Perché un nuovo DPCM? Le colpe della politica e quei mea culpa non pervenuti

Pioggia di critiche per l’ultimo DPCM firmato da Conte: i tentativi di governo, Regioni e opposizione di provare a mischiare le carte per nascondere le proprie responsabilità in merito a questa seconda ondata di coronavirus in Italia.

Perché un nuovo DPCM? Le colpe della politica e quei mea culpa non pervenuti

Se anche Marco Travaglio è stato molto critico in merito al nuovo DPCM varato da Palazzo Chigi, vuol dire che questa volta probabilmente il governo è riuscito nella non facile impresa di scontentare proprio tutti.

Giuseppe Conte alla fine ha ceduto a chi voleva un segnale forte per cercare di stoppare l’aumento dei contagi da coronavirus in Italia. La situazione al momento non è ancora particolarmente allarmante, ma se la curva epidemiologica dovesse continuare nel trend degli ultimi giorni, a novembre potremmo ritrovarci nella stessa situazione di marzo.

Il primo problema è che, come riconosciuto con grande onestà intellettuale anche dal direttore del Fatto, questa volta le misure decise dal premier appaiono come poco utili alla causa, oltre che dannose dal punto di vista economico e sociale.

La gran parte dei ristoratori e dei proprietari di palestre o cinema, hanno infatti seguito alla lettera i protocolli fin qui imposti, anche con uno sforzo economico per adeguare i loro locali ai nuovi dettami resi necessari dall’emergenza.

Nonostante non siano luoghi che hanno dato vita a un numero significativo di focolai, il maggior numero dei contagi continua a esserci tra le mura domestiche, l’ultimo DPCM va a colpire dei settori che stavano provando a rialzarsi dopo la mazzata del lockdown.

Contando poi che si sta andando verso l’inverno dove la movida è molto minore rispetto ai mesi più caldi, si trattava solo di aumentare i controlli (e magari anche le sanzioni) per assicurarsi che le già stringenti regole venissero rispettate.

Il paradosso è che si è deciso di chiudere o dimezzare l’attività di settori dove le cose sembravano funzionare, non andando al tempo stesso a incidere sulle vere criticità: il funzionamento del nostro sistema sanitario e i trasporti.

Come si è arrivati al nuovo DPCM

A mettere fretta a Palazzo Chigi nel varare un nuovo DPCM a stretto giro dall’ultimo, senza contare il decreto legge che ha stabilito l’utilizzo della mascherina anche all’aperto, è stato l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva: al momento in tutto Italia sono 1.208 per quanto riguarda i malati Covid.

Di questo passo, la pressione ospedaliera potrebbe diventare insostenibile nel giro di qualche settimana. Non sono mancati negli ultimi giorni i gridi di allarme da parte di scienziati e associazioni: senza un intervento, il rischio probabile sarebbe stato quello di centinaia di morti al giorno così come a marzo.

Se però allora il coronavirus colse impreparato tutto il mondo, Oms in primis, adesso questa situazione non è più accettabile. La colpa dell’emergenza attuale non è soltanto di quei cittadini che in estate sono stati particolarmente “sbadati”, ma soprattutto delle Istituzioni che nello stesso periodo non hanno fatto i compiti delle vacanze.

A fronte di soldi che sono stati stanziati in maniera sufficiente nel decreto Rilancio, le Regioni non hanno attivato le terapie intensive e sub-intensive previste, non assumendo al tempo stesso altri anestesisti e addetti al contact tracing.

Non sono stati fatti i lavori previsti negli ospedali, altro grande luogo di contagio, per separare adeguatamente i pazienti Covid dagli altri, così come non è stato potenziato il servizio di trasporto pubblico e non è migliorata la rete per la realizzazione dei tamponi.

Il paradosso è che un ristorante o una palestra che ha speso soldi e tempo per rispettare il protocollo sanitario imposto, si trova adesso di nuovo a essere colpito alla scure del DPCM mentre governo e Presidenti di regione, molti dei quali rieletti a settembre con autentici plebisciti, continuano in uno stucchevole scaricabarile per celare tutte le loro colpe.

Quei mea culpa non pervenuti

Durante l’ultima conferenza stampa, sarebbe stato onorevole se Giuseppe Conte a nome di tutta la sua maggioranza di governo avesse chiesto scusa per essere di nuovo impreparati anche in questa seconda ondata.

C’è da dire che il premier non ha particolari colpe se, dopo aver stanziati i fondi necessari, i governatori hanno dormicchiato nell’adeguare all’emergenza un sistema sanitario che è di competenza regionale.

Il commissario straordinario Domenico Arcuri nei mesi scorsi aveva però lanciato più di un allarme a riguardo, con il premier e i ministri competenti che avrebbero dovuto strigliare a dovere i Presidenti negligenti.

Sarebbe ammirevole un mea culpa da parte di Matteo Salvini, che in estate rifiutava di indossare la mascherina, e Giorgia Meloni, che demonizzava l’app Immuni, insieme a tutti quei politici che parlavano di un virus morto.

Dovrebbero ammettere le proprie responsabilità i governatori che hanno fatto poco o nulla a livello sanitario negli ultimi mesi: adesso chiedono che non vengano fatti tamponi agli asintomatici per non far collassare un sistema di tracciamento che non è stato adeguato, da loro, a una seconda ondata.

Invece di fare tutto questo, Di Maio invoca il taglio dello stipendio dei parlamentari, Salvini minaccia un ricorso al Tar e la Meloni offre il proprio aiuto al governo a patto di nuove elezioni finita l’emergenza. Tutti insomma non riescono proprio a smettere di essere in perenne campagna elettorale.

Il fatto che in Europa molti Paesi siano messi peggio di noi è un falso alibi: sarebbe bastato poco per non andare in crisi di fronte a una seconda ondata più che prevista, tenendo aperto il più possibile proprio mentre gli altri tornavano a chiudere.

Ancora una volta governo e Regioni non sono riusciti a essere un passo avanti rispetto al coronavirus: con l’ultimo DPCM ai cittadini vengono chiesti nuovi sacrifici, ma oltre alla promessa di un ristoro economico sarebbero state necessarie anche delle scuse da sempre poco in uso negli ambienti della nostra politica.

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Italia Coronavirus DPCM

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2 commenti

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Max • 3 settimane fa

Nessun lockdown in italia non ci rinchiudete solo perche volete azzerare il debito a noi del debito non ci frega e cmq troppe bugie sul virus drllo stato ora gli italiani si sn fatti furbi percio era ora che tiriamo le palle fuori

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Desp77 • 1 mese fa

Ma perchè non si sono chiuse le regioni, lasciando aperto il trasferimento solo per motivi di lavoro, salute, evitando così tutta quella bella parte di contagi di scambio?
E poi, sta movida...ma la smettiamo di nasconderci dietro il dito? e’ sufficiente aprire gli occhi, magari usare instagram per vedere i video che si fanno i nostri ragazzi...insomma non trovare scuse e si capisce bene perchè il virus corre.
Certo che i controlli sarebbero dovuti essere maggiori. Girando si possono ben vedere le persone che non rispettano l’utilizzo della mascherina come anche le distanze.

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