Reversibilità: può essere pignorata?

Anche la reversibilità può essere pignorata, tranne che in un caso. Ecco cosa dice la legge, limiti ed eccezioni al pignoramento della pensione ai superstiti.

Reversibilità: può essere pignorata?

La pensione di reversibilità può essere pignorata, esattamente come lo stipendio e le pensioni percepite ad altro titolo (ad esempio vecchiaia, indiretta e di invalidità).

Dunque chi percepisce la pensione del coniuge defunto può subire il pignoramento in caso di debiti verso terzi. La legge però stabilisce il limite oltre il quale la reversibilità non può mai essere pignorata inoltre prevede anche una “ipotesi eccezionale” che esclude il pignoramento, ovvero quando il coniuge superstite rinuncia all’eredità del defunto. Di seguito il punto della questione.

Pignoramento della pensione di reversibilità

Come accade per lo stipendio, anche le pensioni possono essere soggette a pignoramento, e tra queste la reversibilità non fa eccezione. I limiti al pignoramento sono stabiliti nel D.L. 83/2015 che all’articolo 13 recita quanto segue:

“le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.”

Dunque può essere pignorato presso l’INPS solo la parte eccedente l’ammontare sopra indicato. Ciò vale anche per la pensione di reversibilità che non rientra nell’elenco dei crediti non pignorabili indicati all’articolo 545 del Codice di procedura civile:

  • crediti alimentari;
  • sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Quanto può essere pignorato: il limite del “minimo vitale”

La legge stabilisce i limiti alla pignorabilità della pensione ai superstiti. Tale limite è un quinto dell’ammontare della reversibilità, fatta salva una quota che viene chiamata “minimo vitale”. Si tratta di una cifra al sotto della quale non si può scendere poiché è indispensabile a garantire una vita dignitosa e l’acquisto dei beni essenziali. La legge fissa la cifra del minimo vitale a 525,89 euro. Ciò significa che la pensione di reversibilità può essere pignorata nella parte eccedente la somma indicata.

Niente pignoramento della reversibilità in caso di rinuncia all’eredità

Esiste un caso - l’unico - in cui la pensione di reversibilità non può essere pignorata: se il coniuge superstite rinuncia all’eredità del defunto. Questo perché rinunciando all’eredità è possibile evitare la successione dei debiti che il coniuge aveva contratto in vita.

Precisiamo che (come stabilito dalla Corte di cassazione nella sentenza 286/1987) chi rinuncia all’eredità non perde il diritto a percepire la pensione di reversibilità: questa infatti scatta automaticamente alla morte del coniuge e non è oggetto di successione testamentaria. In altre parole, eredità e reversibilità sono autonome e indipendenti tra loro poiché la seconda non dipende dalla prima.

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