Pensione dopo i 67 anni: chi è a rischio

Simone Micocci

1 Luglio 2021 - 16:30

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67 anni per l’accesso alla pensione possono sembrare troppi, ma c’è chi rischia anche di doverci andare dopo.

Pensione dopo i 67 anni: chi è a rischio

C’è chi ritiene che andare in pensione a 67 anni - come vuole l’età pensionabile - sia troppo tardi. In futuro, però, c’è il rischio che guarderemo a questa età con nostalgia, poiché comunque andremo in pensione sempre più tardi.

Nel dettaglio, se oggi la platea delle persone che va in pensione dopo i 67 anni è limitata, in futuro questa è destinata a crescere. Ragion per cui da tempo i sindacati chiedono di rivedere i requisiti per andare in pensione, partendo da un’età di 62 anni per il collocamento in quiescenza.

Al netto di quello che potrebbe cambiare in futuro, vediamo chi - in base a quelle che sono le regole attuali lasciate in eredità dalla Legge Fornero - rischia di dover andare in pensione dopo i 67 anni.

Pensione dopo i 67 anni: chi oggi è a rischio

Oggi serve aver compiuto il 67° anno di età per poter accedere alla pensione di vecchiaia. Non è, però, l’unico requisito da soddisfare: serve, infatti, aver maturato nel contempo almeno 20 anni di contributi.

Chi, quindi, all’età di 67 anni non soddisfa questo requisito contributivo non può accedere alla pensione di vecchiaia. Cosa fare allora? O continua a lavorare fino a quando non raggiunge i 20 anni richiesti, oppure dovrà necessariamente rinunciare all’idea di poter andare in pensione.

Non è possibile, infatti, andare in pensione con meno di 20 anni di contributi, eccetto il caso in cui:

  • si hanno contributi riferiti solamente al periodo successivo al 1° gennaio 1996. Questi - i cosiddetti contributivi puri - possono comunque andare in pensione con 5 anni di contributi, ma solo al compimento dei 71 anni di età.

Ma attenzione, perché i contributivi puri rischiano di dover andare in pensione dopo i 67 anni anche nel caso in cui abbiano maturato 20 anni di contributi. Oltre al requisito anagrafico e contributivo, infatti, la legge ne prevede un altro - di tipo economico - per coloro che non possono vantare contributi entro il 31 dicembre 1995. Questi, infatti, per andare in pensione a 67 anni devono anche aver maturato un assegno di pensione pari o superiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Senza soddisfare questa condizione bisognerà ritardare la data del pensionamento, fino a quando:

  • non si soddisfa la condizione economica per accedere alla pensione di vecchiaia;
  • non si compiono i 71 anni di età, in quanto per l’opzione contributiva della pensione di vecchiaia non è richiesto alcun requisito economico.

Pensione dopo i 67 anni: in futuro anche con 20 anni di contributi

Solo chi andrà in pensione entro il 2022 avrà la certezza di poterci andare a 67 anni. Questo requisito, infatti, è soggetto all’adeguamento con le speranze di vita, il quale - come disposto dalla Legge Fornero - è in programma ogni due anni.

Il prossimo appuntamento è previsto appunto per il 1° gennaio 2023, quando dovrebbe esserci un aumento di 3 mesi dell’età pensionabile.

Poi un altro nel 2025 e un altro ancora nel 2027, e così via. Solo le conseguenze del Covid sulle speranze di vita potrebbero rallentare questo processo, anche se comunque, secondo quanto stimato dagli esperti, già nel 2030 potrebbe esserci un aumento fino ai 68 anni di età.

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