Post Marchionne: la storia del miracolo che ha portato Fiat nell’olimpo dei produttori auto

Se è vero che i prezzi di Borsa raccontano la storia del passato, proviamo a ricostruire quella di Sergio Marchionne al comando del Lingotto attraverso l’analisi delle quotazioni Fiat e FCA

Post Marchionne: la storia del miracolo che ha portato Fiat nell'olimpo dei produttori auto

Sergio Marchionne è uno di quei manager illuminati in grado di cambiare il corso della storia economica e finanziaria non solo di un grande gruppo industriale quale è FCA oggi, ma anche di incidere su due grandi economie come quella italiana e statunitense.

Come tutti gli uomini di caratura così elevata, la storia di Sergio Marchionne è fatta di corsi e ricorsi storici. Emblematiche in tal senso le due date che hanno praticamente aperto e chiuso la brillante carriera ai vertici di FCA (clicca qui per un approfondimento storico). Primo ed ultimo atto, entrambi datati 1° giugno.

È il 1° giugno 2004 quando Marchionne viene nominato amministratore delegato della Fiat dopo un anno trascorso all’interno del Cda per volontà espressa di Umberto Agnelli. È il 1° giugno 2018 la data del suo ultimo business plan, a Balocco, dove il manager italo-canadese presenta alla comunità finanziaria l’ambizioso Piano di sviluppo 2018-2022.

Poi cala il sipario. L’ultima apparizione pubblica a fine giugno quando Sergio Marchionne consegna una Jeep Wrangler all’Arma dei Carabinieri, poi il manager sparisce dai radar dei media. Fino a sabato scorso, quando il Consiglio d’amministrazione convocato in via straordinaria dal Presidente FCA John Elkann ratifica la nomina del successore di Marchionne: da oggi sarà Mike Manley a tenere in mano le redini del gruppo.

Il giudizio del mercato su Marchionne raccontato dall’equity story Fiat-FCA


L’era Marchionne, il grafico sintetizza l’andamento di Fiat in Borsa fino al 2014

Nel grafico è sintetizzata l’equity story di Fiat in Borsa dal 2004 al 2014. Un decennio ad alta intensità che ha visto Sergio Marchionne vestire i panni del grande tessitore di trame fra Torino e Detroit in un periodo, quello a cavallo della grande crisi finanziaria del 2007-2008, fra i più complicati dell’intera storia economica contemporanea.

Come abbiamo già detto, è il 1° giugno 2004 quando Marchionne prende in mano il timone dell’allora Fiat. Le azioni valgono poco meno 2,50 euro. La notizia della nomina del manager naturalizzato canadese suscita fin da subito entusiasmo nel mercato: la prima seduta dopo la nomina si chiude con un +4,6 per cento.

Poi la grande crisi. Il 2008 ha visto il titolo Fiat scendere anche sotto i 2 euro per azione ma a Torino non si sono mai scomposti. Nel gennaio 2009 la svolta epocale con il primo annuncio di un accordo preliminare e non vincolante per l’acquisizione del 35% della Chrysler, allora finita sotto il “Chapter 11” statunitense, ovvero sotto procedura fallimentare. Nel quinquennio successivo la quota di Fiat in Chrysler sale sempre più fino alla completa fusione nel 2014, anno di nascita del gruppo industriale FCA.

La Fusione fra il Lingotto e la società di Auburn Hills è con certezza la più grande operazione manageriale compiuta da Sergio Marchionne, e forse una delle più grandi anche a livello globale. Grazie all’acquisizione prima, e successiva fusione della Chrysler, Marchionne ha portato la Fiat alla ribalta mondiale passando dall’essere la “fabbrica italiana delle automobili” ad essere oggi il settimo gruppo globale produttore di automobili, presente in tutti e 5 i continenti del mondo.

In termini di multipli l’operazione Marchionne è stata ecumenica. Il debito industriale del gruppo FCA nelle punte più estreme della crisi ha sfiorato i 30 miliardi, nel prossimo quinquennio dovrebbe azzerarsi e permettere all’azienda di tornare a distribuire un dividendo ai propri azionisti.

Da quando è diventato Amministratore delegato nel 2004 Sergio Marchionne ha messo la firma su 14 bilanci generando per il gruppo FCA un totale di oltre 15 miliardi di utili, e ha chiuso solo due esercizi in rosso.

La Borsa ha sempre apprezzato l’onestà e la schiettezza di Marchionne. Dal 1° giugno 2004 fino al 10 ottobre 2014 (ultimo giorno di quotazione per i titoli Fiat dopo 111 anni di storia a Piazza Affari) il titolo aveva guadagnato circa il +178,80%.
Rispetto alle quotazioni di oggi l’era Marchionne ha valorizzato il gruppo e il brand FCA per un 515% circa in Borsa. Con il debutto delle azioni FCA, il 13 ottobre 2014 con una valutazione di poco inferiore ai 5 euro, oggi gli azionisti si trovano in mano un valore unitario di circa 15-16 euro.

Con l’uscita di scena di Sergio Marchionne si chiude senz’altro un’era. Il compito che spetta al suo successore, Mike Manley, non è di certo dei più semplici. Il nuovo manager inglese dovrà comunicare al mercato con la medesima maestria e saper mantenere intatta quella cultura aziendale coltivata negli anni dal predecessore. Come sempre poi, sarà il mercato a metter l’ultima parola.

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