Pensioni, dopo il 2021 cambia tutto: ecco come

Per le pensioni, per chi ha raggiunto i requisiti per quella anticipata, dopo il 2021 potrebbe cambiare tutto. Ma come? Vediamo quali sono le misure in vigore che potrebbero non esserci più fra due anni.

Pensioni, dopo il 2021 cambia tutto: ecco come

Per le pensioni dopo il 2021 cambia tutto o almeno potrebbe cambiare se alcune misure di anticipo pensionistico come Quota 100, al momento confermata con la Legge di Bilancio 2020 fino alla fine del prossimo anno nella sua fase sperimentale, dovessero avere vita ulteriore.

Opzione donna e Ape Sociale, misure anche queste che garantiscono la possibilità di andare in pensione prima, ci sono per quest’anno, ma nulla si sa per quanto riguarda il 2021.

Ecco allora che per i prossimi 2 anni e quindi fino al 31 dicembre 2021 si potrebbe verificare un aumento delle richieste di pensione anticipata da parte di chi, raggiunti i requisiti e nell’incertezza del futuro delle norme, potrebbe decidere di congedarsi prima dal lavoro.

Molti potrebbero farlo anche all’ultimo momento essendo valida la cristallizzazione del diritto alla pensione anticipata e scongiurare così il rischio di andare in pensione a 67 anni.

Infatti la Legge Fornero ha portato a 67 anni il requisito per il raggiungimento della pensione di vecchiaia sulla base dell’adeguamento alle aspettative di vita. Vediamo allora, nel rischio che dopo il 2021 possa cambiare tutto, quali sono tutte le opzioni per andare in pensione quest’anno.

Pensioni, dopo il 2021 cambia tutto: le opzioni possibili oggi

MisuraEtàContributiAnno di nascitaCondizioni
Quota 100 62 anni 38 anni 1958 Contributi versati senza interruzioni dai 24 anni di età
Opzione donna 58-59 anni 35 anni 1960-61 Aver raggiunto i requisiti entro il
2019
Pensione anticipata uomini no requisiti età 42 anni e 10 mesi 1957-58 Ipotizzando che abbiano iniziato a lavorare a 20 anni e senza buchi contributivi
Pensione anticipata donne no requisiti età 41 anni e 10 mesi 1959-60 Ipotizzando che abbiano iniziato a lavorare a 20 anni e senza buchi contributivi
Pensione precoci no requisiti età 41 anni 1961 Ipotizzando che abbiano iniziato a lavorare a 18 anni vanno in pensione a 59 se hanno versato sempre i contributi
Pensione lavori usuranti 61 anni e 7 mesi 35 anni 1958-59 Fino a un massimo di 64 anni e 7 mesi
Ape Sociale 63 anni 30 0 36 anni 1957 4 anni di scivolo garantiti fino ai 67 anni per la pensione di vecchiaia

Se per le pensioni si teme che tutto possa cambiare durante e dopo il 2021 vediamo quali sono le opzioni possibili oggi per congedarsi dal mondo del lavoro e scongiurare il traguardo dei 67 anni, come schematizzato in tabella.

Tra le varie opzioni per la pensione anticipata troviamo: Quota 100, Opzione donna, Ape Sociale, ma anche Quota 41, per lavoratori precoci e per lavori usuranti. Ma andiamo per gradi.

Quota 100 è la forma di pensione anticipata che permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi riservata quest’anno ai nati nel 1958 e che abbiano iniziato a versare i contributi, senza interruzioni, quando avevano 24 anni di età.

Opzione donna è la misura confermata dalla Legge di Bilancio 2020 per quest’anno e riservata alle lavoratrici che abbiano compiuto i 58 anni di età (59 per le autonome) e abbiano versato 35 anni di contributi. La misura è per le nate nel 1960 o nel 1961 e che abbiano raggiunto i predetti requisiti entro il 31 dicembre 2019.

La pensione anticipata, conosciuta anche come Quota 41, non prevede alcun requisito di età, ma stabilisce che possano andare in pensione i lavoratori che abbiano 42 anni e 10 mesi di contributi, se maschi, e 41 anni e 10 mesi di contributi se donne. Di conseguenza, ipotizzando che questi lavoratori abbiano iniziato a lavorare a 20 anni di età e abbiano versato i contributi in modo ininterrotto, la misura è aperta agli uomini nati nel 1957 e 1958 e alle donne nate tra il 1958 e il 1959.

C’è la possibilità poi, per i cosiddetti lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni, di andare in pensione anche prima dei 60 anni. Un lavoratore che abbia versato ininterrottamente per 42 anni i contributi e abbia iniziato a lavorare a 18 anni, matura la pensione a 59 anni.

Per chi ha svolto lavori usuranti per la pensione anticipata bisogna aspettare i 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi. Il requisito massimo è di 64 anni e 7 mesi.

Infine Ape Sociale, anch’essa prorogata e confermata al momento ancora solo fino al 2020, e permette di andare in pensione a partire dai 63 anni di età (non è un vero e proprio pensionamento, quanto piuttosto una misura assistenziale) e 30 o 36 anni di contributi.

Questa opzione permette di ricevere un assegno fino al raggiungimento dei 67 anni di età, fino quindi alla pensione di vecchiaia, ed è a oggi riservata, al netto degli altri requisiti, a coloro che sono nati nel 1957.

Ma se queste sono le misure che permettono di andare in pensione prima che qualcosa possa cambiare dopo il 2021, vediamo che l’uscita dal lavoro o meglio la possibilità di ricevere l’assegno non è così immediata. Capiamo il perché.

Per le pensioni anticipate prima del 2021 ci sono delle finestre di uscita

Pensioni anticipate sì prima del 2021 se si possiedono i requisiti, ma l’assegno non è così immediato. Per Quota 100, Opzione donna e tutte le altre misure che abbiamo descritto sopra sono previste delle finestre di uscita, vale a dire un lasso temporale che intercorre tra il raggiungimento dei requisiti, e la domanda di pensione anticipata all’INPS, e la decorrenza della pensione stessa.

  • Quota 100: 6 mesi per i dipendenti pubblici, 3 mesi per i privati;
  • Opzione donna: 12 mesi per le lavoratrici dipendenti, 18 mesi per le autonome;
  • pensione anticipata: 3 mesi;
  • pensione anticipata per lavoratori precoci: 3 mesi.

A vedere le finestre di uscita non tutti i lavoratori e le lavoratrici che avranno raggiunto i requisiti nel 2020 andranno in pensione quest’anno, ma molti dovranno attendere il 2021.

E per chi si sta chiedendo se lavorare durante la finestra d’uscita sia obbligatorio, rispondiamo che no non lo è, ma è consigliabile.

Ricordiamo infatti che nel periodo che intercorre tra la domanda di pensione e la decorrenza della stessa, che può superare anche un anno, l’assegno di pensione non viene corrisposto. Non lavorare in quell’arco temporale significa non avere entrate. Lavorare invece significa avere più contributi per l’assegno di pensione finale.

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