Petrolio: l’accordo Arabia-Russia non funzionerà, il perché in 5 punti

Il prezzo del petrolio non può aumentare, l’accordo sul blocco di produzione non funzionerà per 5 semplici motivi.

I giganti dell’industria del petrolio, la Russia e l’Arabia Saudita, hanno trovato un accordo per bloccare i livelli di produzione nel tentativo di ostacolare la discesa del prezzo del petrolio, se anche altri produttori di petrolio confermeranno di voler fare lo stesso.

L’accordo segnerebbe la prima intesa in 15 anni tra l’OPEC e i paesi non-OPEC per sostenere l’industria energetica.

Ma gli investitori non si sono mostrati particolarmente colpiti, con il prezzo del petrolio WTI e il Brent in discesa nella sessione degli Stati Uniti di ieri dopo il rally nella prima mattinata di martedì sulla speranza di un taglio sulla produzione, piuttosto che un mero blocco ai livelli attuali.

L’accordo sul petrolio non può funzionare

Ecco perché il mercato non crede alla validità dell’accordo tra Russia e Iran e il perché il prezzo del petrolio continua a scendere invece di aumentare.

1. L’offerta supera ancora la domanda

In un mercato vittima dell’eccesso di offerta, un semplice congelamento della produzione non ha la stessa validità di un taglio, in particolare se pensiamo che l’Arabia Saudita e la Russia hanno registrato un livello di output da record a gennaio.

La Russia ha prodotto petrolio ai massimi record post Unione Sovietica a 10.88 milioni di barili al giorno il mese scorso, mentre la produzione dell’Arabia Saudita è arrivata vicina al record di 10.2 milioni di barili.

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2. L’Iran non accetterà l’accordo

Da poco libero dalle sanzioni occidentali, l’Iran potrebbe rifiutare di congelare la sua produzione di petrolio, decisione che andrebbe contro al suo piano di aumentare l’output per sostenere l’economia dopo anni di ali tappate.
L’Iran, che non era presente all’incontro di martedì, ha pianificato di aumentare la produzione di petrolio di almeno 500.000 barili al giorno quest’anno.

Mercoledì, l’inviato iraniano dell’OPEC ha detto al giornale Shargh che è «illogico» chiedere all’Iran di congelare il suo livello di produzione di petrolio, secondo quanto riportato da Reuters.

«Chiede all’Iran di congelare il suo livello di produzione di petrolio è illogico...quando l’Iran era sotto sanzioni, alcuni paesi hanno aumentato la loro produzione e che hanno causato il calo dei prezzi del petrolio...come possono aspettarsi ora che l’Iran cooperi ora e ne paghi il prezzo?»

avrebbe riferito Mehdi Asali.

3. La Russia potrebbe barare (ancora)

La Russia non ha la nomea di rispettare gli accordi.
Negli anni ‘90, la Russia non è stata fedele ad una intesa simile stipulata con la stessa OPEC.

Nel 2001, anno dell’ultimo accordo tra OPEC e Paesi al di fuori del cartello, l’Arabia Saudita aveva convinto il Messico, la Norvegia e la Russia a contribuire al taglio di produzione. Ma Mosca non rispettò i patti e aumentò il suo output.

4. L’OPEC sta già barando

Nonostante l’OPEC definisca limiti e obiettivi di produzione del petrolio, i livelli reali di produzione del cartello petrolifero sono sempre stati un punto di domanda.

«Chiunque abbia pensato che fosse possibile un confronto sul taglio di produzione deve sapere l’unica cosa nota sull’OPEC: bara. Imbrogliano su tutto. Anche se avessero annunciato un taglio della produzione, nessuno li avrebbe presi sul serio»,

ha commentato l’analista Dennis Gartman.

Vi è anche qualcuno che ritiene che l’OPEC stia già mentendo, affermando di produrre più petrolio di quanto effettivamente faccia.

«Alcune persone credono che l’Arabia Saudita ed altri stiano gonfiando i dati sulla produzione e sulle esportazioni così al momento della riunione dell’OPEC possono dire ’Oh sì, tagliamo qui e qui’,»

ha detto l’analista sulle commodities della UBS Wealth Management Wayne Gordon.

5. L’offerta non può diminuire

L’OPEC si rifiuta da tempo di tagliare la produzione di petrolio per mettere in difficoltà i produttori esteri ad alto costo, difendendo così la propria quota di mercato.

Con un congelamento della produzione, il prezzo del petrolio potrebbe salire tanto da far pensare ai produttori di shale oil che sia ora di aumentare la produzione, portando il mercato esattamente allo stesso punto di partenza.

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