Randall Wray a paesi europei: chiedete la fine dell’austerità o lasciate l’UE

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Intervista condotta da CJ Polychroniou per il giornale finanziario nazionale greco Daily Express.

D) Lei è una delle figure di spicco della Teoria Monetaria Moderna (MMT). Da dove viene il nome MMT e su quali idee, principi, e assunzioni si basa?

R. La chiamavamo “Chartalist", in seguito al libro “State Theory of Money” di Georg Friedrich Knapp, nella metà degli anni ’90, quando stavo scrivendo il primo libro per stabilirne l’approccio. Keynes aveva sostenuto nel suo “Trattato sulla moneta” che l’approccio del denaro statale di Knapp si applicava agli ultimi «4000 anni, almeno», e così io ho deciso di chiamarlo «denaro moderno» per indicare che, mentre non siamo in grado di conoscere le origini del denaro, possiamo essere sicuri del fatto che si è trattato di denaro dello stato per gli ultimi «4000 anni, almeno».

D) La MMT ha ampia applicabilità nelle economie del mondo di oggi?

R. Assolutamente. In effetti, un paio di anni fa stavo lavorando con la Banca asiatica di sviluppo per applicare la MMT alla situazione dei paesi in via di sviluppo e ho scritto un documento di lavoro per generalizzare la teoria anche ai sistemi di cambio fisso in cui in realtà si potrebbe preferire il dollaro alla valuta nazionale. Penso che a volte la MMT sia stata inutilmente limitata a sistemi di moneta fluttuante. Questo è un errore, a mio avviso. Se un governo nazionale emette la propria valuta, denomina tasse o altri pagamenti obbligatori in tale valuta, e accetta la propria valuta per il pagamento, allora ha una moneta sovrana e si può applicare la MMT. Sia se un paese ha un tasso di cambio fluttuante o fisso, e sia se i residenti nazionali preferiscono valute estere per alcuni tipi di mercati oppure no, la politica della MMT si può applicare comunque. E inoltre i sostenitori della MMT consigliano un tasso di cambio fluttuante, perché ciò apre lo spazio politico, non perché la MMT non si può applicare.

D) Paul Krugman ha offerto una critica alla MMT che Lei a sua volta ha cercato di confutare. Quali sono le obiezioni principali di Krugman nei confronti della MMT?

R. In realtà Krugman migliora e migliora con l’età. Si sta gradualmente avvicinando a comprenderci. Penso che ognuna delle sue critiche è stata sbagliata e molti di noi lo hanno corretto. Lui non riconosce questo e davvero non mi importa se lo farà mai. Ciò che importa è che egli (tranquillamente) cambi idea e diventi sempre più giusto. Voglio dire, date un’occhiata a questo post recente: Moveable Feast Macroeconomics. Tale post è corretto almeno al 90%. Krugman capisce assolutamente che un emittente di moneta sovrana non può essere costretto al default. Capisce che gli “isterici” dei deficit, così come il presidente Obama, semplicemente sbagliano quando dicono che gli Stati Uniti potrebbero finire «a corto di soldi». Egli sa che non vi è motivo di temere i bond vigilantes se si emette la propria valuta. Krugman capisce tutto questo. Penso che rimane un disaccordo di base perché Krugman non ha completamente abbandonato il vecchio modello ISLM (sta per Investment Saving – Liquidity Money, si tratta di una rappresentazione sintetica del pensiero economico keynsiano, n.d.r.), che è confuso. Tale quadro non ha banche, non ha un sistema finanziario, né alcuna instabilità finanziaria. Ed è per questo che Krugman non comprende Minsky.

D) Lei è stato uno di quelli che hanno sostenuto sin dall’inizio che l’Unione monetaria europea era stata costruita su fondamenta difettose e che avrebbe avuto difficoltà a far fronte alle crisi finanziarie, quando sarebbero venute fuori, come sempre succede nel sistema del capitalismo. Il disegno dell’Eurosistema è stato solo un «errore tecnico» da parte dei suoi architetti a causa di una insufficiente comprensione di come funzionano le unioni monetarie, o è stato costruito in questo modo perché serviva determinati interessi iniziali?

Non posso pretendere di entrare nella mente dei fondatori della UEM. Forse hanno commesso degli errori, ma non c’era un grande schema. Non lo so. Ciò che è chiaro ora è che tutti i leader europei si sono resi conto del fatto che il sistema è fatalmente difettoso. Essi non hanno alcun pretesto per imporre sofferenza. Così ora certamente sembra che essi stiano usando questo sistema imperfetto per beneficiare di determinati interessi. So che i politici giocano in base agli interessi degli elettori nazionali, e posso capire la paura che, per esempio, i politici tedeschi possono avere, perché se appaiono troppo generosi nel trattare con i greci, potrebbero perdere le elezioni nazionali. Ma così facendo stanno imponendo una sofferenza intollerabile per la maggior parte d’Europa. Stanno condannando l’intero progetto europeo. L’Europa è già passata di qui, negli anni ’30. Non è finita bene allora, e non lo farà ora.

D) Lei ha scritto molto circa la crisi dell’euro, tra cui la crisi greca. A Suo avviso, la Grecia aveva molta scelta quando è finita sotto il meccanismo di salvataggio di UE/FMI, o avrebbe dovuto gestire in qualche modo un default e ritornare alla dracma? Si tratta di una presa di posizione di un certo numero di economisti sia in Europa che negli Stati Uniti. Lei cosa pensa a riguardo?

