Quota 100: lavoratrici tagliate fuori? Ecco la nuova Opzione Donna

Quota 100 rischia di essere un beneficio riservato per soli uomini; ecco perché l’Opzione Donna è una necessità dalla quale non si potrà prescindere.

Quota 100: lavoratrici tagliate fuori? Ecco la nuova Opzione Donna

La riforma delle pensioni, qualora non ci dovesse essere la proroga dell’Opzione Donna, comporterebbe dei vantaggi esclusivamente per gli uomini visto che difficilmente le lavoratrici potranno accedere alla Quota 100.

Basta analizzare le ultime statistiche dell’Inps per accorgersi che le donne molto raramente riescono ad accedere alla pensione ricorrendo alle opzioni che consentono di anticipare di qualche anno l’uscita dal lavoro. Ricordiamo, infatti, che per accedere alla pensione anticipata, o anche alla Quota 41, l’interessato deve aver maturato più di 40 anni di contributi, obiettivo difficilmente raggiungibile dalle donne che nella maggior parte dei casi hanno delle carriere lavorative piuttosto discontinue.

Ecco perché il Governo non potrà limitarsi alla sola Quota 100 ma dovrà mantenere le promesse fatte in questi mesi alle migliaia di lavoratrici che aspettano con ansia la proroga dell’Opzione Donna almeno per il triennio 2015-2018.

D’altronde è stato lo stesso Di Maio a confermare che la proroga dell’Opzione Donna si farà e che la riforma delle pensioni andrà a tutelare allo stesso modo lavoratori e lavoratrici.

A tal proposito però è bene ricordare che anche sull’Opzione Donna si applicheranno gli adeguamenti con le aspettative di vita passati e futuri; per questo motivo bisogna capire come cambierà l’Opzione Donna in caso di proroga della fase sperimentale.

Prima di tutto, però, facciamo chiarezza sul perché Quota 100 potrebbe rivelarsi un beneficio per soli uomini.

Quota 100: donne escluse dal pensionamento anticipato

La riforma delle pensioni che il Governo attuerà dal nuovo anno prevede l’introduzione della Quota 100 (che probabilmente partirà dalla primavera del 2019), una misura con la quale verrà consentito l’accesso anticipato alla pensione a coloro che hanno compiuto almeno 62 anni di età a fronte di un minimo contributivo di 38 anni.

Ed è proprio il requisito contributivo richiesto ad escludere la maggior parte delle lavoratrici dalla possibilità di ricorrere alla Quota 100. Analizzando gli ultimi dati Inps sull’attuale situazione del sistema previdenziale italiano, infatti, notiamo che la maggior parte delle donne accede alla pensione al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ossia al compimento dei 66 anni e 7 mesi (con 20 anni di contributi).

Su un totale di 4,1 milioni di pensionate, infatti, poco più di 970.000 hanno avuto accesso alla pensione anticipatamente.

Ricordiamo che le donne oggi per accedere alla pensione anticipata devono maturare almeno 41 anni e 10 mesi di contributi che dal prossimo anno saranno incrementati di 5 mesi. Il problema è che le donne difficilmente riescono a maturare abbastanza anni di contributi per accedere a questa misura, così come alla Quota 41 riservata ai precoci, vista la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro, un problema particolarmente diffuso specialmente al Sud dove il tasso di occupazione delle donne è di circa il 32,2% (il 49% se invece si prende in considerazione l’intero territorio della Penisola).

Insomma, le donne hanno difficoltà nell’avere carriere lavorative stabili e per questo la maggior parte di loro difficilmente potrà vantare quei 38 anni di contributi obbligatori richiesti dalla Quota 100.

Ecco perché la proroga dell’Opzione Donna, per la quale sono sufficienti 35 anni di contributi, è una necessità dalla quale non si può prescindere.

La “nuova” Opzione Donna

Anche se nella nota di aggiornamento al DEF non risulta la proroga dell’Opzione Donna, sembra che questa misura venga riproposta sia per il triennio 2015-2018 che per quello successivo, ossia 2019-2021.

È stato lo stesso Luigi Di Maio, infatti, a confermare che il provvedimento per la proroga di Opzione Donna è già stato inviato al MEF e indicato come rifinanziato; insomma, le lavoratrici che ne soddisfano i requisiti non hanno nulla da temere dal momento che queste misura potrebbe essere confermata già da gennaio 2019.

Ad oggi per Opzione Donna sono richiesti 35 anni di contributi, più un’età di 57 anni per le lavoratrici subordinate e di 58 anni per le autonome. Al requisito anagrafico, però, bisogna aggiungere i 7 mesi dei precedenti adeguamenti con le aspettative di vita.

A questi, poi, vanno aggiunti gli altri 5 mesi che dal 2019 saranno aggiunti per effetto del nuovo adeguamento con le aspettative di vita, con il quale ad esempio l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia sarà portata a 67 anni.

Per le lavoratrici, quindi, potrebbero essere necessari 58 e 59 anni (per le autonome) d’età per andare in pensione con Opzione Donna.

Inoltre il pensionamento non sarà immediato, dal momento che per le subordinate c’è da considerare una finestra mobile di 12 mesi che per le autonome sale a 18 mesi.

Le prime, quindi, andranno effettivamente in pensione all’età di 59 anni, mentre le seconde lo faranno alla soglia dei 60 anni; non è molto certo, ma comunque meglio rispetto a quanto previsto per la Quota 100.

Concludiamo però ricordando che andare in pensione con Opzione Donna avrà un costo per le lavoratrici; queste, infatti, accetteranno il ricalcolo contributivo della pensione che a seconda della posizione contributiva dell’interessata avrà degli effetti più o meno gravi sull’assegno previdenziale.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Opzione donna

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.