Opzione Donna, la crisi di governo mette in dubbio il rinnovo

Rinnovo Opzione Donna: la misura previdenziale di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici rischia di saltare a causa della crisi dell’esecutivo.

Opzione Donna, la crisi di governo mette in dubbio il rinnovo

Opzione Donna è a rischio così come Quota 100? Queste sono alcune delle domande che gli italiani hanno iniziato a porsi, non senza una certa apprensione, con l’inizio della crisi dell’esecutivo che ha di fatto mescolato le carte in tavola, creando un senso di incertezza che si riversa soprattutto nel settore previdenziale.

Qui il nostro focus su Opzione Donna

Le misure destinate a favorire il pensionamento anticipato vivono infatti momenti di tensione dato che, l’incerta situazione governativa del Paese, potrebbe di fatto dare un ultimatum a entrambe. Il futuro di Opzione Donna e Quota 100 rischia di essere già segnato.

Un senso di preoccupazione che investe tutti coloro che contano di lasciare il lavoro usufruendo di queste misure. Se il governo dovesse cadere, sarebbe di fatto a rischio la proroga di Opzione Donna per quanto riguarda il 2020 anche per le difficoltà tecniche di riuscire ad approvare la prossima manovra entro il 31 dicembre.

Opzione donna, quali i rischi?

La crisi di governo apre scenari incerti su diversi fronti, ma è quello pensionistico a destare le preoccupazioni maggiori poiché, senza l’appoggio del partito del Carroccio, un nuovo esecutivo potrebbe scegliere strade alternative nel riformare il sistema pensionistico del nostro Paese.

Opzione Donna rimane in particolare un nodo spinoso da sciogliere. La misura, definita tecnicamente come “regime sperimentale donna”, è stata introdotta dalla Legge Maroni del 2004 con l’obiettivo di incentivare uno scivolo di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici donne.

Nello specifico, Opzione Donna può essere richiesta dalle lavoratrici, dipendenti o autonome, che abbiano maturato i requisiti necessari: 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le lavoratrici autonome, che abbiano versato almeno 35 anni di contributi.

Il provvedimento era stato attivato già nel corso della scorsa legislatura ma, per dargli seguito, il governo giallo-verde lo ha rinnovato per il 2019 grazie alla manovra dello scorso anno. La proroga scade però a fine anno, dunque dovrebbe essere rinnovata per continuare a garantire lo scivolo di pensionamento.

Ed ecco il nodo. Opzione Donna necessita di un rinnovo per il 2020 e mentre l’attuale governo M5s-Lega si è sempre detto favorevole alla proroga, lavorando anche su dei miglioramenti della riforma stessa, non è detto che un eventuale nuovo governo sia dello stesso avviso. La misura naviga nell’incertezza, così come le lavoratrici che avrebbero maturato il prossimo anno i requisiti necessari.

Il governo, qualunque esso sarà, si troverà a breve a dover discutere della Legge di bilancio 2020 ed è questo il vero problema per il rinnovo: oltre a dover studiare le coperture necessarie al suo rifinanziamento per l’anno prossimo, il governo dovrà anche anche reperire e inserire i fondi necessari alla salvaguardia dell’Iva.

Un conto salato di oltre 20 miliardi di euro che porterà inevitabilmente qualcuno a rimanere scontento, senza contare il concreto rischio che in caso di elezioni a fine ottobre o novembre non si faccia poi in tempo ad approvare la legge di Bilancio entro la fine dell’anno.

Perché Quota 100 rischia meno

Un discorso diverso da Opzione Donna quello di Quota 100, l’altra grande misura di pensionamento anticipato che permette di andare in pensione avendo maturato 38 anni di contributi versati, con un’età anagrafica di 62 anni.

Il pilastro dell’esecutivo giallo-verde, fortemente voluto dalla Lega, non dovrebbe correre rischi particolari. Si tratta infatti di una norma che è stata varata per tre anni, fino al 2021, e le coperture sono già state approvate nella Legge di bilancio 2019, per questo non dovrebbe subire variazioni. Spetterà infatti al governo in carica nel 2021 la decisione sul rinnovare o meno la misura di Quota 100.

Proprio sul fronte rinnovo futuro Salvini ha speso parole incoraggianti in più di un’occasione. Il leader leghista si è infatti detto convinto della futura sostituzione di Quota 100 con Quota 41: per andare in pensione servirebbero cioè solo 41 anni di contributi, senza imposizioni di età anagrafica.

Il vicepremier della Lega ha ribadito che l’obiettivo Quota 41 è uno dei punti fondamentali del programma del Carroccio per la prossima tornata elettorale. “Il prossimo governo arriverà all’obiettivo che dopo 41 anni di fabbrica e lavoro, la pensione e un sacrosanto diritto", ha affermato il ministro degli Interni parlando durante il comizio di Peschici del suo tour estivo.

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