Opzione Donna 2020, rinnovo o addio?

Rinnovo Opzione Donna: la misura di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici che hanno maturato i requisiti necessari non trova ancora risposta nelle idee del nuovo governo giallorosso. Quale sarà il suo futuro?

Opzione Donna 2020, rinnovo o addio?

Opzione Donna, proroga o addio? Dopo il sì votato sulla piattaforma Rousseau, che ha decretato come vincente l’esecutivo formato da Partito democratico e Movimento 5 Stelle, il tema pensioni è ancora un argomento taboo.

Il nuovo governo giallorosso, da ieri ufficialmente approvato dagli elettori pentastellati, ha infatti pubblicato una prima bozza del programma di governo dove tuttavia a mancare è proprio il tema caldo delle pensioni.

Opzione Donna e Quota 100, le misure destinate a favorire il pensionamento anticipato, vivono infatti momenti di tensione dato che il nuovo governo potrebbe di fatto dare un ultimatum a entrambe.

Se per Quota 100 l’idea più accreditata è un graduale passaggio a una riforma che entri in vigore dopo il periodo sperimentale in scadenza nel 2021, per Opzione Donna le cose sono decisamente più incerte.

La misura di pensionamento anticipato per le donne che hanno maturato 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi, è infatti in scadenza per il prossimo 31 dicembre 2019 e, senza un rinnovo da parte del nuovo esecutivo, non continuerà a operare.

Qui il focus su Opzione Donna di Money.it

Sono quindi soprattutto le lavoratrici a maturare i dubbi più grandi sulle loro possibilità di andare in pensione anticipatamente dato che, di Opzione Donna, non c’è nessuna traccia sul tavolo del nuovo esecutivo.

Opzione donna, perché è a rischio?

Il nuovo governo formato da Pd e M5S apre scenari incerti su diversi fronti, ma è quello pensionistico a destare le preoccupazioni maggiori poiché, senza l’appoggio del partito del Carroccio, il nuovo esecutivo potrebbe scegliere strade alternative nel riformare il sistema pensionistico del nostro Paese.

Opzione Donna rimane in particolare un nodo spinoso da sciogliere. La misura, definita tecnicamente come “regime sperimentale donna”, è stata introdotta dalla Legge Maroni del 2004 con l’obiettivo di incentivare uno scivolo di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici donne.

Nello specifico, Opzione Donna può essere richiesta dalle lavoratrici, dipendenti o autonome, che abbiano maturato i requisiti necessari: 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le lavoratrici autonome, che abbiano versato almeno 35 anni di contributi.

Il provvedimento era stato attivato già nel corso della scorsa legislatura ma, per dargli seguito, il governo giallo-verde lo ha rinnovato per il 2019 grazie alla manovra dello scorso anno.

La proroga scade però a fine anno, 31 dicembre 2019, dunque dovrebbe essere rinnovata per continuare a garantire lo scivolo di pensionamento.

Ed ecco il nodo. Opzione Donna necessita di un rinnovo per il 2020 e mentre l’ex governo gialloverde si è sempre detto favorevole alla proroga, il nuovo governo potrebbe non essere dello stesso avviso. La misura naviga nell’incertezza, così come le lavoratrici che avrebbero maturato il prossimo anno i requisiti necessari.

Il nuovo governo si troverà a breve a dover discutere della Legge di bilancio 2020 ed è questo il vero problema per il rinnovo: oltre a dover studiare le coperture necessarie al suo rifinanziamento per il 2020, il governo dovrà anche anche reperire e inserire i fondi necessari alla stabilizzazione dell’Iva.

Un conto salato di oltre 20 miliardi di euro che porterà inevitabilmente qualcuno a rimanere scontento e, se come le ultime indiscrezioni riportano, Quota 100 sopravviverà fino alla sua naturale estinzione, Opzione Donna rimane un’incognita.

Quota 100 al sicuro fino al 2021

Un discorso diverso da Opzione Donna quello di Quota 100, l’altra grande misura di pensionamento anticipato che permette di andare in pensione avendo maturato 38 anni di contributi versati, con un’età anagrafica di 62 anni.

Il pilastro dell’esecutivo gialloverde, fortemente voluto dalla Lega, non dovrebbe correre rischi particolari. Si tratta infatti di una norma che è stata varata per tre anni, fino al 2021, e le coperture sono già state approvate nella Legge di bilancio 2019.

Secondo le ultime indiscrezioni emerse dal tavolo giallorosso, Quota 100 virerebbe verso un graduale depotenziamento fino alla conclusione del suo percorso sperimentale nel 2021.

Dem e grillini vagliano la possibilità di innalzare l’età anagrafica di accesso alla misura di Quota 100 passando da 62 a 64 anni di età e, nel contempo riducendo i contributi a 36 anni.

Tutto ciò in favore di un potenziamento dell’Ape Social e di una possibile reintroduzione dell’aspettativa di vita per coloro che optano per il pensionamento anticipato; strumento che era stato cancellato proprio dall’introduzione di Quota 100.

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