Nel primo semestre del 2025, l’attività mondiale di fusioni e acquisizioni (M\&A) nel settore della esplorazione e produzione ha subito un brusco calo: il valore delle transazioni è sceso di circa un terzo, attestandosi attorno agli 82 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo del 2024.
La riduzione è stata amplificata soprattutto in Nord America, la regione tradizionalmente più attiva nelle operazioni, che ha visto la sua quota scendere dal 70% al 51% del totale globale. Secondo Rystad Energy, si tratta di una pausa naturale dopo due anni intensi di consolidamenti, culminati nella maxi-operazione da 60 miliardi di dollari che ha portato ExxonMobil ad acquisire Pioneer Natural Resources.
Alla base del rallentamento vi sono anche forti tensioni macroeconomiche: l’incertezza legata ai dazi imposti dall’amministrazione Trump, le fluttuazioni geopolitiche nei prezzi del petrolio e un divario crescente tra le aspettative di venditori e compratori, che allunga i tempi delle trattative.
Alcuni accordi sono stati cancellati o sospesi; un esempio è Amplify Energy che ha ritirato l’offerta da 306 milioni di dollari per asset nella Rocky Mountain Region. Nel bacino dello Eagle Ford, più del 75% dei processi di vendita avviati nel secondo trimestre è stato interrotto: una disconnessione tra domanda e offerta, ha descritto David Rockecharlie, CEO di Crescent Energy. Qui il valore delle M&A è calato del 58%, attestandosi sui 980 milioni di dollari, mentre nella Permian Basin la riduzione è stata di circa il 25%, a 6,8 miliardi. Invece, nel bacino del Bakken non si registrano attività nel 2025. Tuttavia, Crescent Energy è riuscita a concludere un’importante operazione, acquisendo Vital Energy per 3,1 miliardi di dollari con una transazione interamente in azioni.
La frenata nel settore del petrolio contrasta con un’impennata negli accordi legati al gas naturale. La domanda è sostenuta dalla crescente necessità di gas liquefatto (LNG) e dalla previsione di nuovi impianti a gas per alimentare l’espansione dell’intelligenza artificiale (AI). I principali bacini di shale gas USA — come Marcellus/Utica e Haynesville/Bossier — hanno visto un balzo nelle transazioni: da 1,8 miliardi di dollari nel secondo semestre del 2024 a 9,1 miliardi nel primo semestre del 2025.
Società come EOG Resources, Citadel ed EQT hanno annunciato operazioni miliardarie nel settore del gas shale nei primi sei mesi del 2025. Come ha spiegato Andrew Gillick di Enverus, i deal sul gas sono in crescita perché gli operatori cercano dimensioni e scala per partecipare alla corsa verso la nuova generazione a gas, ora supportata dal governo federale.
Il rallentamento delle M&A petrolifere negli Stati Uniti appare strutturale, in parte per via della scarsità di asset interessanti da acquistare dopo anni di consolidamento. Le turbolenze sui prezzi del petrolio e i dazi continueranno a generare cautela tra venditori e compratori. Rystad prevede un ulteriore calo del valore globale delle M&A upstream nelle prossime fasi del 2025, fatta eccezione per il settore del gas shale. Secondo Enverus, nel secondo trimestre negli USA sono stati registrati solo 13,5 miliardi di dollari in M&A, meno del passato e dominati da due operazioni principali, che hanno rappresentato oltre il 75% dei volumi. Anche compagnie energetiche del Golfo, come Saudi Aramco e Adnoc, stanno rallentando le acquisizioni, a causa della caduta dei prezzi del petrolio, scesi da 80 a 67 dollari al barile, e del surplus di offerta sul mercato.