Per Francia e Italia l’austerità è ai titoli di coda. Ma Berlino non ci sta e incalza: «fate i vostri compiti a casa». L’Europa si spacca sul Fiscal Compact

Napolitano parla all’incontro della BCE a Napoli: «pensare alla crescita ed a sconfiggere la disoccupazione». Ieri l’annuncio francese: «respingiamo l’austerità».

Dopo la convulsa giornata di ieri, l’Europa sembra essere arrivata a un bivio: da un lato la strada del rigore finanziario, promossa dalla Germania e dai suoi alleati, e dell’altra quello dell’allentamento dei vincoli di bilancio, che vede in prima posizione l’Italia e, ormai ufficialmente, anche la Francia.

Tra i due fuochi si muove la BCE di Mario Draghi, che da mesi ripete ormai il suo diktat: allentamento sì, ma solo dopo le riforme strutturali.

Ma per Francia e Italia ormai anche le riforme strutturali sembrano impossibili da attuare: dopo 6 anni di crisi, le economie dei due paesi sono ferme, il populismo avanza e i cittadini non sono più disposti ad accettare ulteriori tasse e ulteriori tagli.

Ma non solo, se a Parigi la presidenza Hollande non riesce a venire a capo di nulla, anche in Italia Renzi, dopo una primavera fatta di entusiasmo e annunci, sembra aver perso la carica iniziale.

Lo stimolo della novità Matteo Renzi si sta esaurendo e il rischio è che il Premier possa ritrovarsi in quel pantano – fatto di sindacati, alleanze interne ed esterne al partito, trappole politiche - in cui era caduto il governo da lui esautorato, quello di Enrico Letta.

Per Italia e Francia, ormai, l’unico modo per fare le riforme, in sostanza, è quello di allentare i vincoli e spendere di più, in modo da dar fiato all’economia e di conseguenza a tutti i cittadini.

Anche perché la disoccupazione in Europa resta alta e se non c’è lavoro non c’è consenso, e se non c’è consenso, addio riforme strutturali.

Il colle prende posizione
Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato all’incontro informale di Napoli con i vertici della Banca centrale europea e ha detto:

"La nostra prima preoccupazione è naturalmente l’altissimo tasso di disoccupazione in area Euro e soprattutto in alcuni paesi come l’Italia. L’Italia intende portare avanti con determinazione e accelerare un chiaro impegno di superamento di sue debolezze strutturali, a cominciare dal così elevato debito pubblico, ma al tempo stesso nel contribuire all’agenda europea di questo semestre agisce per spostare l’accento delle politiche europee verso programmi coordinati d’investimento per l’innovazione e la creazione di lavoro”.

Di diverso avviso il Governatore della BCE Mario Draghi, che ha mantenuto la posizione intermedia ribadendo che l’allentamento di bilancio è vincolato alle riforme strutturali:

“il Patto di stabilità e crescita contiene la flessibilità necessaria per tener conto dei potenziali costi di bilancio delle riforme strutturali. Solo le riforme strutturali, che aumentano la crescita potenziale, e quindi la sostenibilità del debito, possono creare i margini per usare in futuro la politica di bilancio in funzione pro-crescita".

Il richiamo tedesco
L’annuncio francese ha scatenato immediatamente la reazione della Cancelliera tedesca Angela Merkel che, neanche troppo velatamente, ha ricordato a Francia e Italia che:

«Non siamo ancora al punto in cui si possa dire che la crisi è alle nostre spalle. I Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere. Il Patto di stabilità e crescita si chiama così perché non può esserci crescita sostenibile senza finanze solide».

I numeri del Def
Mentre Napolitano incontrava i vertici della BCE a Napoli, Il Ministro dell’Economa Pier Carlo Padoan, presentando l’aggiornamento del documento di economia e finanza (DEF), ha detto:

«In assenza d’interventi significativi i paesi europei rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione. Una disoccupazione elevata e una crescita nominale piatta rendono più difficili il recupero di competitività e la sostenibilità del debito».

Anche perché, come ha sottolineato il Ministro, le sole politiche della BCE (come il Tltro o l’acquisto di titoli ABS) non basteranno a rilanciare l’economia:

“Alla luce dell’attuale scenario di crisi è realistico assumere che la sola politica monetaria non sia sufficiente a rilanciare la crescita, nonostante il cruciale contributo fornito alla stabilità finanziaria".

Dal 15 ottobre il Def italiano sarà analizzato dai tecnici di Bruxelles, che vaglieranno la sostenibilità della nuova finanziaria: se il documento non dovesse passare l’esame, l’Italia si giocherebbe in poco tempo la credibilità così faticosamente ricostruita da diversi anni a questa parte.

Il semestre italiano di presidenza dell’Unione, nonostante i limiti in cui si muove, sta riuscendo nell’impresa di mettere il concetto di crescita al centro del dibattito europeo: se l’Italia non dovesse passare l’esame, a quel punto perderebbe ogni credibilità nell’indicare quale strada del bivio intraprendere.

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