Pensioni: il punto della situazione su Quota 100

La riforma di pensionamento anticipato con Quota 100 vive ancora momenti di incertezza dovuti soprattutto a un’ipotetica maggioranza di governo M5S-Pd che, al momento, non è si ancora sbilanciata sul tema pensioni.

Pensioni: il punto della situazione su Quota 100

Pensione con Quota 100 sembra vicina al patibolo. Nel gioco della politica tutto può succedere, e tutto può cambiare, ma per il momento il destino della riforma pensionistica scudo del programma politico della Lega, è piuttosto incerto.

I due rappresentati di quella che sembra ormai cosa fatta, una maggioranza politica giallorossa, però non stanno davvero affrontando i problemi che si presuppone un governo debba invece risolvere per operare nell’interesse dei cittadini.

Dagli incontri tra M5S e Pd non si sente parlare di lavoro, ma soprattutto non si sente parlare di pensioni. Cosa ne sarà di Quota 100 alla fine della sua sperimentazione? Al momento ci sono solo voci, rumori, ipotesi e possibili scenari.

Sul destino delle pensioni con Quota 100 azzarda un intervento Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali, che seguendo la linea meno amichevole alla riforma del Carroccio, la reputa una misura che ha peccato di frettolosità: di fatto non ha eliminato la legge Fornero e, non guardando alle tante situazioni specifiche dei lavoratori, ne avvantaggia solo una piccola parte.

Pensioni Quota 100, il punto sulla situazione

Quota 100, sin dalla sua nascita, non ha mai visto un pensiero unanime sul suo ruolo e la sua utilità. Dall’altra parte, la riforma del Carroccio che permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi, è stata vista come transitoria dalla Lega stessa; l’idea di Salvini è sempre stata quella di passare da Quota 100 a Quota 41.

Se nemmeno l’Unione Europea si mai detta soddisfatta della riforma, e quindi ipoteticamente felice di una coalizione M5S-Pd che la porterebbe con ogni probabilità a scomparire, è ancora Alberto Brambilla a mettere in luce gli aspetti negativi di Quota 100.

Secondo il Presidente di Itinerari Previdenziali, Quota 100 non solo è penalizzante in generale perché non tiene conto dei casi specifici dei lavoratori, ma in particolare per le donne, già non troppo aiutate da Opzione donna.

Pensando al futuro, prosegue Brambilla, “sia che si vada a elezioni, sia che si formi un governo di legislatura, probabilmente, nel 2020 potrà proseguire Quota 100 ma con interesse sempre minore da parte degli italiani, perché l’80% dei potenziali richiedenti, avendo il 60% della pensione calcolata con il sistema misto, con 62 anni di età avrà un taglio permanente della pensione del 10%”.

Un cambiamento, nell’idea di Brambilla, sarebbe consentire il pensionamento dai 64 anni di età e con almeno 37/38 di contributi, ma prevedendo “per le donne madri un anticipo dei requisiti pari a 8 mesi per ogni figlio con un massimo di 24 mesi”.

Pensioni, i calcoli allarmanti per chi ha 40 anni oggi

Quota 100, e gli otto miliardi di investimenti previsti per il suo proseguo nel 2020, potrebbero insomma essere messi seriamente in discussione dal formarsi di un esecutivo M5S-Pd e che, al suo posto, potrebbe virare per riportare alla ribalta l’uscita garantita con l’Anticipo Pensionistico; o Ape social che permette di andare in pensione a 63 anni.

Se per Quota 100 bisognerà aspettare la nascita di un nuovo governo che dipani dubbi e incertezze sul da farsi, ben più allarmante è la situazione di coloro che, oggi 40enni, con il calcolo della pensione vedono un futuro nero.

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 rientra di fatto nel sistema contributivo puro e, secondo i calcoli, gli odierni 40enni potrebbero vedere la pensione non prima dei 73 anni.

Uno scenario allarmante, ma questo è quanto emerge dai dati dello studio condotto dalla Cgil.

Certo fare una stima precisa sull’età del pensionamento e l’importo dell’assegno per gli odierni 40enni, o giù di lì, è difficile. Come sempre bisogna tener conto di variabili che possono incidere in un qualsiasi senso; si pensi per esempio ai lavoratori con contratto part time.

L’analisi stilata dal sindacato prevede che nel 2035, per andare in pensione poco prima dei 70 anni, saranno necessari un minimo di 20 anni di contributi. Questo per garantire una pensione non inferiore al 1,5 volte l’assegno sociale; in base ai valori 2019 si avrebbe un assegno di 687 euro.

Chi invece, sempre nel 2035, vorrebbe puntare a un pensionamento a 66 anni dovrà contare su 20 di versamenti per arrivare ad un assegno di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale; sempre riferito ai valori 2019 circa 1282 euro.

L’analisi non manca di sottolineare come ci siano categorie più a rischio di altre. Per coloro che hanno un contratto part time, ad esempio, che hanno uno stipendio annuo di 10mila euro e che hanno visto un anno di buco ogni tre di lavoro, l’accesso alla pensione rischi di arrivare non prima dei 73 anni.

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