Pensione quota 41 precoci: l’irrazionalità dei requisiti per disoccupati

Lorenzo Rubini

13 Aprile 2021 - 10:51

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Per un disoccupato non basta essere privo di occupazione e aver percepito della Naspi per l’accesso alla pensione precoci.

Pensione quota 41 precoci: l'irrazionalità dei requisiti per disoccupati

La pensione quota 41, quella dedicata esclusivamente ai lavoratori precoci, pone diversi paletti per poter accedere alla quiescenza. Uno in particolare, richiesto ai lavoratori precoci disoccupati, appare agli occhi dei lavoratori incomprensibile.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Salve, chiedo cortesemente di poter avere una spiegazione al mio problema. Ho 1133 (41,1)settimane contributive, prima del 19 anno di età circa 82 settimane lavorative contributivo, un anno di militare di leva con missione di forza nazionale di pace in Libano, Beirut. Riconosciuti benefici amianto x esposizione. Disoccupato da maggio 2020,licenziamento collettivo nel 2017,percepito naspi x 2 anni, nel periodo naspi lavorato x brevi periodi saltuariamente con contratti determinati, quindi mi rivolgo ad un patronato, faccio domanda di pensione precoce dopo tre mesi da disoccupato, attendo altri tre mesi e mi rispondono che viene respinta perché nel periodo dei contratti termine li ho rispettati con le scadenze, se invece mi avessero licenziato rientravo nel discorso precoce. Al momento ho fatto domanda REM reddito emergenza. Tra periodo COVID, e per l’età non si riesce a trovare un lavoro. Ma io vi chiedo se ho sbagliato io, oppure se questa riforma sia sbagliata? Facendo ricorso potrei uscirne senza dover pagare nulla, visto il mio stato attuale di disagio. Grazie, chiedo.”

Pensione precoci 41 anni disoccupati

La normativa della pensione anticipata precoci, cosiddetta quota 41, che consente il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età prevede regole e paletti ben precisi. Per chi deve accedere come disoccupato è necessario il rispetto delle seguenti condizioni:

  • aver versato almeno 12 mesi di contributi derivanti da lavoro prima del compimento dei 19 anni
  • aver maturato almeno 41 anni di contributi
  • trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento ed aver terminato di fruire dell’intera indennità di disoccupazione spettante da almeno 3 mesi.

Non possono accedere alla quota 41, quindi, coloro sono disoccupati per scadenza contratto a termine. E questo era noto. Ma non possono accedere neanche coloro che, pur essendo stati licenziati e avendo percepito o percependo la Naspi accettano un lavoro con contratto a tempo determinato.

A determinare lo stato di disoccupazione, infatti, è sempre l’ultima occupazione. Accettando contratti a tempo determinato dopo il licenziamento, quindi, si perde il diritto di accesso alla quota 41

Ha sbagliato lei, quindi, che non sapendo questo piccolo particolare ha accettato contratti di lavoro a termine durante la fruizione della Naspi. Ma in un certo senso è sbagliata anche la norma perché istiga il lavoratore che ne ha l’opportunità a non accettare contratti di lavoro pur di non perdere il diritto all’accesso alla pensione quota 41, un diritto che a mio avviso dovrebbe restare acquisito, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo dove il lavoro è determinante, anche accettando un rapporto di lavoro a scadenza.

Un disoccupato, infatti, sia da contratto a tempo indeterminato che da contratto a tempo determinato è pur sempre un disoccupato. Ma purtroppo per l’accesso alla quota 41 non conta il mio parere o il suo, conta quello che prevede la legge e avendo accettato un contratto a termine dopo il licenziamento unico modo di pensionarsi con la quota 41 che ha è quello di cercare un nuovo lavoro e fare in modo di essere licenziato, percepire di nuovo la Naspi spettante e, solo dopo, presentare domanda di pensione.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

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