Crisi di governo, cosa succederà in Senato? I quattro possibili scenari

Martedì in Senato ci saranno le comunicazioni del premier Conte e poi, forse, verrà votata la mozione di sfiducia della Lega nei suoi confronti: le quattro possibili soluzioni di questa crisi di governo arrivata ora alla resa dei conti.

Crisi di governo, cosa succederà in Senato? I quattro possibili scenari

L’ora X scatterà alle 15 di martedì 20 agosto al Senato, quando Giuseppe Conte terrà le sue comunicazioni così come stabilito dal voto sulla calendarizzazione della scorsa settimana e poi, in caso di mancate dimissioni spontanee da parte del premier, ci potrebbero essere le votazioni sulle eventuali mozioni tra cui anche quella di sfiducia da tempo annunciata dalla Lega.

A Palazzo Madama i colpi di scena però potrebbero non mancare visto il clima di grande incertezza e confusione, con i vari partiti che al momento stanno tutti cercando di serrare le fila per cercare di individuare la soluzione migliore per uscire vincitori da questa crisi di governo.

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Allo stato delle cose sembrerebbero esserci quattro soluzioni per tirarsi fuori da questo pantano politico provocato dalla mossa di Matteo Salvini di annunciare, lo scorso 8 agosto, la fine dell’esperienza gialloverde e la sfiducia verso il premier Giuseppe Conte.

Se all’inizio delle elezioni anticipate in data 27 ottobre sembravano essere quasi scontate, adesso però il sentore è che, complice anche il fatto che tra i parlamentari in molti vogliono evitare a tutti i costi le urne, martedì possa uscire fuori un nuovo governo sostenuto da un ventaglio di ipotesi di varie maggioranze.

Crisi di governo: le quattro vie d’uscita

Da quando al Senato si è votata la mozione del Movimento 5 Stelle sulla Tav, nel machiavellico mondo della politica italiana è successo tutto e il contrario di tutto, con la miccia che è stata accesa da un Matteo Salvini che ha strappato con i pentastellati invocando le elezioni anticipate.

Poi è avvenuto quello che non ti saresti mai aspettato, ovvero un’apertura da parte di Matteo Renzi verso i 5 Stelle, con i grillini che invece di mettersi a ridere hanno iniziato a flirtare con i dem per capire se poteva nascere una nuova maggioranza.

Vista questa evoluzione delle cose, il leader della Lega adesso sembrerebbe essere tornato sui suoi passi aprendo a un nuovo accordo con il Movimento anche se, in questo senso, ormai potrebbe essere tardi.

Il comportamento di Salvini è simile a quello di un marito che, dopo aver lasciato la moglie guardandosi però bene dal fare le valigie e abbandonare il tetto coniugale, adesso grida al tradimento perché la donna sta iniziando a tessere rapporti con un altro uomo.

Fatto sta che in questo triangolo politico sembrerebbero esserci quattro scenari che potrebbero uscire fuori dal “match” che si terrà martedì al Senato, anche se non sono da escludere altri colpi di teatro.

Elezioni anticipate

Quando il Carroccio ha fatto deflagrare la crisi di governo, delle elezioni anticipate sembravano essere inevitabili tanto che si è subito iniziato a ragionare su quella che poteva essere la possibile data.

Se martedì il premier Conte dovesse dimettersi oppure essere sfiduciato, al Presidente Mattarella non resterebbe che iniziare le consultazioni per vedere se è possibile la nascita di una nuova maggioranza di governo.

Se tutti gli incontri dovessero risultare infruttuosi, allora al Colle non rimarrebbe che sciogliere le Camere con le elezioni che, nel caso il rompete le righe avvenisse prima della fine di agosto, ci sarebbero quindi domenica 27 ottobre.

Ci sono però due fattori che negli ultimi giorni hanno fatto perdere quota a questa ipotesi. Il primo è che tra i parlamentari soltanto Lega e Fratelli d’Italia vorrebbero un rapido ritorno alle urne mentre tutti gli altri, anche Forza Italia è titubante, sarebbero molto più propensi a un prosieguo della legislatura.

