Quotazione ENI, via libera del Governo ma è davvero il momento giusto con il petrolio in calo?

Il viceministro De Vincenti conferma le voci circolate riguardo alla cessione di una quota di Eni che rimane comunque un’azienda strategica ma è davvero conveniente questa mossa con le attuali quotazioni del petrolio?

Aggiornamento delle 14.56 - La notizia riportata nel seguente articolo è stata successivamente smentita dal Ministero dell’Economia e, poi, anche dallo stesso viceministro dello Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, che ha spiegato che il lancio di agenzia è stato determinato da una incomprensione delle sue dichiarazioni.

Intervenuto a margine della presentazione del rapporto Met 2015 sulla politica industriale e sulle imprese, il viceministro dello Sviluppo Economico, con delega all’energia, Claudio De Vincenti ha ribadito la convinzione propria di tutta la compagine di Governo di realizzare un ampia serie di privatizzazioni delle ex partecipate pubbliche.

L’intervento di De Vincenti fornisce comunque importanti chiarimenti a proposito della strategia complessiva dell’Esecutivo: anche per ENI sarà seguita una procedura simile a quella già messa in campo per Enel. In altri termini la cessione delle quote detenute dallo Stato al mercato sarà limitata dal momento che il cane a sei zampe

«deve rimanere una partecipazione di riferimento del pubblico: sono aziende strategiche»

Nel caso di Enel si è assistito recentemente all’immissione sul mercato di una quota pari al 5,74% del capitale sociale, secondo De Vincenti, con ENI dovrebbe presumibilmente essere adottata un’azione molto simile:

«Il Governo metterà sul mercato una quota di Eni seguendo la stessa procedura adottata per Enel»

A tal proposito è opportuno ricordare che il ministero dell’Economia detiene direttamente il 3,934% di Eni e, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, il 26,369% del colosso dell’energia. Se si dovesse effettivamente configurare un’operazione simile, almeno per dimensioni e per quote cedute al mercato, lo Stato Italiano rimarrebbe di certo l’azionista di riferimento di ENI.

Confermate, dunque le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi a proposito delle prossime privatizzazioni nel settore energetico, il viceministro De Vincenti ha anche ribadito che Eni

«è una società molto forte, che al di là dell’andamento dei prezzi del petrolio, ha prospettive di mercato solidissime»

In realtà, a guardare all’andamento del titolo Eni in borsa (attualmente scambiato a 15,36 euro con variazione del +0,79%), nella sola ultima settimana, si comprende chiaramente che molta della solidità di Eni è stata incrinata proprio dall’andamento del prezzo del petrolio e dal crollo avvenuto negli ultimi mesi.

Non si tratta solo dell’andamento di un titolo, lo conferma anche il piano industriale del gruppo ENI sempre più concentrato a cedere asset non strategici e, soprattutto, la riduzione dei dividendi che verranno assegnati per il 2015, il dato che ha determinato il collasso del titolo Eni in borsa questa settimana, per l’evidente disappunto causato negli azionisti.

C’è da chiedersi a questo punto se la strategia del Governo sia quella giusta e ci vuole poco a comprendere che la risposta è chiaramente negativa. E’ comprensibile che con un debito pubblico che lievita a cifre sempre più esorbitanti il Governo abbia urgenza di fare cassa attuando privatizzazioni e dismissioni delle aziende pubbliche ma non si vede alcun motivo valido per annunciare l’immissione sul mercato di una quota di Eni se è una società con prospettive solidissime e quello attuale appare chiaramente come il momento meno opportuno per un’operazione del genere che potrebbe quasi con certezza diventare una svendita, seppur di una parte ridotta del colosso italiano dell’energia.

Sono proprio le attuali quotazioni del petrolio ad aver determinato dei risultati negativi per ENI nel corso del 2014, in particolare dell’ultimo trimestre, e sono quelle stesse quotazioni ad aver portato i vertici del cane a sei zampe alla sgradevole decisione di ridurre i dividendi, con conseguente caduta del titolo in borsa. Le condizioni di mercato danno, quindi un chiaro segnale all’Esecutivo: aspettare tempi migliori.

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