Renzi con un piede fuori dal PD: domani l’annuncio a Porta a Porta

Domani l’annuncio a Porta a Porta della scissione di Matteo Renzi dal Partito Democratico. Ma chi lo seguirà?

Renzi con un piede fuori dal PD: domani l'annuncio a Porta a Porta

La scissione renziana è ormai alle porte, anzi a Porta a Porta. Proprio nella puntata di domani del famoso programma di Bruno Vespa l’ex premier e sottosegretario annuncerà la fuoriuscita del suo gruppo dal Partito Democratico e la fondazione di un nuovo partito. Il nome di quest’ultimo - pare - sarà “Italia del sì”, che rievoca il voto su cui puntava Matteo Renzi al referendum del 2016.

PD, Renzi pronto allo strappo

In molti hanno provato a fermarlo, persino il fedelissimo Dario Nardella, che a Palazzo Vecchio lo ha sostituito. Ma, come rivela anche l’Ansa, gli ormeggi sono stati mollati, forse anche da più tempo di quanto si creda. Già sabato scorso, in un’intervista al Times, Renzi raccontava di aver lavorato quando era sindaco nell’antico studio di Machiavelli, concludendo: “Posso dirvi che non sono machiavellico”.

Ma è proprio al filosofo fiorentino che si pensa quando si osservano modi e tempi dello strappo dal PD, ovvero subito dopo la nascita del Conte bis e con un pretesto piuttosto futile. Un governo in cui Renzi ha piazzato alcuni suoi fedeli: almeno 2 ministri, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, e altrettanti sottosegretari, Ascani e Scalfarotto.

Chi seguirà Renzi?

“Paradossalmente” - assicura Renzi sempre al Times - il nuovo partito e gruppo parlamentare non sarà un pericolo per l’esecutivo, ma “ne amplierebbe il sostegno”. In qual modo, però, non è ancora chiaro, visto che molti (ex?) renziani non vogliono ancora uscire dal PD, ovvero l’area che fa capo a Luca Lotti e al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. E a destra nemmeno lo scissionista Giovanni Toti sembra interessato.

Renzi avrebbe offerto lealtà a Giuseppe Conte in persona, mentre con Nicola Zingaretti non c’è stato alcun contatto. L’attuale segretario dem ieri ha lanciato un nuovo appello all’unità, ma tutto è stato deciso. E così domani, intorno alle 18 (orario in cui viene registrata la puntata di Porta a Porta) Renzi spiegherà le sue ragioni, in anticipo di un mese rispetto alla Leopolda durante la quale il progetto sarà delineato in maniera più precisa.

In estate boom di donazioni ai comitati renziani

Che l’idea scissione fosse nell’aria già da un po’ - e non soltanto nella testa di Matteo Renzi - è provato dal boom di finanziamenti ai Comitati Azione Civile - Ritorno al Futuro, i comitati dell’ex segretario. Dai poco più di 20 mila euro a giugno, le donazioni sono arrivate a oltre 260 mila euro a luglio, mentre ad agosto si sono attestate a poco sotto i 220 mila euro. Sul podio delle donazioni ci sono gli imprenditori Daniele Ferrero (100.000 euro), Davide Serra (90.000 euro) e Lupo Rattazzi (60.000 euro versati da giugno ad agosto).

La lista dei parlamentari donatori, invece, può aiutare a delineare eventuali adesioni ai nuovi gruppi renziani (via Adnkronos). I senatori sono Andrea Ferrazza, Eugenio Comincini, Laura Garavini, Nadia Ginetti, Ernesto Magorno, Mauro Maria Marino, il ministro Teresa Bellanova, Davide Faraone, Giuseppe Cucca, Caterina Biti, Alan Ferrari, Salvatore Margiotta, Leonardo Grimani.

Tra i deputati: Maria Elena Boschi (1.500 euro versati in due tranche ad agosto), Ettore Rosato, Marco Di Maio, Anna Ascani, Mauro Del Barba, Martina Nardi, Lisa Noja, Maria Chiara Gadda, Andrea Rossi, Vito De Filippo, Luciano Nobili, Gennaro Migliore, Ivan Scalfarotto.

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