Pensioni di invalidità, a rischio l’aumento degli assegni

L’aumento degli assegni delle pensioni di invalidità rischia di saltare con un cambio dell’esecutivo. A lanciare l’allarme è il sottosegretario tecnico Vincenzo Zoccano.

Pensioni di invalidità, a rischio l'aumento degli assegni

Pensioni di invalidità a rischio con la crisi di governo che, seppur arrivata alle battute finali, continua a seminare dubbi e incertezze nel settore previdenziale. Settore che, in caso di un effettivo cambio di guida politica, ne uscirebbe come uno dei più colpiti.

Sul tema delle pensioni di invalidità è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Famiglia e alla disabilità, Vincenzo Zoccano, a intervenire con toni preoccupati e accusatori nei confronti di una crisi che mette in dubbio il lavoro svolto fina ad ora, per arrivare all’aumento degli assegni delle pensioni di invalidità.

Il sottosegretario, tecnico nominato in quota Cinque stelle, non ha dubbi e accusa non troppo velatamente gli ex alleati del Carroccio “da esponente tecnico di questo governo, prendo atto che ancora una volta le politiche per la disabilità sono messe a rischio da una crisi di governo che poteva benissimo essere evitata”.

Pensioni di invalidità, i rischi

L’aumento delle pensioni di invalidità sono state un tema caldo e carico di promesse da entrambi gli esponenti di governo. Sia Salvini che Di Maio hanno più volte ribadito la necessità di aumentare gli assegni che sono fermi a poco più di 280 euro al mese.

Tralasciando le difficoltà che l’Inps incontra nell’erogazione, tra truffe e controlli necessari a garantire l’assegno, oggi gli aumenti che sembravano più vicini rischiano di sparire travolti dalla crisi di governo.

Zoccano afferma che in questo momento “tutte le norme in cantiere a favore della disabilità, norme ’trasversali’ che dovrebbero avere già incontrato l’approvazione, sono in questo momento bloccate”.

La possibile fine del governo mette quindi a rischio il tanto agognato aumento delle pensioni di invaliditàuno dei tanti temi di interesse per milioni di persone con disabilità che non arrivano a fine mese e sul quale c’è già un ragionamento avanzato con Inps, il presidente del Consiglio, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali per un piano quadriennale”, continua Zoccano.

Caregiver, i provvedimenti in dubbio

Ma l’elenco dei provvedimenti che con la possibile caduta del governo rischiano di non vedere la luce perché “chissà quando verranno calendarizzati o approvati”, prosegue Zoccano, è lungo ed è la norma sui caregivers familiari a capeggiare la lista.

In Italia si stimano infatti oltre 600mila persone impegnate quotidianamente nella cura di un familiare con gravi disabilità. Non si tratta di volontari ma di “persone che hanno scelto di dedicare la loro vita ad assistere qualcuno che amano e che per questa scelta si vedono privati di molte possibilità e anche di diritti”, afferma Zoccano.

Una norma cara al sottosegretario, lui stesso non vedente, e presidente del Forum italiano sulla disabilità e componente della direzione nazionale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. La norma citata da Zoccano mira al riconoscimento legale e politico delle persone che si prendono cura in modo non professionale dei disabili.

La norma sui caregivers prevedrebbe la copertura a carico dello Stato dei contributi figurativi riferiti al periodo di lavoro di assistenza e cure effettivamente svolto, al pari dei lavori domestici e che vanno a sommarsi ai contributi da lavoro già versati.

Zoccano ha spiegato di aver messo da parte circa 25 milioni l’anno per due annualità, a disposizione della presidenza del Consiglio, proprio in favore della norma.

Fondi blindati in senso tecnico per due anni, e che dopo andranno per forza di cose in economia. «Il provvedimento è infatti fermo in commissione e questo blocco rischia di far perdere i fondi già stanziati», dice Zoccano

Accanto alla norma in cantiere molte altre cose rimangono ferme. «La riqualificazione professionale dei ciechi e degli ipovedenti prevista dalla legge 113 rimane nel limbo, così come il Codice per la disabilità che armonizza e riordinare, anche innovandole, le disposizioni dell’ordinamento vigente»,conclude Zoccano.

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