Sempre meno italiani vanno in pensione: i dati INPS preoccupano

L’equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia per uomini e donne avvenuto nel 2018 ha comportato un calo dei trattamenti previdenziali liquidati dall’INPS. Cresce la preoccupazione per il 2019, ma Quota 100 potrebbe essere la soluzione.

Sempre meno italiani vanno in pensione: i dati INPS preoccupano

Sono sempre meno le pensioni liquidate dall’INPS; lo confermano i dati riferiti al primo semestre del 2018 pubblicati dall’Istituto, secondo i quali le pensione liquidate quest’anno sono 228 mila. Lo scorso anno nello stesso periodo le pensioni liquidate erano 251.708, quindi c’è stata una riduzione di circa il 10%.

Il calo maggiore ha riguardato il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, il più consistente tra i fondi INPS, per il quale è stato liquidato il 24,6% di pensioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

Il motivo che si cela dietro a questo calo non fa ben sperare per il futuro: il problema, infatti, è che quest’anno sia nel settore privato che per i lavoratori autonomi è scattata l’equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia per uomini e donne, con l’età pensionabile che è stata fissata a 66 anni e 7 mesi.

I dati ci dicono che nel primo semestre dell’anno (i rilevamenti fanno riferimento al 2 luglio) le pensioni anticipate liquidate sono state più di quelle di vecchiaia: 63.330 contro 58.356. Il dato è l’inverso di quello rilevato nel 2017, quando invece erano le pensioni di vecchiaia (202.460) ad essere di più di quelle anticipate (153.541).

La causa di questo cambio di trend è chiara: tra il 2017 e il 2018 i requisiti per la pensione anticipata sono rimasti invariati, mentre quelli della pensione di vecchiaia, come anticipato, sono stati aumentati (per le sole donne).

Preoccupa il 2019: Quota 100 la soluzione?

Se è bastata l’equiparazione dei requisiti per uomini e donne a far calare così tanto le pensioni liquidate, figuriamoci cosa succederà il prossimo anno quando tutti i requisiti per la pensione saranno incrementati a causa dell’adeguamento con le aspettative di vita (incrementate di 5 mesi). Ricordiamo infatti che nel 2019 l’età per le pensioni di vecchiaia (compresa quella contributiva) verrà incrementata di 3 mesi, mentre il requisito contributivo delle pensioni anticipate (Quota 41 compresa) salirà di 5 mesi.

Ciò porterà inevitabilmente ad un ulteriore peggioramento dei suddetti dati nel 2019, quando le pensioni liquidate potrebbero essere ancora meno di quelle rilevate nel primo semestre del 2018.

C’è però una variante che dobbiamo considerare: come confermato da Matteo Salvini, nella Legge di Bilancio 2019 saranno stanziate le risorse per introdurre la Quota 100 per coloro che hanno un’età minima di 64 anni, consentendo loro di andare in pensione una volta che il requisito anagrafico sommato a quello contributivo dà come risultato 100.

In questo modo l’uscita dal lavoro potrà essere anticipata di qualche anno, accettando però una penalizzazione sull’importo della pensione che verrebbe ricalcolato interamente con il metodo contributivo.

In calo anche l’assegno sociale

Ma torniamo al report INPS: nel primo semestre del 2018 il calo ha riguardato anche gli assegni sociali, ovvero quella prestazione economica (di importo pari a 453 euro mensili) riconosciuta ai cittadini italiani e stranieri che versano in una condizione economica svantaggiata purché abbiano compiuto i 66 anni e 7 mesi di età.

In questo caso si è passati da 39.063 assegni liquidati nel 2017 a 10.332 nel 2018; il calo è stato più sostanzioso perché l’età anagrafica per richiederlo è stata incrementata di un anno.

Ricordiamo a tal proposito che per richiedere l’assegno sociale non è sufficiente avere 66 anni e 7 mesi di età; come anticipato, infatti, questo è riconosciuto solamente ai cittadini che si trovano in difficoltà economica, ovvero che hanno un reddito annuo inferiore ai 5.889 euro, 11.778 euro se coniugati.

Meno italiani in pensione, ma importi più alti

Nel 2018 c’è stata anche la perequazione delle pensioni, con il quale l’importo dei trattamenti previdenziali è stato incrementato così da adeguarsi all’aumento del costo della vita (+1,1%).

Nel dettaglio, dal monitoraggio emerge che l’importo medio mensile delle pensioni è stato pari a 1.084 euro, mentre per l’intero 2017 era stato pari a 994 euro (1.035 per il primo semestre del 2017).

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Argomenti:

Pensione Quota 100 INPS

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