Il secondo è che al Quirinale spaventa non poco un voto in piena sessione di Legge di Bilancio, visto lo spauracchio dell’aumento dell’Iva che sarebbe inevitabile in caso di una manovra non approvata entro la fine dell’anno.

Governo Lega-M5S

Dopo che durante il voto sulla calendarizzazione al Senato si è palesata una nuova maggioranza M5S-PD-Autonomie-Misto, Matteo Salvini con una piroetta è in qualche modo tornato sui suoi passi facendo abiura verso le critiche ai pentastellati non escludendo così che l’esperienza gialloverde possa andare avanti.

Naturalmente tutto questo caos avrebbe degli strascichi, con Giuseppe Conte che difficilmente resterebbe a Palazzo Chigi così come sarebbero diversi gli attuali ministri che rischierebbero il posto.

Se i grillini dovessero quindi accettare la pace proposta ora dal Carroccio, potrebbe nascere un governo Lega-Movimento 5 Stelle bis degno dei classici meccanismi della Prima Repubblica invece che della sbandierata Terza.

Questo potrebbe avvenire se i pentastellati martedì presentassero una mozione a sostegno del governo, che dovrebbe essere votata anche dalla Lega, oppure se dopo le dimissioni del premier arrivasse un nuovo accordo.

L’ostacolo più grande verso questa nuova maggioranza carioca è il fatto che i 5 Stelle, come emerso dal vertice a casa Grillo, pensano che ormai Matteo Salvini non sia più un interlocutore affidabile.

Governo M5S-PD

Se a maggio 2018 il “forno” aperto da Luigi Di Maio verso il Partito Democratico non è stato neanche aperto per il diktat contrario di Matteo Renzi, ora è l’ex premier che per “responsabilità” si è detto pronto a dialogare.

Parole queste che non hanno lasciato indifferenti i grillini che ora stanno ragionando a riguardo. Certo che dopo tutti gli insulti da una parte e dall’altra degli ultimi anni, vedere insieme pentastellati e renziani farebbe un certo effetto.

Se quindi l’attuale governo dovesse cadere, in Parlamento ci sarebbero tutti i numeri per una nuova maggioranza giallorossa visto che il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sono stati i due partiti più votati alle ultime elezioni.

Rimane tutto un mistero però su quali basi programmatiche possa nascere questa alleanza, visto che i grillini in pratica non dovrebbero trattare con Zingaretti ma con Renzi, che può contare sulla maggioranza dei parlamentari dem visto che le liste nel 2018 le ha fatte lui: oltre alla volontà comune di evitare l’aumento dell’Iva, non appaiono esserci altri punti di incontro per creare un governo che possa andare avanti a lungo.

Governo istituzionale

Nel caso di una fine del governo gialloverde e di un mancato accordo tra PD e 5 Stelle, Sergio Mattarella a quel punto potrebbe decidere di giocarsi l’ultima carta per evitare un voto in autunno che metterebbe a rischio l’approvazione della legge di Bilancio entro il 31 dicembre.

Che sia un governo di scopo, tecnico, istituzionale o di legislatura, poco cambierebbe visto che a prescindere qualsiasi nuovo esecutivo avrebbe poi bisogno di una maggioranza parlamentare pronto a sostenerlo.

Una sorta di appello alla responsabilità per rimandare le elezioni almeno al 2020, allo scopo di mettere al riparo il Paese dall’esercizio provvisorio. Non è detto che anche la Lega oltre al Movimento e al centrosinistra alla fine possa accettare questo compromesso.

Chi pure vorrebbe essere della partita in questo caso è Forza Italia, anche se resterebbe da capire chi potrebbe essere il nuovo premier per non parlare dei ministri, con questa ipotesi che di fatto rappresenta l’ultima speranza da parte del Colle per scongiurare un voto immediato.

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