Quando riaprono i parchi divertimento

Laura Pellegrini

23 Aprile 2021 - 13:44

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La road map delle riaperture di Draghi ha fissato anche la ripartenza dei parchi divertimento: la data ha scatenato proteste per i 230 parchi dislocati su tutto il territorio nazionale. Quando riaprono?

Quando riaprono i parchi divertimento

Nel calendario delle riaperture dal 26 aprile fissato dal nuovo decreto i parchi tematici e di divertimento saranno gli ultimi a poter riaprire i battenti, insieme ai centri termali e ai convegni e congressi.

Ecco quando si potrà andare di nuovo a Gardaland, Mirabilandia, Rainbow Magicland e gli altri parchi di divertimento sparsi in Italia, e quali sono le regole per la ripartenza.

Parchi divertimento: quando riaprono? La data che fa discutere

1° luglio 2021: questa la data di riapertura dei parchi a tema e di divertimento in Italia (ma solo in zona gialla) decisa dal Governo.

A denunciare il danno per gli oltre 230 parchi divertimento collocati su tutto il territorio nazionale è l’Associazione Parchi Permanenti Italiani, che sottolinea come delle strutture all’aperto e “ipercontrollate, sono inspiegabilmente considerate attività pericolose ”.

L’Associazione ricorda che lo scorso anno con la pandemia in atto e senza vaccinazioni, “il settore è stato riaperto a fine maggio”, mentre nel 2021 “con la campagna vaccinale in corso, i farmaci e le nuove accortezze, incomprensibilmente, il Governo toglie un mese di lavoro al settore ”.

Senza considerare il fatto che diversi studi scientifici evidenziano il minor rischio di contagio all’aperto - e ciò ha permesso al riapertura dei ristoranti anche per cena ma solo negli spazi aperti - oltre al fatto che il cloro presente nelle piscine elimini in pochi secondi l’agente virale.

Evidenze che non hanno portato alla riaperture dei parchi divertimento, ma anzi, li hanno danneggiati e collocati nell’ultima data disponibile sulla road map governativa.

La protesta di Gardaland e i protocolli di sicurezza

Ad alzare la voce tra gli altri è in particolare il parco divertimenti Gardaland, sul Lago di Garda, che ogni anno accoglie migliaia di italiani e turisti provenienti da tantissimi stati del mondo. E altrettanto importanti sono i lavoratori che svolgono la propria attività all’interno del parco a tema: si tratta di “oltre 1.500 dipendenti diretti e 10.000 occupati nelle aziende dell’indotto del Lago di Garda”, che rappresentano “una colonna portante dell’economia italiana”.

L’Amministratore Delegato di Gardaland, Aldo Maria Vigevani, ha ricordato come lo scorso anno, grazie a un efficace Protocollo di Sicurezzanon è stato registrato nessun contagio tra i suoi ospiti”.

Siamo trattati peggio delle sale giochi e delle altre attività al chiuso - sottolinea, invece, Giuseppe Ira, Presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani -, inclusi i ristoranti, nei quali si sosta per ore senza mascherina. Le attività dei nostri parchi si svolgono sempre all’aperto, con ampi spazi a disposizione e sotto il controllo di personale preposto, a differenza di quanto può accadere per strada o nelle aree gioco per bambini dei parchi pubblici”.

Nei parchi a tema vengono rispettate sin dallo scorso anno regole molto severe, prosegue Ira. “Contingentiamo gli ingressi per evitare ogni rischio di assembramento e abbiamo predisposto severi protocolli di sicurezza che hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia lo scorso anno”.

Allo stesso modo, la beffa riguarda anche altre attività all’aperto: per esempio, dal 26 aprile riaprono i musei (anche al chiuso) nelle zone gialle, ma rimangono chiusi i parchi faunistici e i parchi avventura all’aperto. Così come il 15 maggio riaprono le piscine all’aperto, ma non i parchi acquatici.

Le perdite del settore a causa della pandemia

Avanzando la richiesta di revisione delle date di riapertura, l’Associazione ha anche ricordato come i parchi divertimento siano tra le attività maggiormente colpite dalla pandemia di Covid-19: le perdite medie si aggirano attorno all’80% in media.

Fino al 2019 - ricorda il presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani -, il nostro settore coinvolgeva direttamente 25.000 occupati, circa 50.000 con l’indotto. La perdurante incertezza porterà ad una fortissima contrazione degli occupati, ormai in FIS da troppi mesi. La nostra forza lavoro non ce la fa più ”.

Se ciò non bastasse, ricordiamo anche che - non facendo parte del settore turistico - i parchi non hanno avuto accesso nemmeno alle agevolazioni fiscali introdotte dal Governo, come l’esenzione dal pagamento dell’Imu. “Per non parlare dei finanziamenti”, conclude Ira: “un’azienda che perde l’80% nel 2020 e nel 2021 avrà comunque risultati negativi, a causa del Covid-19 e della chiusura disposta dal Governo, non è considerata affidabile”.

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