Riforma pensioni 2016: un mese in meno di pensione per l’anticipo?

La Riforma delle pensioni 2016 è sempre più confusa e l’ipotesi per il pensionamento anticipato sembrerebbe essere un vero e proprio salasso per i richiedenti. Quali sono le proposte? Quali le tassazioni applicate? Analizziamole insieme.

La riforma delle pensioni 2016 che il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha studiato insieme al sottosegretario Nannicini continua a far discutere.

Il nodo più problematico al momento risulta la soluzione ideata dal Premier per ottenere maggiore flessibilità per l’uscita anticipata, la così detta Ape. L’ipotesi del Governo infatti potrebbe diventare un vero salasso per i lavoratori che decideranno di usufruirne.

I contribuenti interessati da questa riforma saranno i nati tra il ‘51 e il ‘53, ossia coloro che per la Legge Fornero hanno visto cambiati i loro piano per la pensione.

Ma cosa comporterà il pensionamento anticipato? A quali decurtazioni andranno in contro i richiedenti? Vediamo insieme i principali nodi della riforma delle pensioni.

Riforma pensioni 2016: decurtazioni previste

Il piano pensionistico del Governo, per ottenere maggiore flessibilità in uscita, ha previsto la possibilità di andare in pensione prima pagando un somma annuale. I costi per coloro che ne faranno richiesta però non sono proprio vantaggiosi.

Infatti, il prestito che lo Stato concederà ai lavoratori, che ovviamente dovranno restituire, rischierà di fargli perdere buona parte della loro pensione.

I lavoratori interessati ad anticipare l’anno della pensione subiranno una decurtazione media sull’assegno pensionistico del 4% per ogni anno anticipato.
Questo 4% lo pagheranno fin quando non saranno arrivati all’età stabilità dalla Legge Fornero: 66 anni e 7 mesi per gli uomini; 65 anni e 7 mesi per le donne.

Questa però è solo una delle proposte discusse. Un altro modo per anticipare la pensione sembrerebbe invece essere la decurtazione del 2/3% per le pensioni fino a tre volte sopra il minimo Inps, mentre per i redditi maggiori le riduzioni potrebbero arrivare fino all’8%.

Il prestito arriverebbe però dalle banche e non dalle casse dell’Inps o dello Stato. Questo risulta il nodo più controverso della questione: chi pagherà gli interessi sul prestito? Lo Stato attraverso l’Inps o richiedenti? Al momento questo punto non è chiaro e il Governo non fornisce delucidazioni al riguardo.

Proprio per tali ragioni la UIL ha deciso di provare ad applicare i criteri stabiliti dal Governo, cercando di capire a quanto potrebbero ammontare le decurtazioni.

Riforma delle pensioni 2016: la soluzione delle UIL

Nella grande confusione del momento, la UIL ha provato ad applicare le tassazioni che sembrerebbero essere più probabili in un disegno di legge.

Ha ipotizzato una situazione in cui il lavoratore richiede la pensione 3 anni prima dell’età pensionabile e al quale verrà applicata la formula del prestito bancario. Pensando ad una tassazione dell’1% per ogni anno anticipato (quindi una stima molto bassa) e un tasso di interesse del prestito del 3,5% su una pensione di 1.000 euro lordi il lavoratore ne perderebbe 898 l’anno.

La situazione diventa ancora più pesante se gli anni di anticipo sono maggiori o se la pensione è più alta dei 1.000 euro lordi. Si arriva infatti a 2.535 euro annui per un uomo con anticipo di 2 anni e 1.500 euro lordi di pensione.

Nei calcoli della UIL si stima inoltre che per chi volesse anticipare la pensione di 3 anni e l’assegno di pensionamento fosse sui 3.000 euro lordi, le perdite sarebbero da capogiro: 5.371 euro di decurtazioni l’anno.

Le ipotesi che il Governo sta varando sembrerebbero penalizzare in modo troppo gravoso i richiedenti e la riforma rischia di essere l’ennesimo buco nell’acqua.

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