Quantitative easing sempre più imminente? Per Mario Draghi è di certo l’unico strumento in grado di scongiurare il pericolo ancora attuale della deflazione nell’Eurozona.
L’andamento della prima giornata del nuovo anno è segnato soprattutto dalle parole spese da Mario Draghi sul quantitative easing e sulla necessità di questo intervento per scongiurare il pericolo ancora tutto reale della deflazione. Dopo una momentanea agitazione dovuta ai dati macroeconomici del settore manifatturiero in lieve flessione in tutta l’Eurozona, e al di sotto delle aspettative in Italia e Spagna, le sedute delle piazze europee sono state contrassegnate da lievi rialzi e da una generale cautela mentre le parole di Draghi hanno avuto l’effetto di far scendere ai minimi sia l’euro (che arriva a 1,2038 dollari, ai livelli di oltre 4 anni fa) che i titoli di stato decennali: per quelli italiani il rendimento si attesta oggi all’1,81% con uno spread BTp-Bund a quota 126 punti base mentre i titoli di stato spagnoli portano sotto quota 100 il loro spread con i Bund tedeschi.
In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Handelsblatt, Mario Draghi è tornato a parlare della situazione dell’Eurozona e dei pericoli che ancora si profilano sull’orizzonte del vecchio continente. A tal proposito Draghi ha dichiarato che
«Il rischio che noi non adempiamo al nostro mandato di stabilità dei prezzi è più alto di quanto non fosse sei mesi fa»
in altri termini la deflazione e il calo dei prezzi, sono un elemento di perdurante preoccupazione per il presidente della BCE e per tutte le istituzioni economiche comunitarie. Si tratta, infatti di un rischio che «non è escluso, ma è limitato». Per questo diviene sempre più probabile, agli occhi di Draghi, quell’operazione di quantitative easing di grandi dimensioni che in molti attendono da tempo. Le dichiarazioni del presidente della BCE lascerebbero intendere che il quantitative easing è imminente e che debbano esserne solo definiti i dettagli:
«stiamo nella fase tecnica di preparazione per modificare le dimensioni, la velocità e la composizione delle nostre misure all’inizio del 2015, se queste dovessero essere necessarie, per reagire a un periodo troppo lungo di bassa inflazione».
Mario Draghi ha rilevato anche come, nel Consiglio Direttivo della BCE, ci sia unanimità di accordo sulla necessità di tali misure sebbene occorra ancora definire l’entità e le modalità dell’intervento.
Anche se non sono stati specificati i tempi di applicazione di questa misura, Draghi ha mostrato un cauto ottimismo circa l’andamento del nuovo anno e ha preferito definire l’attuale congiuntura economica come un lungo periodo di debolezza piuttosto che come una crisi. Per il 2015 Mario Draghi ha presagito uno scenario di miglioramento nel quale
«la combinazione delle nostre politiche monetarie e le riforme statali riporterà un poco della fiducia perduta»
Per questo occorre che i leader politici insistano ancora, e se possibile accellerino il passo sul versante delle riforme strutturali e sulla riduzione del carico fiscale europeo che è uno dei più onerosi in tutto il mondo e rappresenta il più grande svantaggio competitivo del vecchio continente. A tal proposito Draghi ha rilevato come
«le importanti riforme strutturali - mercato del lavoro flessibile, meno burocrazie, meno tasse - si muovono troppo lentamente»
Last but not the least, Draghi ha confermato che il suo mandato durerà fino al 2019 come previsto e che non ha alcuna intenzione di diventare un politico: si tratta di un deciso segnale alla politica italiana alla quale ha fatto capire chiaramente che non ha alcuna intenzione di succedere a Giorgio Napolitano nel ruolo di inquilino del Quirinale.