Ecco quello che io consiglio alla Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, l’Italia e la Spagna. È necessario unirsi, fare un patto che non permetterà al centro di mettersi l’uno contro l’altro. Insieme chiedere la fine dell’austerità, altrimenti si lascia l’UEM -tutti per uno e uno per tutti. Riduzione del debito per tutti. Sostanziale stimolo fiscale dal centro per tutti. Un programma di lavoro garantito per tutti. Senza questo, si lascia. Mettere in chiaro. Rendere credibile. E lasciare se il centro non ferma l’austerità. Non è necessario servire il programma di politica interna della Germania.

D) Le politiche di contrazione e le dure misure di austerità raccomandate con tanta passione da parte della Germania e dei leader europei come mezzo affinché la nazione periferica della zona euro affrontasse i suoi problemi di bilancio e di debito, indipendentemente da come sono stati commessi, hanno dimostrato di essere assolutamente catastrofici per quelle economie, causando enorme sofferenza umana e il rallentamento della crescita globale. Come si fa a spiegare la persistenza dei capi dell’Unione europea nel perseverare su tale strada, pur vedendo risultati così devastanti?

R. Come già detto, la politica interna in combinazione con un po’ di desiderio di imporre la disciplina del lavoro hanno portato Eurolandia alla situazione attuale. Ecco il problema. Quelli che sono potenti al centro vedono le esportazioni come il percorso per la prosperità. La Germania è, naturalmente, quella con più potere. Mentre la Germania è enorme all’interno dell’UE, in realtà è relativamente piccola rispetto all’economia globale. Non si può escludere che la Germania possa tenere sotto controllo i costi, pur innovando, migliorando l’efficienza e concentrandosi sulle esportazioni ad alto valore per creare domanda per la sua produzione (molte di queste esportazioni rimangono all’interno dell’UE, ovviamente). Forse la Germania può reggere il confronto con l’Asia e le Americhe. Ma questa strategia non ha alcuna possibilità di successo per l’Europa nel suo insieme. Il mondo non è abbastanza grande per soddisfare la domanda di produzione potenziale dell’Europa. Quindi, la Germania insiste nello stringere la cinghia e nel ridurre i costi per tutta l’Europa, il che non può funzionare perché gli europei non possono ridurre il tenore di vita dei cittadini del Viet Nam. E anche se lo facessero, ciò ucciderebbe anche la Germania.

D) Nonostante la tragedia in atto in Grecia e altrove nella periferia della zona euro, c’è una relativa calma in Europa dalla fine del 2012, ma in base a quello che Lei ha detto finora, suppongo che non durerà molto a lungo, in quanto il sistema rimane in un disperato bisogno di riparazione. È così?

R. È necessaria una riforma fondamentale. Ci deve essere un centro fiscale più forte in Europa - un equivalente al Tesoro degli Stati Uniti, in grado di fornire finanziamenti a tutti i paesi membri, invece di imporre austerità su di loro.

D) Gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare verso la fine dello scorso anno il cosiddetto “fiscal cliff”. Come si è arrivati ​​a questa situazione per una nazione di moneta sovrana considerata dagli investitori obbligazionari di tutto il mondo come il posto più sicuro per “parcheggiare” i propri soldi?

R. Nel nostro caso, io credo che si tratti in gran parte di politica. Ci potrebbe essere qualcuno che crede davvero all’assurdità di «rimanere a corto di denaro» (tra cui forse anche il Presidente, purtroppo), ma la maggior parte no. La pubblicità data alla MMT sulla proposta della “moneta di platino” è stata sufficiente per dissipare tali sciocchezze, e sia il presidente Greenspan che Bernanke hanno detto che gli Stati Uniti in qualità di emittente di valuta non possono diventare insolventi. Quindi, io penso che sia stato un grande compromesso da repubblicani e democratici per tagliare popolari programmi sociali. In altre parole, un sotterfugio. Io non ci credo.

D) Cosa prevede per l’economia globale nel 2013?

R. Se guardiamo gli Stati Uniti, vediamo disavanzi delle partite correnti ed eccedenze del settore privato, in quanto le famiglie continuano a risparmiare per ricostituire la ricchezza finanziaria che è stata spazzata via dalla crisi. Entrambi i settori agiscono come un freno per l’economia degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, tutti i livelli di governo stanno tagliando le spese, un altro freno. Non ci sono lati positivi in attesa. E infatti abbiamo visto il rallentamento dell’economia statunitense, con una crescita negativa. Molto di questo è dovuto ai tagli militari, ma la spesa pubblica è diminuita in 9 degli ultimi 10 trimestri. La spesa dei consumatori è cresciuta solo dello 0,2% nel mese di Gennaio, la crescita di posti di lavoro è stata solo di 157.000 rispetto a circa i 200.000 del mese precedente. E le imposte sui salari sono aumentate di 1.000 dollari l’anno per una famiglia tipica, a seguito del «compromesso», quindi le prospettive per il consumo sono ancora peggiori.

Oltre a questo, i banchieri continuano a mentire, imbrogliare, rubare, senza temere di essere perseguiti, senza vincoli di regolamentazione e di vigilanza.

Non c’è sollievo in vista. Si finirà con un crollo. Solo un indovino può prevedere quando accadrà.

Traduzione italiana a cura di Erika Di Dio. Fonte: Ecomonitor

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