Petrolio, troppa offerta: taglio alla produzione di 1 mln di bdp, parola all’OPEC

Il prezzo del petrolio al barile potrebbe crollare fino a 60 dollari, se l’OPEC non approverà l’atteso taglio alla produzione.

(Reuters) - Il prezzo del petrolio potrebbe precipitare a 60 dollari al barile, se l’OPEC non riuscirà ad approvare un taglio significativo alla produzione quando si riunirà a Vienna questa settimana, a quanto dicono gli operatori del mercato.

Perché il taglio alla produzione necessario?
I futures del Brent sono scesi del 34% da giugno, fino a toccare il minimo in quattro anni di 76,76 dollari al barile il 14 novembre, e potrebbero scendere ancora se l’OPEC non si troverà d’accordo a tagliare almeno 1 milione di barili al giorno (bpd), come dicono i gestori di fondi commodity.

«Il mercato metterebbe in dubbio la credibilità della OPEC e la sua influenza sui mercati petroliferi globali se non ci sarà nessun taglio», ha detto Daniel Bathe, del fondo di investimento Lupus alpha.
E ciò potrebbe portare il Brent a circa 60 dollari al barile.
«Il muoversi tutti in massa e il passaggio a posizioni speculative negative potrebbero accelerare il crollo del prezzo», ha aggiunto.
I gestori di fondi sono incerti sull’accordo: l’OPEC approverà il taglio di produzione? Bathe colloca la probabilità a non più del 50%.

Il prezzo del petrolio è in calo da questa estate a causa dell’offerta abbondante - in parte dovuta allo shale oil negli Stati Uniti - e a causa della scarsa crescita della domanda, in particolare in Europa e in Asia.
Di conseguenza, alcuni investitori ritengono che un piccolo taglio - di circa 500.000 barili al giorno - non sarebbe sufficiente a riequilibrare i mercati.

Doug King, a capo dell’ufficio investimenti di RCMA Capital, vede il Brent cadere a 70 dollari, anche se avvenisse un taglio di 1 milione di barili al giorno (bpd).

“Se l’OPEC non dovesse riuscire a concordare un taglio, i prezzi scenderebbero ancora e abbastanza rapidamente, con il greggio americano sui 60 dollari.”

Il greggio negli USA ha chiuso a 76,51 dollari venerdì, con il Brent poco sopra gli 80 dollari.

La guerra del petrolio
Con gli stati membri dell’OPEC che lottano per equilibrare i bilanci, molti paesi spingeranno per il taglio di produzione.
I prezzi sotto gli 80 dollari stanno mettendo a dura prova i membri più deboli del cartello economico, come il Venezuela.
Un taglio più grande - di 1 milione di barili al giorno o più - si colloca in uno scenario anomalo, ma una tale mossa potrebbe rapidamente spingere i prezzi sopra degli 85 dollari.
Doug Hepworth di Gresham Investment Management ha detto:

«Un taglio così significativo, di 2 milioni di barili al giorno, è necessario per spingere i prezzi di nuovo fino agli 80 dollari. E dovrebbe essere accompagnato da alcuni accordi disciplinari tra i membri non-sauditi.»

Il ruolo della Arabia Saudita
Il mercato è stato inondato di teorie cospirative sul perché l’Arabia Saudita non sia già intervenuta.
Il New York Times ha accennato ad una guerra globale di petrolio in atto, con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita da una parte e la Russia e l’Iran dall’altra.

L’Arabia Saudita aveva permesso che prezzo scendesse per incentivare gli Stati produttori dell’OPEC più piccoli, che spesso si basano sull’intervento di un produttore più grande, ad unirsi a Riyadh nel taglio di produzione.
Infatti, i Sauditi vogliono tagliare ma non vogliono tagliare da soli. Così, un taglio tra 1 milione e 1,5 milioni di bdp sarebbe sufficiente a riequilibrare il mercato.

Prima di rivedere il Brent tra gli 80 e i 90 dollari, il mercato aspetta di verificare se davvero l’OPEC sia ancora influente, se ci sarà solo un piccolo taglio, se il cartello economico si troverà in accordo unanime, se ci sarà un rialzo della domanda e un rallentamento della crescita dell’offerta.

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